La Stampa, 13 maggio 2017
La sicurezza scippata ai populisti
«Protezione» è una delle parole-chiave del discorso che Macron ha pronunciato domenica sera davanti alla piramide del Louvre. Non certo per caso: alla politica democratica i cittadini chiedono protezione, non soltanto in Francia, forse più di ogni altra cosa. E la sgradevole sensazione che questa richiesta non possa esser soddisfatta, che nessuno sia più in grado di offrire protezione, è quel che gonfia le vele dei partiti sovranisti. Protezione: più facile a dirsi che a farsi. Perché, per poterla offrire in maniera persuasiva, la politica deve dare l’impressione di saper controllare i processi storici. L’impressione, insomma, di avere non soltanto la volontà, ma anche la forza di proteggere.
Quale politico, nell’Europa di oggi, può mostrare ai propri elettori di essere in controllo? Due donne, soprattutto: il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier britannico Theresa May. Hanno saputo mantenere il controllo politico sulle istituzioni dei rispettivi Paesi, innanzitutto.
E se riusciranno a vincere le prossime elezioni – largamente probabile per May, non impossibile per Merkel – potranno consolidare questo controllo per vari anni ancora.
Se sia Merkel sia May danno l’impressione di essere in controllo, poi, è anche perché le nazioni che esse governano sembrano poter esercitare un certo controllo sulla scena globale. In due forme diametralmente opposte: nel caso di Merkel perché la Germania ha un ruolo egemone all’interno dell’Unione Europea; nel caso di May perché la Gran Bretagna è uscita dall’Ue. E poco conta, per il momento, che in questo secondo caso l’apparenza del controllo possa rivelarsi alla lunga un’illusione. Morale? Il partito sovranista tedesco, Alternative für Deutschland, nei sondaggi è sotto il dieci per cento. E il partito sovranista britannico, lo Uk Independence Party, è in via d’estinzione.
Chi pensa in Italia che la politica sia in controllo, o che possa esserlo dopo le prossime elezioni? La risposta purtroppo è: fra i sani di mente, nessuno. Anche il controllo che manca al di qua delle Alpi, così come quello presente al di là, ha un profilo esterno e uno interno. All’interno il controllo manca, come sappiamo ormai fin troppo bene, perché in Italia le istituzioni non sono state riformate e il sistema politico è rissoso e frammentato. All’esterno, perché un Paese politicamente fragile conta poco in Europa. E soprattutto, perché il secondo debito pubblico del mondo per percentuale di Pil ci mette alla mercé di decisioni prese altrove. Movimento 5 stelle, Lega e Fratelli d’Italia sentitamente ringraziano.
Il neopresidente francese Macron è a metà fra l’Italia da un lato, Regno Unito e Germania dall’altro. La sua scommessa, assai difficile, è quella di riuscire a spostarsi sempre più verso il polo del controllo, e di poter così mantenere la promessa di protezione che ha fatto ai propri concittadini. Pure lui questo controllo dovrà garantirselo innanzitutto entro i confini nazionali. La strategia politicamente trasversale che sta seguendo, finalizzata a smontare le forze tradizionali e rimontarle a proprio favore, ha proprio questo scopo. Bisognerà vedere però se quest’operazione sarà sufficiente a dargli prima una maggioranza nell’assemblea nazionale, e poi la forza d’intraprendere un percorso riformistico ambizioso e tutt’altro che indolore.
Soltanto se riuscirà a consolidare il controllo in patria, Macron potrà poi tentare di dare ai suoi concittadini il senso di averlo riconquistato in Europa. Un’operazione ancora più complessa della precedente: archiviati assai rapidamente i festeggiamenti per lo scampato pericolo Le Pen, le proposte di Macron sull’Europa stanno già incontrando, a Bruxelles e a Berlino, dissensi e scetticismo. E tuttavia, nulla di meno d’una Francia forte, protagonista di un’Europa forte, potrà garantire ai francesi che la promessa di protezione sarà mantenuta.
Tutt’altro che definitivamente usciti di scena, i sovranisti stanno a guardare, scommettendo sul fallimento.