la Repubblica, 11 maggio 2017
L’amaca
Il gossip mette quasi sempre tristezza, ma la strepitosa relazione tra Julian Assange e Pamela Anderson fa eccezione. La differenza mediatica tra i due (la Primula Rossa del web e la diva dei telefilm anni Ottanta) è perfino più grande della differenza anagrafica tra Macron e signora. Sono l’espressione di due evi separati da un abisso tecnologico, culturale e politico, lei maggiorata televisiva, lui maggiorato informatico, lei star delle casalinghe e dei casalinghi, lui eroe dei nerd e dei violatori di archivi, lei in spiaggia lui rinchiuso, lei Baywatch lui Wikileaks, lei bikini lui password, il destino pop che li accomuna è anche l’abisso che li separa, due epoche, due linguaggi, due manifestazioni opposte dello pneuma, impalpabile e pulviscolare quello di Assange, carnale e di taglia forte quello di Anderson. Come se Montalcini si fosse fidanzata con l’Incredibile Hulk, ma sul serio: con scambio di anelli e promessa di matrimonio.
Insomma, la conferma che l’amore esiste, ed è così potente e misterioso da combinare e scombinare a suo piacere. C’è una sola ragione che possa nobilitare il gossip, ed è quando non solleva invidia, ma meraviglia. Quando aiuta ad allargare i pensieri, non a renderli meschini e giudicanti.