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 2017  maggio 10 Mercoledì calendario

Arte, la Biennale degli esordienti

La Biennale Arte a Venezia rappresenta ancora il Santo Graal dell’arte? Gli artisti invitati nell’Esposizione internazionale e nei padiglioni vivranno di luce riflessa nei mesi a seguire: direttori di musei e curatori, galleristi e collezionisti passano di qui. È obbligatorio essere in Laguna nella vernice o nei mesi successivi. Impossibile perderla! Ma quanto influenzano le opere qui esposte il sistema dell’arte e il mercato?
Christine Macel curatrice della 57ª Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo «VIVA ARTE VIVA» ne è convinta visto che ha scelto di costruire la mostra insieme agli artisti in dialogo con il pubblico. Ogni decennio la costellazione dell’arte allinea nello stesso anno quattro imperdibili stelle – Biennale d’Arte di Venezia, documenta a Kassel, ArtBasel e Skulptur Projekte Münster – un momento straordinario che per diversi mesi muove il numeroso popolo globale dell’arte verso le mete europee. Dopo la Biennale di Whitney, la migrazione premia Venezia che domani apre per la vernice ai Giardini e all’Arsenale. Per Macel, chief curator del Centre Pompidou, è una sfida. L’ultima Biennale nel 2015 Okwui Enwezor superò la soglia dei 501.502 visitatori, documenta (13) però ne fece 900mila, riuscirà Macel, quarta donna a curare la Biennale nei suoi 122 anni di storia, a fare meglio? La sua mostra conta 120 tra artisti e collettivi partecipanti, provenienti da 51 Paesi, di questi 103, cioè il 70%, sono presenti per la prima volta nell’Esposizione Internazionale. L’evento è talmente sentito dal mondo dell’arte che le case d’asta internazionali, Sotheby’s e Christie’s, hanno spostato di una settimana come già nel 2015, il calendario delle aste di maggio di New York.
La Mostra è affiancata da 85 partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia, che appaiono interrogarsi sul presente, tra i già noti e quotati Mark Bradford per il Padiglione degli Stati Uniti, Phyllida Barlow per la Gran Bretagna e Anne Imhof per la Germania.
La maggior parte degli artisti prescelti (40%) hanno tra 41 e 60 anni con una carriera già avviata, ma molti altri no. Lecito chiedere: quanto il passaggio in Biennale certifica l’opera esposta e quale rivalutazione porta sul mercato dell’artista? Un esempio: la veloce carriera del giovane Adrian Ghenie (1977), alfiere nel 2015 della Romania: nell’ottobre 2016 il top lot arrivò a 7.041.959 euro per Nickelodeon, 2008 con una velocissima ascesa in asta e oggi in scuderia nella potente Pace Gallery. Confermano l’effetto visibilità della Biennale i galleristi stranieri, l’americano Gavin Brown e l’austriaco Thaddaeus Ropac. «Nonostante la qualità molto diversa delle opere, la Biennale rimane l’Olimpo delle grandi mostre», spiega Ropac, una convalida però in un sistema sempre più affollato di eventi e immagini.
Macel ha scelto di esporre nella sua mostra alcune tra le rare opere di Irma Blank interamente in forma di libro delle serie storica Eighenschriften e Trascrizioni. Pur passata già da documenta Kassel (1977) e dalla Biennale di Venezia (1978), dagli anni 80, la sua ricerca non viene compresa se non da una ristrettissima cerchia di amici. Le sue quotazioni? Gli Eighenschriften sono tutti lavori su carta e vanno (Iva esclusa) dai 15mila ai 30mila euro, le Trascrizioni vanno dai 7-8mila euro per un piccolo lavoro fino a 150mila euro, spiegano dalla galleria che la rappresenta P420. Ma questa volta l’effetto Biennale potrebbe essere più significativo. Effetto rivalutazione si attende anche per Maria Lai (1919-2013).
C’è anche chi lamenta la proliferazione di biennali nel mondo: «Certo gli artisti acquistano in visibilità ed entrano nel circuito, ma una carriera si costruisce attraverso tante tappe e non con un solo traguardo», afferma Massimo De Carlo, cui non sfuggì nel 2013 nel Padiglione Italia il potenziale di Gianfranco Baruchello (1924) che oggi rappresenta. Anche l’opera di Fabio Mauri, dopo l’Esposizione di Enwezor è entrata nel portfolio di Hauser & Wirth che ne rappresenta l’estate, oggi il top record supera i 100mila euro.
Mostra dopo mostra si entra nelle gallerie internazionali, in collezioni private e, poi, nelle collezioni dei musei. Sara così per Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey del Padiglione Italia? Per gli artisti italiani, che di solito non hanno un grande palcoscenico internazionale, il passaggio in Biennale si traduce in asta in rivalutazioni delle opere sino al 30%, soprattutto nell’Italian Sale di Londra. «È l’esposizione che più cambia il mercato degli artisti non tanto in generale, ma delle singole opere presentate», spiega Mariolina Bassetti, chairman di Christie’s Italia. «L’esposizione in Biennale ha un effetto di storicizzazione altissimo per il sistema. L’artista scelto dal curatore per rappresentare un Paese è generalmente anche premiato dal mercato internazionale: così fu per Francesco Vezzoli e prima per Maurizio Cattelan».
I Leoni alla Carriera poi hanno un particolare peso, Macel ha scelto di assegnarlo a Carolee Schneemann, il cui lavoro spinge il confine tra danza, happening e arte visiva. «Volevo onorare qualcuno che ha cambiato la definizione dell’artista», ha spiegato. Dal 2014 riscoperta da Hales Gallery e dal 2016 Galerie Lelong, nel 2015 l’opera seminale Four Fur Cutting Boards del 1963 viene acquistata dal MoMA e iniziano le retrospettiva. Del 2015 è il record d’asta: 185mila dollari per Eye Body: 36 Transformative Actions da Christie’s a New York, vedremo quale sarà l’effetto Biennale.
Il Leone d’Oro ha influito sulla reputazione di Maria Lassnig, Marisa Merz, Carol Rama, Barbara Kruger e Yoko Ono. Anche due artisti africani ne sono stati onorati negli ultimi anni: il ghanese El Anatsui nel 2015 e il fotografo maliano Malick Sidibé, primo artista africano a ricevere il premio: le sue opere in asta sono passate da 5mila a 44mila dollari tra il 2006 e il 2007. E l’Africa è divenuto il nuovo continente dove l’arte cerca energia.

