La Stampa, 12 maggio 2017
Bolloré vende a Bolloré per incassare 2,4 miliardi
Bolloré vende a Bolloré. Vivendi, il colosso francese dei media, che in Italia controlla il 24% di Telecom Italia e il 28,8% di Mediaset, ha deciso di acquisire il 60% di Havas, altro gigante made in France, nel settore della pubblicità. Quella quota è attualmente detenuta dal gruppo di Vincent Bolloré, il magnate tuttofare. Che, con poco più del 20% del capitale, è riuscito anche a diventare il «padrone» di Vivendi. Nell’aria da tempo, quest’operazione tra parti correlate serve a Bolloré, che incassa 2,4 miliardi, utili in un momento in cui il suo gruppo, a forza di colpi a ripetizione, si ritrova fortemente indebitato. Ha anche un perché dinastico: dà un ruolo più coerente a Yannick Bolloré, il figlio (e presunto erede), amministratore delegato di Havas e già nel cda di Vivendi. E arriva ora che tutti i Bolloré hanno tirato un sospiro di sollievo: Yannick è amico del neopresidente Emmanuel Macron, la cui elezione ha rallegrato molto anche papà Vincent.
Proprio ieri, a mercati chiusi, Vivendi aveva presentato i dati relativi al primo trimestre dell’anno (fatturato in crescita del 6,9% e +57% per l’utile netto, a 155 milioni). Poi Arnaud de Puyfontaine, a.d.di Vivendi, ha annunciato di aver ricevuto il via libera del cda per l’acquisizione di quel 60% di Havas nelle mani dei Bolloré. Si propongono 9,25 euro per azione, con un premio dell’8,8% sui valori di Borsa (la quotazione di ieri). L’operazione dovrebbe essere finalizzata a fine giugno, senza problemi, visto che è fatta davvero in casa. È possibile che Vivendi proponga la stessa cifra pure ai soci di minoranza del colosso pubblicitario. Del resto Vivendi viaggia sui 10 miliardi l’anno di fatturato, Havas sui due.
«L’operazione permetterà a Havas di beneficiare del know-how di Vivendi nella gestione dei talenti e nella creazione dei contenuti e la loro distribuzione – si legge in un comunicato della media company –. E Havas disporrà di più mezzi finanziari per la sua crescita interna ed esterna, sia in Francia che all’estero». Inusuale, in ogni caso, questo matrimonio tra il mondo dei media e quello della pubblicità (qualcuno a Parigi parla di potenziali conflitti d’interesse).
Alcuni analisti criticano anche le scarse sinergie che si potranno realizzare, mentre Vivendi sottolinea la «complementarietà» dei due gruppi. Già presente nei contenuti, sia musicali (con Universal) che audiovisivi (soprattutto con Canal+), Vivendi ha prima investito nella distribuzione (nel campo delle telecom) e adesso passa alla pubblicità. Soprattutto, Monsieur Bolloré (che se ne andrà nel 2022) razionalizza l’impero intorno al figlio Yannick.