Corriere della Sera, 11 maggio 2017
Se agli spagnoli piace tanto la piazza
Riuscirà Emmanuel Macron a resistere alla piazza? È opinione corrente che il presidente eletto francese dovrà affrontare mobilitazioni sociali massicce quando proverà a realizzare alcune delle riforme che ha promesso, soprattutto nel mercato del lavoro: scendere per le strade è normalità a Parigi e le prime manifestazioni ci sono state già lunedì, il giorno dopo la sua vittoria elettorale. L’analisi dei dati, però, potrebbe portargli qualche conforto: se fosse spagnolo, l’opposizione sarebbe probabilmente molto maggiore. Dalia – una società di raccolta e di elaborazione di dati di Berlino, nominata startup più innovativa d’Europa nel 2015 – ha misurato il livello di partecipazione a dimostrazioni di piazza nei sei maggiori Paesi europei e la Spagna è risultata prima di gran lunga; la Francia solo seconda. Il 31% degli spagnoli sostiene che «probabilmente» parteciperà a una manifestazione nei prossimi 12 mesi. Tra chi ha un posto di lavoro fisso la quota sale al 33%. E tra gli studenti si arriva al 42%, unico Paese nel quale la popolazione studentesca si mobilita più della media dei cittadini. Solo nei mesi scorsi, le strade di Madrid hanno visto cortei per migliori condizioni di lavoro, contro l’accordo Ue-Turchia sui rifugiati, contro i femminicidi, contro le corride. L’attivismo dei francesi è più limitato. Il 21% pensa di manifestare almeno una volta nel corso dei prossimi 12 mesi: il 25% di chi ha un posto fisso e il 14% degli studenti. I dati, resi noti ieri, sono stati raccolti in marzo, quindi influenzati da un lungo periodo in cui non c’erano questioni forti su cui mobilitarsi in Francia, data la scarsa attività della presidenza Hollande. Un Macron più coraggioso potrebbe fare aumentare il desiderio di scendere in strada: resta il fatto che la Francia non è la Spagna. È più simile all’Italia dove le quote sono del 20% (popolazione totale), del 23% (lavoratori), del 13% (studenti). Il Paese in cui però gli studenti si mobilitano meno è la Polonia (12%). E i lavoratori a tempo indeterminato meno attivi nelle lotte sono quelli tedeschi (15%) e britannici (12%). Insomma, Macron può avere un conforto dalla Spagna ma forse vorrebbe che la militanza fosse più simile a quella di Germania e Regno Unito: come per molti altri aspetti, l’Esagono è un po’ Nord Europa e un po’ Mediterraneo. Anche questo è probabilmente un bilanciamento che farà parte della sua sfida.