Corriere della Sera, 12 maggio 2017
Gianpaolo Scafarto: «Concordai cosa scrivere con Woodcock»
ROMA Sarebbe stato il pm Henry John Woodcock a suggerire al capitano del Noe Gianpaolo Scafarto di dedicare un capitolo dell’informativa sull’inchiesta Consip all’interessamento alle indagini da parte dei Servizi segreti, rivelatosi poi non vero. È stato lo stesso Scafarto a dirlo nel corso dell’interrogatorio dell’altro ieri davanti al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, all’aggiunto Paolo Ielo e al sostituto Mario Palazzi che lo hanno indagato per falso proprio in merito ad alcuni passaggi contenuti nell’informativa, tra i quali quello riferito ai Servizi.
«Io farei così»
Scafarto ha detto che «la necessità di compilare un capitolo specifico, inerente al coinvolgimento di personaggi legati ai servizi segreti, fu a me rappresentata come utile direttamente dal dottor Woodcock», e ha riferito anche le parole precise che il magistrato avrebbe usato: «Mi disse testualmente: al posto vostro farei capitolo autonomo su tali vicende», ha messo a verbale, aggiungendo che «io condivisi» la proposta del pm.
Non si conoscono, per ora, le motivazioni che avrebbero spinto Woodcock a esprimere quel suggerimento. Un’ipotesi plausibile potrebbe essere che il pm, ritenendo reale, in base a quanto gli riferivano i carabinieri, l’interessamento di uomini dei Servizi, avesse intenzione di coprire con omissis tutti i passaggi relativi a quest’argomento, in modo da scongiurare, anche successivamente al deposito degli atti, qualunque rischio di fuga di notizie. Ma non è escluso che i pm romani chiedano in futuro spiegazioni direttamente al loro collega napoletano.
Nell’interrogatorio di mercoledì il capitano Scafarto si è difeso anche dalle contestazioni di altri errori contenuti nella stessa informativa. Oltre a quello già noto in cui attribuisce ad Alfredo Romeo una frase su Renzi pronunciata da Italo Bocchino, gli è stata fatta notare l’errata trascrizione di altre parole di Bocchino (raccolte sempre durante un’intercettazione ambientale): «Il generale Parente è stato nominato all’Aisi da Tiziano Renzi», mentre i successivi accertamenti dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma (ai quali l’ufficio di Pignatone ha affidato le indagini dopo aver ritirato la delega al Noe) hanno accertato che il nome Tiziano non veniva pronunciato, e il riferimento era quindi evidentemente a Matteo Renzi.
E Napoli «frena»
A tutto questo, Scafarto ha replicato chiedendo «scusa per gli errori» e attribuendoli «alla fretta di completare l’informativa» in tempo per un vertice in programma tra le Procure di Roma e Napoli. A sua difesa ha anche spiegato che, proprio per essere preciso nella trascrizione delle intercettazioni, aveva organizzato tre fasi di ascolto successive.
Di lui, però, non si fidano più i magistrati romani, e ora sembra non voler scommettere sul suo operato nemmeno il procuratore facente funzioni di Napoli Nunzio Fragliasso che ieri ha diffuso un comunicato sostenendo che il suo ufficio non si è mai pronunciato «sulla conferma o meno della fiducia» al Noe e a Scafarto, ai quali ha lasciato la delega di indagine sul filone napoletano dell’inchiesta Consip. D’altra parte, aggiunge Fragliasso, confermare o meno la fiducia al Noe «non rientra nelle priorità di questa Procura, il cui unico interesse istituzionale è quello di garantire la validità e l’efficacia delle indagini».