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 2017  maggio 11 Giovedì calendario

Nozze tra Anas e Ferrovie, il regalo da 700 milioni

È una fusione con il trucco quella che stanno allestendo tra Anas e Ferrovie dello Stato. Con l’articolo 49 della manovrina licenziata il 24 aprile il governo ha stabilito che all’azienda delle strade devono essere concessi 700 milioni di euro. Soldi che ufficialmente servono per chiudere la spinosa questione dell’enorme contenzioso accumulato dall’Anas con decine di ditte di costruzione e anche con numerosi dirigenti e dipendenti. Senza il superamento delle controversie legali, del valore teorico di 9 miliardi di euro, la fusione con le Fs non sta in piedi. Ma c’è un piccolo dettaglio: la chiusura del contenzioso era già stata garantita finanziariamente dall’Anas, azienda pubblica al 100 per cento del ministero dell’Economia. E così ora lo Stato si appresta a sborsare soldi per la seconda volta e per la stessa cosa.
All’Anas sostengono che i 700 milioni della manovrina sostituiscono i precedenti pagamenti e non sono aggiuntivi. Le carte, però, dicono un’altra cosa. Nel decreto del governo si stabilisce che Anas è autorizzata “a definire, mediante la sottoscrizione di accordi bonari e/o transazioni giudiziali e stragiudiziali, le controversie con le imprese appaltatrici… nel limite complessivo di 700 milioni di euro”. Ma nel bilancio Anas 2015 già si dava per finanziariamente coperto lo stesso contenzioso. A pagina 155 c’è la tabella di sintesi e nelle pagine precedenti la spiegazione: la differenza tra il totale delle fonti disponibili (21 miliardi e 380 milioni di euro, quasi per intero trasferimenti statali) e il totale degli impegni per lavori (17 miliardi e 840 milioni), cioè una somma pari a un po’ più di 3 miliardi e mezzo “è in grado di garantire la copertura del contenzioso lavori (giudiziale e stragiudiziale)… per la parte già finanziata e pagata (2,33 miliardi di euro a tutto il 31 dicembre 2015 di cui nell’anno 0,8 miliardi) nonché la copertura degli impegni stimati per contenzioso lavori, valutati, per complessivi 1,04 miliardi”. Il che, tradotto dal burocratese significa: abbiamo chiuso la partita del contenzioso con i nostri soldi, cioè con i soldi che lo Stato ci aveva messo a disposizione grazie ai trasferimenti.
Come è possibile che lo stesso Stato ora si auto-infligga un esborso bis? Le risposte possono essere tre. Prima: il bilancio dell’Anas non diceva il vero sul contenzioso e allora per chiudere la faccenda c’è stato bisogno di un ulteriore stanziamento statale. Ma non sarebbe affatto uno scherzo se i dirigenti di un’azienda pubblica avessero messo nero su bianco informazioni farlocche sui conti. Approvato a metà 2016, il bilancio 2015 è il primo firmato da Gianni Vittorio Armani, l’ad subentrato a Pietro Ciucci che si era dovuto dimettere sia per gli scandali sia proprio per l’enorme contenzioso generato e nascosto sotto il tappeto.
Seconda risposta: qualcuno al ministero dell’Economia ha infilato nella Manovrina lo stanziamento senza sapere che Anas aveva già provveduto per conto suo a risolvere la faccenda con il bilancio 2015. Documenti come quello in questione vengono preparati e validati dalla Ragioneria generale dello Stato e seguiti in particolare dall’Ispettorato generale per gli affari economici diretto da Alessandra Dal Verme, che è la cognata del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. E che è anche presidente del collegio sindacale dell’Anas nonostante il palese conflitto di interessi. Possibile che la signora Dal Verme non sapesse che nel bilancio Anas il contenzioso risultava già coperto? A meno che, terza risposta, nonostante le ristrettezze del bilancio statale qualcuno non abbia voluto fare, consapevolmente e con i soldi delle tasse dei cittadini, un bel regalo all’azienda delle strade e all’ad Armani, considerato un manager fidato sia da Gentiloni sia, soprattutto, da Matteo Renzi. Ma a che pro? Forse per facilitare la fusione tra Anas e Fs concedendo alla stessa Anas una bella dote. Facendo finta di ignorare che il matrimonio dovrebbe invece avvenire “senza effetti negativi sui saldi di finanza pubblica”. Alla Camera, il Movimento 5 Stelle presenterà un emendamento al decreto per consentire all’Anac di Raffaele Cantone di valutare ogni singolo pagamento del contenzioso Anas.