La Stampa, 14 maggio 2017
L’intervista a Bergoglio sul volo di ritorno da Fatima: «Medjugorje? La Madonna non è un ufficio telegrafico che manda sempre messaggi»
«Preferisco la Madonna Madre a quella che fa capo di ufficio telegrafico che ogni giorno invia un messaggio». Francesco di ritorno da Fatima risponde a una domanda sulle apparizioni mariane di Medjugorje: esprime – come aveva già fatto – dei dubbi sulla continuazione quotidiana del fenomeno e dei continui messaggi, ma rivela anche le conclusioni della commissione guidata dal cardinale Ruini, che si è espressa in modo sostanzialmente positivo sull’inizio del fenomeno, distinguendo le prime apparizioni dell’estate 1981 da quelle degli anni successivi.
Che cosa pensa del fenomeno Medjugorje?
«Tutte le apparizioni o le presunte apparizioni appartengono alla sfera privata, non sono parte del magistero pubblico ordinario. Per Medjugorje, Benedetto XVI aveva istituito una commissione presieduta dal cardinale Ruini e composta di bravi teologi, vescovi e cardinali. La relazione della commissione è molto, molto buona. La relazione Ruini afferma che si devono distinguere le prime apparizioni, quando i veggenti erano ragazzi, e dice che si deve continuare a investigare quelle. Sulle presunte apparizioni attuali, la relazione presenta i suoi dubbi. Io personalmente sono più cattivo, preferisco la Madonna madre che non la Madonna capo di ufficio telegrafico che ogni giorno invia un messaggio. E queste presunte apparizioni non hanno tanto valore: questo lo dico come opinione personale. C’è chi pensa che la Madonna dica: venite, quel tal giorno alla tal ora darò un messaggio a quel veggente. Poi, terzo punto, c’è il fatto spirituale e pastorale, il nocciolo della relazione: gente che si converte, che incontra Dio, che cambia vita. E questo non grazie a una bacchetta magica. Questo fatto non si può negare. Per valutare questo, ho nominato un vescovo bravo (monsignor Hoser, ndr) che ha l’esperienza per occuparsi della parte pastorale. Alla fine si dirà qualche parola».
Lei sta per incontrare il presidente Donald Trump, che vuole costruire muri e che non la pensa come lei su ambiente e migranti. Che cosa si aspetta?
«Non mi faccio mai un giudizio su una persona senza ascoltarla. Lui dirà quello che pensa e io dirò quello che penso. Sui migranti sapete bene che cosa penso. Sempre ci sono porte che non sono del tutto chiuse, bisogna cercare quelle che siano almeno un po’ aperte, bisogna parlare su ciò che c’è di comune e andare avanti passo dopo passo. La pace è artigianale, si fa ogni giorno. Anche l’amicizia tra le persone, la conoscenza mutua, la stima reciproca è artigianale, si fa quotidianamente. Serve rispetto dell’altro e dire ciò che si pensa in modo molto sincero».
Spera che dopo l’incontro il Presidente Trump ammorbidirà le sue politiche?
«Questo è un calcolo politico che non mi permetto di fare… E sapete che sul piano religioso non faccio proselitismo».
Le Ong che salvano i migranti in mare sono state accusate di collusione con gli scafisti trafficanti di uomini. Che cosa ne pensa?
«Ho letto sul giornale che c’era questo problema, ma ancora non conosco i dettagli e per questo non posso esprimere opinioni. So che c’è un problema e che le indagini vanno avanti. Mi auguro che vadano avanti e che venga fuori tutta la verità».
Marie Collins, membro della commissione per la tutela dei minori, si è dimessa perché in Vaticano non mettevano in pratica i suggerimenti della commissione. Di chi è la responsabilità?
«Marie Collins mi ha spiegato bene la cosa, ho parlato con lei, è una brava donna. Continuerà a lavorare nella formazione con sacerdoti su questo punto. Ha rivolto questa accusa e un po’ di ragione ce l’ha perché ci sono tanti casi in ritardo perché si accumulano. In questo tempo si è dovuto fare la legislazione: oggi in quasi tutte le diocesi c’è un protocollo da seguire, i dossier vengono fatti bene, è un progresso grande. C’è poca gente, c’è bisogno di più personale capace di seguire i casi. Poi c’è un problema: quando la Congregazione dimetteva un sacerdote dallo stato clericale, se lui faceva ricorso, il caso veniva studiato dalla stessa Feria IV, la riunione mensile della Congregazione. Ho creato un nuovo tribunale per l’appello e ho messo a capo di questo una persona fuori discussione, l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna, tra i più forti contro gli abusi. Se viene confermata la prima sentenza, il caso è finito, il sacerdote ha solo la possibilità di appellarsi al Papa per chiedere la grazia: mai ho firmato una grazia. Marie Collins ha ragione, ma noi eravamo sulla strada giusta, ci sono duemila casi accumulati in attesa».
Nel Portogallo cattolico si istituisce il matrimonio gay e la depenalizzazione dell’aborto, come pure l’eutanasia…
«È un problema politico, e della coscienza cattolica che a volte non è di appartenenza totale alla Chiesa. Dietro a questo c’è la mancanza di una catechesi ben fatta. Ci sono zone, in Italia e in America Latina, ad esempio, in cui sono molto cattolici e allo stesso tempo anticlericali e mangiapreti. Mi preoccupa. Però dico ai sacerdoti: è il clericalismo che allontana la gente. Il clericalismo è una peste nella Chiesa».