Il Messaggero, 11 maggio 2017
«Un cristiano esemplare», riparte l’iter per beatificare il commissario Calabresi
CITTÀ DEL VATICANO Anche se la memoria non sempre risulta un facile terreno di condivisione, un tenace sacerdote romano, don Ennio Innocenti, non ha mai smesso di lottare per farla emergere. Stavolta ha scelto una delle più belle basiliche di Roma, Santa Maria degli Angeli, per organizzare un concerto pubblico, aperto a tutti, per «onorare la memoria» del commissario Luigi Calabresi. «Ucciso in odium fidei». In modo indiretto padre Ennio punta a rilanciare la causa di beatificazione aperta, dieci anni or sono, dal cardinale Camillo Ruini. Il funzionario di polizia implicato nel «caso Pinelli» che aveva attivamente partecipato alle indagini sulla strage di piazza Fontana è considerato dalla Chiesa Servo di Dio, un martire per la giustizia. Le sue qualità cristiane furono riconosciute a suo tempo sia da Paolo VI che da Giovanni Paolo II, il quale lo definì «Testimone del Vangelo ed eroico difensore del bene comune». Nel 2007 vi fu il passaggio più importante: il nulla osta della diocesi di Roma per l’avvio della fase preliminare della causa di beatificazione da rimandare poi alla diocesi di Milano per competenza territoriale. Sulla locandina del concerto appare l’associazione promotrice dell’iniziativa, Sacra Fraternitas Aurigaum, la data dell’evento musicale (17 maggio 2017, alle ore 21). Al centro una fotografia del poliziotto, sottolineata dal giorno della sua morte, 17 maggio 1972. Sono passati 25 anni. Padre Ennio da allora non ha mai smesso di insistere per difendere la memoria di «cristiano esemplare».
PADRE SPIRITUALE
Lui e il commissario Calabresi si conoscevano bene. Per un lungo periodo di tempo fu padre Ennio a seguirlo spiritualmente, fino a quando non fu assassinato davanti alla sua abitazione milanese mentre stava raggiungendo la sua auto. A sparare fu un giovane a volto scoperto che si allontanò su una vettura guidata da un complice. Il delitto faceva seguito alla campagna di denigrazione della quale il commissario era stato fatto oggetto dopo la morte di Giuseppe Pinelli, l’esponente del movimento anarchico che il 15 dicembre 1969 precipitò dalla finestra dell’ufficio della Questura di Milano dove era sottoposto a un interrogatorio nell’ambito delle indagini sulla strage di Piazza Fontana. Una strage che all’inizio sembrava rimandare alla pista anarchica. Anche se l’inchiesta della magistratura abbia accertato che il commissario Calabresi non si trovava nella stanza al momento dell’accaduto, e che della morte di Pinelli non erano responsabili gli altri appartenenti alle forze di Polizia che lo stavano interrogando, da più parti si continuò ad affermare che Pinelli era stato deliberatamente ucciso, o comunque indotto alla morte per via dei metodi usati dai poliziotti. Padre Ennio nella «positio» scritta per evidenziare le virtù eroiche del commissario (di cui ricostruisce il percorso cristiano, ricevuto) riferisce puntigliosamente che le «motivazioni dei sovversivi per ucciderlo furono non il supposto crimine a lui attribuito, essendo risaputo per molteplici testimonianze che egli non era affatto presente sulla scena del crimine, bensì la sua personale onorevole rappresentanza dell’ordine legittimo dello Stato che si voleva sovvertire () proposito che lui aveva recentemente contribuito a vanificare con l’immediato riconoscimento dell’attentatore Feltrinelli, cui seguì la pronta cattura di molti brigatisti». Padre Ennio (nel volume che raccoglie i documenti consegnato anche a Papa Francesco) scrive che «il processo mise in evidenza la combutta anarco comunista che volle l’assassinio».