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 2017  maggio 11 Giovedì calendario

Mr. Cibo. Marco Gualtieri, l’uomo che ha portato Obama a Milano per Seeds&Chips. «Nel 2018 Bill Gates»

Non si ricorda il nome dell’importante politico che, quando non aveva ancora 18 anni ed era intervenuto a un evento del Rotary, aveva profetizzato a sua mamma: «Questo ragazzo farà strada». Né avrebbe immaginato che di lì a 30 anni, il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti gli avrebbe detto, «Come on, Marco» e lo avrebbe voluto accanto sulla sua macchina. «Perché è vero che avevo già incontrato Barack Obama, ero stato alcune volte alla Casa Bianca e i Kennedy mi considerano uno di famiglia. Ma l’invito in macchina e la chiacchierata fatta parlando della cultura idroponica che interessa a Michelle, di quanto gli è piaciuto visitare l’Ambrosiana, dei progetti sul futuro, quello mi ha davvero emozionato»: Marco Gualtieri è diventato l’uomo del cibo.  L’ex sconosciuto che, grazie ai suoi rapporti negli States, è in grado di muovere i pezzi da novanta. Non si fermerà al successo della terza edizione di Seeds&Chips e sta già organizzando la prossima (dal 7 al 10 maggio 2018) dove arriveranno i reali di Spagna, l’ex segretario di Stato americano John Kerry e dove sono stati invitati Bill e Melinda Gates. «Spero accettino perché è fondamentale il lavoro della loro Fondazione», anticipa. E si continuerà a volare altissimo.
Marco Gualtieri ha un curriculum normale: 47 anni da compiere, milanese di famiglia milanesissima, studi nelle scuole pubbliche, laurea in Economia e Commercio a Pavia, single «perché, con la vitaccia che faccio, più di tanto non mi sopporta nessuno». A fare la differenza è l’esperienza rotariana del nonno e l’educazione di famiglia che lo porta proprio lì: nei club dei giovani rotariani impara a fare squadra, a prendersi responsabilità, a organizzare piccoli eventi e a parlare in pubblico. Si appassiona al sociale e organizza cene di beneficenza per i bambini oncologici nella prestigiosa Società del Giardino: «Mia sorella più grande mi dava una mano e arrivavano a casa le chiamate dal Comune, dalle aziende e dall’ambasciata. Tutti volevano biglietti per figli e nipoti». Quello che Marco gestisce funziona e nel Rotary macina incarichi su incarichi.
Per i suoi primi lavoretti sfrutta entrature altolocate e parlantina fluida: consegna gli inviti della moda, fa il cameriere negli show room, lo stewart per grandi eventi. Comincia a ragionare sul suo futuro e intuisce «che tutto il bello dell’Italia può diventare un business creando servizi per i turisti». La lampadina si accende durante una vacanza a Madonna di Campiglio: «Leggo sul Corriere di una polemica per le code agli Uffizi e penso che bisogna fare qualcosa sul ticketing». Così comincia a girare, informarsi con chi è nel settore: fino a che ottiene l’esclusiva per le vendita di biglietti online per l’Italia. Siamo nel ‘96: Ticketone nasce così.
Il salto in America arriva quando i Kennedy decidono di aprire in Italia una filiale della Fondazione Robert Kennedy Human Rights. Si affidano a Marialina Marcucci: «La conoscevo per interposta persona e decide che io sono la persona giusta. Io avevo il mito dei fratelli Kennedy, non potevo crederci». Invece, eccolo: incontra Kathleen, poi diventa grandissimo amico di Kerry e in famiglia tutti si affezionano a lui a cominciare da mamma Ethel. «Abbiamo fatto vacanze insieme, sono stato più volte ospite nella casa estiva di famiglia, che Jfk aveva usato per tanti incontri: un posto dove respiri storia e passione».
Il cibo arriva con Expo. Gualtieri viene coinvolto dall’allora sindaco Moratti. All’inizio non ha idee, poi pensa ad una sorta di manifesto da cui nascerà Milano Food Week. Durante il semestre espositivo incontra Sam Kass, il cuoco-guru degli Obama: «Almeno sei persone gli avevano detto che doveva venirmi a cercare e con lui è stata subito sintonia sulle visioni».  Il prossimo progetto è su Seattle, dove vuole creare un ponte fra cibo, innovazione e design: «Seattle perché è la città che sta avendo la maggiore evoluzione negli States». E ancora Seeds&Chips : «Certo che ho perso soldi. Ma io faccio investimenti: ci sono voluti tre anni per far capire al pubblico che questo tema è basilare. Obama ci ha fatto svoltare e adesso Milano è più consapevole del ruolo che potrà giocarsi». Tanta roba, per uno che parlava al Rotary.