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 2017  maggio 14 Domenica calendario

Intervista a Serena Grandi: «Tinto Brass? Io lo adoro Sorrentino mi ha cambiata»

Dieta sì, rimpianti mai, e, per carità, nessun pentimento, nessuna confessione accorata in cui rivelare di aver sofferto tanto per essersi mostrata senza veli nei film di Tinto Brass. Se oggi Serena Grandi ha una bella voce allegra, una risata piena e un modo ottimista di guardare la vita, è perchè ha seguito queste poche semplici regole. Un manuale che l’ha fatta riemergere da diverse tempeste esistenziali come il divorzio da Beppe Ercole e il coinvolgimento (con arresto, 2003) in una storia di droga con cui in realtà non aveva nulla a che fare: «Ho sempre fatto quello che mi è piaciuto e non ho mai sentito di dover rimpiangere nulla. Vado avanti, voglio girare il mondo, ho tante cose da fare».
Per ora torna sul grande schermo con due film, My Italy di Bruno Colella (nelle sale dal 18) e Due uomini, quattro donne, una mucca depressa» di Anna Di Francisca (in uscita l’8 giugno).
E dire che tempo fa aveva deciso di abbandonare le scene.
«È vero, avevo voglia di tornare in Romagna per sentire l’odore di salsedine e vedere gli ombrelloni sulla spiaggia. Così ho aperto la Locanda di Miranda, ma forse era presto per una decisione così. Appena l’ho presa, ho ricominciato a lavorare. Prima La grande bellezza, poi il teatro, poi ancora cinema. Il ristorante l’ho dato in gestione».
Che cosa le ha lasciato l’esperienza della «Grande bellezza»?
«Ho riflettuto sul ruolo che Sorrentino mi aveva affidato, un’ex soubrette della tv che tenta di rientrare nel giro, una che non si stupisce più di nulla. Ho metabolizzato la parte, mi sono detta: “Sei troppo intelligente per vivere così” e mi è venuta voglia di scappare a casa».
La scelta aveva a che fare con la vicenda giudiziaria del 2003?
«Sì, Roma mi ha amata e mi ha dato tanto, soprattutto negli Anni 80, quando era molto diversa, ma in altri momenti è stata pesante. Quell’episodio mi aveva fatto chiudere in me stessa, avevo paura della gente, non uscivo più di casa».
Quanto si è divertita a recitare in «My Italy»?
«Sono un’ex attrice dalle molte occasioni perdute, che sta diventando buddista. Colella mi ha fatto girare senza rete, senza trucco, senza niente. Quando mi sono rivista mi sono spaventata, un po’ come dopo La
grande bellezza. Poi mi sono ripresa, è stata l’occasione di lavorare con artisti straordinari, capaci di fare cinema con niente».
E con Anna Di Francisca?
«Faccio una cameriera che decide di entrare in un coro. È stata una bellissima esperienza».
È diventata famosa grazie a Tinto Brass. E non l’ha rinnegato.
«Rinnegare cosa? Io Brass lo adoro. Detesto certe false pruderie. Il cinema è finzione. Con Tinto ho iniziato la carriera, mi ha insegnato tanto e mi dispiace che non stia bene. Ero legata anche a sua moglie Tinta, venne alla presentazione del mio libro quando stava già molto male. Non lo dimenticherò mai».
L’altro suo incontro fondamentale è stato con Pupi Avati.
«Pupi ha un posto importante nel mio cuore. La mia seconda famiglia è quella degli Avati».
L’età che avanza è sempre un problema. Lei come reagisce?
«Sto cercando di elaborare la vecchiaia, ma non è per niente facile. È dura vedere che certe cose non sono più come prima... Però finora niente bisturi, ci sono attrici che si sono rovinate, non si riconoscono più».
Come si tiene in forma?
«Lunghe camminate, dieta, minestroni, petti di pollo. E cioccolata, ma solo qualche volta».
È vero che si risposa?
«Sì, dovevo risposarmi il 23 marzo, nel giorno del mio compleanno, ma mi hanno chiamata in teatro per fare Molto rumore per nulla, con la regia di Domenico Pantano. Ho spostato la data. In effetti qualche perplessità ce l’avevo».