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 2017  maggio 13 Sabato calendario

Nelle scuole tornano le lezioni di calligrafia

La bella scrittura è un’arte. Tempo fa, le lezioni di calligrafia,con inchiostro e pennino, erano parte integrante dei programmi scolastici. Negli anni, la materia è scomparsa. Ora, con l’avvento del digitale, i bambini rischiano di perdere manualità e affinità con la grafia. Per evitare che accada, a Trento c’è un maestro elementare in pensione che, basandosi su studi medievali, ha reintrodotto i corsi di calligrafia a scuola.
A rivolgersi a lui sono state alcunecolleghe, preoccupate perché i bambini non riuscivano più a scrivere in corsivo.Vincenzo Rizzonelliha risposto alla chiamata. Da quel momento, si presenta in classe con inchiostro e pennino. Come ai vecchi tempi. Il docente trentino ha alle spalle 35anni d’insegnamento. Dopo aver chiuso libri e registri s’è dedicato a raccogliere salmi della Bibbia e del Vangelo. Rizzonelli, però, non s’accontenta di riprodurre le miniature, ma le riscrive basandosi sui tratti medievali, con capilettera armonici e uno stile elegante. Una tecnica che, nelle scuole di oggi, s’è persa.
«Siamo sull’orlo del baratro: nonsi tratta solo degli alunni che non sanno più scrivere, ma sono gli stessi insegnanti che, a loro volta, non hanno imparato la bella scrittura», ha spiegato Rizzonelli alCorriere delle Alpi. «Eppure, la materia, introdotta ai tempi di Giuseppe II, che allora si chiamava abilità della lettura e della scrittura, era alla base della scuola». «Sino agli anni 60», ha proseguitol’ex insegnante, «gli alunni delle elementari hanno scritto con la penna e il pennino, poi il declino della calligrafia è iniziato con la biro. Sino a quando, nel 1985, la dicitura disegno e bella scrittura è stata sostituita con educazione all’immagine. Il problema è che non si scrive più nemmeno sulla lavagna, perché ci sono quelle digitali».
Alcune maestre se ne sono accorte. E hanno invitato Rizzonelli a insegnare calligrafia ai loro studenti. «Quando arrivo in classe», ha raccontato, «dico agli alunni che voglio insegnare loro il bello. Mi chiedono: perché, noi siamo brutti? All’inizio, scrivo il mio nome sulla lavagna in stampatello, poi in corsivo, per far vedere la differenza. E sono loro i primi a capire che lo stampatello è tutto uguale, mentre il corsivo esprime l’aspetto psicologico del singolo».
Penna e pennino, secondo l’ex maestro, aiutano a esprimere i pensieri e permettono di riflettere e concentrarsi di più. «In classe porto pennini e inchiostri», ha sottolineato Rizzonelli. «Per far capire agli alunni che cosa vuol dire il bello, porto riproduzioni di capilettera prese da codici amanuensi che ho recuperato dai siti della Biblioteca Vaticana, della British Library e della Bayerishe Staatsbibliothek», una delle biblioteche statali più grandi della Germania. «Poi, distribuisco alcuni foglicon una gabbia in cui c’è lo spazio per il capolettera e le righe per scrivere in corsivo. Ai bambini piace molto. Quando si applicano alla bella scrittura non vola una mosca. Così s’abituano alla concentrazione e si prendono il tempo necessario per riprodurre un testo che poi rimane loro. Ritengo che sia istruttivo, proprio perché questo metodo stimola una riflessione maggiore». Così, l’ex maestro elementare insegna ai bambini l’arte perduta della bella scrittura.