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Esordio di successo per il Festival di Sky Arte con 15mila persone
Sky sbarca a Napoli e riscuote un gran successo con un programma ricco di eventi, di respiro nazionale e internazionale. Oltre 15 mila persone hanno partecipato a più di 50 eventi organizzati e gratuiti – tra venerdì 5 e domenica 7 maggio – per raccontare l’arte in tutte le forme: dalla fotografia al teatro, dalla letteratura all’animazione, dallo sport alla cucina, dalla musica alla pittura, dal documentario al mondo digitale. L’iniziativa si inserisce nella mission di Sky di dare un contributo concreto all’evoluzione culturale del Paese e di investire nell’industria creativa, proponendosi come soggetto attivo anche a livello locale e come punto di raccordo tra realtà locali e internazionali, per mettere in circolo e liberare nuove idee e nuovi talenti.
Il primo Festival di Sky Arte – realizzato in collaborazione con il Polo museale della Campania, con il patrocinio del Comune di Napoli, della Regione Campania, dell’Università Federico II, con partner istituzionali come il Museo MADRE, l’Accademia di Belle Arti e la Fondazione San Gennaro – ha puntato i riflettori sul tema della “Rigenerazione”, partendo da un’idea di rinascita favorita dalla creatività e dalle arti. Incontri, mostre, proiezioni, concerti hanno coinvolto oltre 150 personalità. Tra questi Erri De Luca, Francesco Piccolo, Vinicio Capossela, Ivan Cotroneo, Oliviero Toscani , Mimmo Palladino, Roxy in the Box e Maurizio Capone. A conclusione del Festival, che ha avuto come main partner Intesa Sanpaolo, due opere d’arte sono lasciate alla città: “Muro”, dell’artista M-City sulla facciata dello Spazio Damm a Parco dei Ventaglieri, e i 10 basamenti di Piazza Montesanto raffiguranti 10 personaggi napoletani che portano la firma della street artist Roxy in the Box.