il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2017
Al Bano: «Non mollo: adesso vado da Putin e poi un duetto con Mina»
“Non vedevo l’ora di ricominciare, non so fare il malato”. Al Bano ha riaperto l’agenda dei concerti: lunedì ha recuperato lo show al Teatro Galleria di Legnano, dopodomani si va a Wolfsburg. È di nuovo un “Moto Perpetuo”. “È il mio soprannome da quando ero bambino. Ma il corpo mi ha presentato il conto tutto in una volta”. A dicembre l’infarto, a febbraio l’ischemia. In mezzo un controverso Sanremo. “Stavo facendo le prove per il concerto di Natale, mi portarono al Santo Spirito. Fui operato in anestesia locale, scherzavo con i medici. Dopo l’intervento vedevo amici e parenti preoccupati. E io: ‘perché queste facce da funerale?’. Due stent al cuore, i dottori mi esortavano alla prudenza. Volli andare all’udienza del Papa. Mi ripetevo: se devo morire, meglio in Vaticano che all’ospedale. Da questo Pontefice farei governare anche l’Italia. Al Festival ero in gara, ne avevo accettato i rischi, ma mi stupì non prendere neanche un voto da una giuria di qualità con la Pavone. Mi rituffai subito nella mischia, ma la seconda volta me la sono vista brutta. Ero in viaggio verso casa, mi sentii male, ci fu un consulto telefonico. A Bari e a Lecce mi hanno salvato”.
Da più di cinquant’anni in giro: a Milano aveva “esordito” come cameriere. “C’era questo ristorante vicino al Duomo, lavoravo senza tregua. Ero fidanzato con la nipote del proprietario. Il figlio del direttore ne era innamorato, mi trattava male: ‘Venite dal Sud a fregarci pure le donne!’. Gli rispondevo: ‘Un giorno tornerò qui a mangiare’. Dopo l’uscita di ‘Nel Sole’ mantenni la promessa. Mi sedetti e chiesi il menù”. Poi il Clan di Celentano: “Avevo risposto a un annuncio del maestro Massara. Provini con un blues dei Temptations e un pezzo di Gene Pitney. Adriano lo vedevo solo nelle serate: cantavo prima di lui. Diventavo timido, ma ci rispettavamo”. La ‘prima’ in tv con Baudo a ‘Settevoci’. “Mi tremavano le gambe. Vinsi per quattro settimane, esaurii i pezzi. Facevo saltare l’applausometro. La televisione divenne una casa, per me. Nel ’68 Mina presentava ‘Canzonissima’, era la star; i cantanti in gara fecero sciopero contro di lei. Io mi ribellai. Ancora oggi vorrei duettare con lei. Ci stiamo lavorando su. Da Romina a Mina!”. Con la signora Power sono in vista quattro concerti-evento: il 28 luglio a Roma, il 29 a Chieti, il 6 agosto a Santa Margherita di Pula e l’8 a Cattolica. Più un altro show in Canada, a dicembre. “Mentre il 25 e 26 agosto sarò a Budapest insieme a Putin: lui è il presidente onorario della Federazione di judo, io sono ambasciatore di questo sport. Putin l’ho conosciuto nell’86, quando era al Kgb. Cantai per lui ed Eltsin al Cremlino a San Silvestro 2005”. Ma proprio nessun imbarazzo di fronte a questi personaggi? “Di Vladimir si possono dire tante cose, ma conosce bene il Dna dei russi”. Al Bano è una sorta di testimonial delle crisi nell’Est Europa. “L’ex presidente d’Albania, Bamir Topi mi rivelò che un mio concerto a Tirana, dove avevo cantato ‘Libertà’, aveva dato slancio alla gente per rovesciare la dittatura di Oxha. Mi hanno onorato del passaporto albanese. L’unico rimpianto è non essere stato a Tirana il giorno dell’incontro tra Giovanni Paolo II e Madre Teresa”.
Una fede incrollabile, quella di Al Bano: con un segreto inquietante da confessare. “Spesso ho avvertito attorno a me la presenza del demonio. Liberi di non crederci, ma ho compreso i tormenti di Padre Pio. Per fortuna da qualche anno il diavolo mi lascia in pace. Si è allontanato perché nei momenti più bui ho innalzato attorno a me il castello della preghiera. No, non è autosuggestione”. Satana non ama le belle voci… “In Austria mi esibiii con Carreras e Domingo in un tributo per Franz Lehar. Osservavo i due tenori alle prese con gli spartiti e mi dicevo: ‘Alba’, non hai capito niente, questo era il tuo mondo’. Mario Del Monaco venne in studio mentre registravo ‘Mattinata’ di Leoncavallo. Ho duettato e inciso con la Caballè…”. Invece accusò di plagio Michael Jackson. “Venne a deporre a Roma: mise per iscritto che non avrebbe incontrato nessuno. I suoi avvocati dissero ai miei: ‘Michael non può perdere la causa, si trovi un accordo’. Fu stabilito che avremmo cantato insieme all’Arena di Verona per i bambini maltrattati. Ma due mesi dopo lo accusarono di pedofilia”.