25 maggio 1951
Mossadeq grida e piange davanti ai giornalisti e intima agli inglesi di andarsene
Il Premier persiano, Mohammed Mossadeq, ha avvertito gli Inglesi che è meglio cedere le concessioni petrolifere dell’ Iran sudorientale ai legittimi proprietari, anziché subire le probabili conseguenze di un rifiuto: una terza guerra mondiale e la caduta della civiltà occidentale. Mossadeq, che è un tipo altamente emotivo, ha avuto scoppi di pianto e frasi assai aspre nell’intervista concessa ai giornalisti, alla quale s’è presentato appoggiandosi a un deputato che lo aiutava a tenersi dritto. È la prima volta che il ministro appare in pubblico dopo esser riparato al palazzo del Parlamento per difendersi dagli attentati e difendere la nazionalizzazione dell’industria petrolifera persiana e comunicare ufficialmente che l’Anglo-Iranian non è più gradita in Persia.
Ricordando e illustrando le fatiche e le miserie del povero popolo persiano Mossadeq ha pianto abbondatemente, ma la sua voce si è indurita minacciosa quando ha fatto ricadere ogni colpa sulla malvagia politica coloniale della Anglo-Iranian, sulla quale il Governo inglese ha un interesse preminente. Mossadeq ha lasciato poche speranze di compromesso: la Compagnia deve andarsene, egli ha detto, perché è una fonte di intrighi, di corruzioni e di interferenze negli affari interni della Persia. E con essa debbono andarsene anche gli agenti della Compagnia, perché essi hanno sacrificato tutto il Paese alle loro cupidigie.