La Stampa, 11 maggio 2017
I fondi per l’integrazione usati per gli sgomberi
I numeri non danno sempre certezze. Lo dimostrano i tentativi fatti dalle ultime amministrazioni capitoline, capaci di fotografare, a distanza di pochi anni l’una dall’altra, situazioni radicalmente diverse. E su queste, costruire piani e progetti di inclusione.
Nel 2006 l’allora sindaco Walter Veltroni commissiona un primo censimento che conta circa 7mila rom sul suolo della Capitale. Due anni più tardi è il turno del centrodestra, con Gianni Alemanno che in piena campagna elettorale sollecita l’espulsione di 20mila rom. Durante il breve interregno di Ignazio Marino, vengono contati complessivamente 5332 nomadi, ma quando due anni dopo arriva il turno di Virginia Raggi i rom, sulla carta, sono scesi a quota 4500. Un preliminare, quello del censimento, necessario di volta in volta per redigere la proposta di un piano con cui risolvere la situazione.
Da Veltroni a Raggi, passando per Alemanno, decine di milioni di euro ogni anno sono stati investiti sul capitolo nomadi, con procedure che, dal 2009 in poi, vengono considerate opache dall’Autorità anticorruzione. I fondi, spesso e volentieri, finivano per essere utilizzati in gran parte per la gestione dei campi e gli sgomberi forzati, lasciando le briciole ai progetti per l’integrazione. Secondo un rapporto dell’associazione «21 luglio», ad esempio, nel 2013, ultimo anno di Alemanno in Campidoglio, solamente lo 0,4% dei 23 milioni di euro previsti è stato stanziato per l’inclusione sociale. A farne le spese sono quasi sempre i minori, che nella comunità sinti di Roma sono circa il 40%. Dal 2009 al 2015 i bambini rom iscritti a scuola oscillano tra i 1600 e i 2000, ma con i pochi fondi destinati all’integrazione la percentuale di chi frequenta, invece di migliorare, peggiora. Se nel 2009 solo il 22% dei minori rom iscritti andava a scuola regolarmente e il 44% molto di rado, nel 2015 si scende al 15,2% di minori con partecipazione assidua e al 53,1% con frequenti assenze.
Il cambiamento invocato da Raggi sembra però ancora lontano. Dopo aver destinato 12 milioni di euro a ottobre per la gestione dei campi, la giunta è ora al lavoro sul suo «piano rom», con cui arrivare a una «progressiva chiusura» dei centri. Peccato che proprio a marzo Raggi abbia scongelato il bando per un’area destinata ad ospitare 420 rom e che costerà un milione e mezzo di euro. E anche il piano-rom, nelle sue linee guida, appare meno rivoluzionario del previsto. Dei 4500 rom censiti dovrebbero infatti partecipare al progetto solo alcune famiglie: quelle residenti con la volontà di uscire dal proprio campo, che hanno già fatto richiesta per una casa e ne abbiano bisogno, disponibili a partecipare ai piani di inclusione sociale, purché mandino i figli a scuola. Così, a usufruire del piano sarebbero circa 1500 rom. E gli altri, chissà.