Corriere della Sera, 11 maggio 2017
Il medico che disse no
Sulla sua pagina Facebook, dove inneggia alla Resistenza e sorride in foto accanto a un mito immacolato del calcio come Paolino Pulici, il medico idealista Corrado Lauro si rivolge ai compaesani della provincia di Cuneo che hanno esposto il cartello «Questo non è un consiglio, è una minaccia: noi i negri non li vogliamo». E dice loro: non intendo più curarvi, a meno che non siate a rischio immediato di vita. Così a rischio c’è finito lui: oggi in Italia e zone limitrofe non esiste presa di posizione più impopolare.
In un attacco di bontà che a molti devoti sarà parso inconsulto, la parrocchia di Roata Canale si è impegnata ad accogliere ventiquattro africani in fuga da guerra e miseria, scatenando la reazione compatta dei residenti, sfociata in quel cartello razzista che la maggioranza respinge nei toni, ma condivide nella sostanza. Le ragioni del rifiuto sono note e condivisibili: imporre a una piccola comunità un gruppo di stranieri senza lavoro, per lo più giovani e maschi, sconvolge i bioritmi della convivenza e rischia di innescare una serie di reazioni a catena. Il problema è la mancanza di un’alternativa diversa dal rispedirli a morire in patria. Con quel gesto così forte e innaturale – un medico che dice: non vi curo più – il dottor Lauro riporta la questione ai termini essenziali. Non ideologici, semplicemente umani. Minacciando la serrata ai suoi pazienti, li costringe a sentire sulla loro pelle che cosa si prova a stare dall’altra parte, quella dei rifiutati.