la Repubblica, 11 maggio 2017
«E ora anche Berlusconi potrà chiedere lo sconto». Intervista a Gian Ettore Gassani
ROMAIl diritto di famiglia è a una svolta, ne sono convinti gli avvocati matrimonialisti italiani e il presidente dell’Associazione di categoria, Gian Ettore Gassani, spiega i risvolti della sentenza della Cassazione.
Perché parlate di rivoluzione?
«Perché la Suprema Corte ha scardinato un principio consolidato, che costringeva il giudice a calcolare l’assegno divorzile sulla base del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. Finora noi avvocati eravamo costretti a portare in tribunale tutte le carte che dimostravano il tenore di vita, foto di viaggi costosi, le pellicce, i gioielli regalati, proprio perché questo criterio vincolava il giudice a stabilire anche assegni astronomici. Il nuovo orientamento nasce dall’esigenza dei giudici di dimostrare che il matrimonio non è una sistemazione economica ed è un principio che già in passato la Cassazione aveva richiesto».
Se non conta più la possibilità di avere pellicce e gioielli, cosa conterà?
«Si valuterà se la persona è in grado di provvedere da sé, se ha uno stipendio, se ha rendite sufficienti. Da 40 anni l’orientamento era diverso, lo imponeva la legge stessa indicando il “tenore di vita”, ma adesso si invitano i magistrati a valutare diversamente».
Come si stabilisce qual è il tenore di vita dignitoso per chi è abituato al lusso?
«I giudici sono chiamati alla massima elasticità e alla valutazione caso per caso, non sarà possibile una giurisprudenza ottusa che tratti tutti allo stesso modo. Già adesso il giudice tiene fermo il principio della economia territoriale, è chiaro che l’Italia è lunga ed è molto diverso dover pagare un affitto a Milano o a Cefalù. Di sicuro vengono meno le possibilità di donne anche molto giovani che solo per aver sposato il rampollo della grande famiglia o il calciatore famoso possono garantirsi 50mila euro al mese».
Tra le conseguenze ci sarà una revisione del divorzio milionario tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario?
«Penso di sì. Potranno cambiare molte cose non soltanto in quella vicenda, ma in molte dello stesso livello perché questo principio è emesso dalla Suprema corte e i legali di Berlusconi, come quelli di altri, cercheranno di far valere il nuovo principio».
Come matrimonialista è contento della rivoluzione?
«Non sono dispiaciuto né contento, ma mi preme dire che stiamo perdendo l’occasione per introdurre i patti prematrimoniali. Stabiliamo le regole prima, per evitare che ci sia poi una sentenza che cambi tutte le regole del gioco. Negli altri Paesi i patti prematrimoniali sono riconosciuti, da noi no, nonostante in Commissione giustizia sia arenato un un disegno di legge bipartisan che li prevede. Sarebbe il modo migliore di tutelarsi».
Dobbiamo aspettarci una marea di ricorsi?
«No, per i divorzi tra coppie di reddito medio bassi non ci saranno scossoni, perché comunque se ci sono due coniugi che lavorano la donna non ha il mantenimento o la casa per sé ma per i figli. Le fasce deboli della società non sono toccate, e ai figli verrà garantita la continuità».
I giudici si adegueranno subito al nuovo orientamento?
«Sì, questa sentenza non nasce per caso, ha un sapore particolare, quello di voler riportare il matrimonio sul rapporto affettivo, più che sul rapporto economico».