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 2017  maggio 11 Giovedì calendario

Il guaio di nascere

Ieri per Angelica, quattro anni, e Francesca, otto, morte bruciate in un camper nella periferia romana, c’è stato tutto quello che ci doveva essere: commozione, sdegno, rabbia, molti encomiabili sentimenti diffusi sul web. C’è stato anche un po’ di sollievo quando si è saputo che, molto probabilmente, non è stato un gesto di razzismo ma una vendetta fra di loro, fra rom. Sarebbe stato peggio fossimo stati noi. Avrebbe detto qualcosa di noi, oltre che di loro. Che la molotov sia stata lanciata da mani Rom, continua a dire soltanto qualcosa di loro, degli zingari. Perché negro no, ma zingaro si dice ancora. Quando li vediamo per strada abbiamo un moto di fastidio. Sono sporchi, sono minacciosi, sono uomini di un mondo a parte che non vuole avere niente a che fare col nostro. Quando vediamo una mamma Rom a terra, scalza, e ci corrono gli occhi ai piedi neri, e poi al bimbetto che le dorme in grembo, il bimbetto ci fa pietà, ma più intensamente, forse, ci fa orrore la madre. Abbiamo la netta sensazione che quella del bambino sia una condizione ineluttabile: non c’è niente da fare, non la scamperà. Resterà chiuso nella sua vita, ed è così e basta. A Roma solo il dieci per cento dei bambini rom frequenta regolarmente la scuola. Stanno chiusi e nascosti nei campi che qualche politico dice di voler radere al suolo perché susciterà riprovazione, ma fino a un certo punto. Saranno bambini che cresceranno senza avere i diritti degli altri bambini, e lo sappiamo, e finisce lì. Poi capita anche che muoiano bruciati.