23 maggio 1951
La folla grida a Teheran grida: «Morte a Mossadeq»
Dimostranti sulla piazza del Parlamento di Teheran hanno gridato contro Mossadeq, al termine di una giornata in cui si sono susseguite le manifestazioni. «Mossadeq — ha esclamato un oratore — mantiene in vita la stessa rete di corruzione che esisteva prima del suo Governo». «Mossadeq va lento nell’attuazione delle riforme», «Mossadeq non ha ancora nazionalizzato il petrolio». A queste infiammate frasi hanno fatto eco le grida della folla, che, andata man mano riscaldandosi, ha prorotto alla fine nella frase: «Morte a Mossadeq». Mossadeq, sulla scalinata del Parlamento, ascoltava impietrito. Per evitare che i seguaci del Fronte Nazionale, il partito di Mossadeq, si scontrassero coni simpatizzanti della sinistra si son dovuti chiamare sulla piazza dodici carri armati. Mossadeq è facilmente attaccabile perché si tratta di un ricchissimo agrario. Preoccupato quindi di rimanere in vita soltanto per condurre a termine il programma di nazionalizzazione per il quale si è battuto, Mossadeq vive ora barricato nell’edificio del Parlamento. Egli occupa tre stanze al secondo piano, dalle porte chiuse a chiave, e costantemente vlgi. late da guardie armate. Le chiavi delle stanze di Mossadeq sono state affidate in consegna all’ispettore capo della polizia, Mendl Ekbatani, il quale risponde di persona della vita del Presidente. Lo stesso Ekbatani, la voce del quale è ben conosciuta dal Primo ministro, chiama al telefono Mossadeq e gli comunica il nome della persona che desidera conferire con lui. Avuto il nulla osta direttamente dal Premier, il visitatore passa