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 2017  maggio 10 Mercoledì calendario

La sinistra italiana è ridotta a non poter più dire quel che pensa, sempre che pensi ancora qualcosa, e finge soltanto d’essere buonista

Un tempo la sinistra tifava per il Patto di Varsavia, per il presidente Mao, per i fronti di liberazione. Oggi s’accontenta di molto meno: di Barack Obama in trasferta meneghina che attraversa Piazza del Duomo con passo dinoccolato, oppure del neoeletto presidente della République Emmanuel Macron (pronunciato à la Lilli Gruber, arrotando esageratamente la «erre») che marcia tutto impettito nella spianata del Louvre come un’Idea a piedi (nel 1807, duecento e dieci anni fa, Napoleone era apparso a Hegel, nelle strade di Jena, come «un’Idea a cavallo»).
Sono miraggi, naturalmente: qualunque cosa ne dicano tivù e giornali caviar, Macron e Obama non sono poi così di sinistra; e anche la sinistra italiana è di sinistra solo per modo di dire. Macron è un tecnocrate con tendenze cesariste, con una moglie destinata ad apparire spesso nelle vignette di Charlie Hebdo e con «un sorriso da passaporto», come ha detto Marine Le Pen, ma almeno (in mancanza di meglio) ha i francesi dalla sua parte; Obama è invece un classico liberal con lo sguardo vellutato, bello ma inviso alla maggioranza degli americani (che alla sua candidata, Hillary Clinton, hanno preferito Donald Trump, cioè il fondo del barile populista). Un tempo la sinistra italiana li avrebbe rubricati entrambi alla voce «forze oscure della reazione in agguato».
Per la verità, a pensarci bene, non erano poi così di sinistra neppure Stalin, Ho Chi Min e Fídel Castro, che nessuno è mai riuscito a distinguere dai tiranni di destra, per esempio dagli ayatollah iraniani o dai generali argentini. Ma almeno erano tiranni. Appartenevano, cioè, alla specie prediletta dalla sinistra italiana, la sinistra di Mussolini e Gramsci, la sinistra dei partigiani della pace, di Togliatti e del Sessantotto, che per settant’anni (con le sole eccezioni di Filippo Turati e di Bettino Craxi, Matteo Renzi è un’altra storia) ha gridato slogan in favore di torturatori e tagliagole (fino a una mezza simpatia, all’inizio del millennio, anche per le prime imprese jihadiste). Macron e Obama non sono tiranni, nemmeno nei loro sogni più segreti. Sono democratici, magari statalisti ed elitari, ma democratici. Ci voleva la sinistra italiana, ci volevano Giuseppe Sala e Matteo Renzi, che hanno invitato Obama in Italia e che da tre giorni inneggiano al marito di Brigitte, per fare del presidente francese e dell’ex presidente americano due icone rivoluzionarie, tra Hugo Chávez e Che Guevara.
Con la sinistra italiana – la sinistra dell’autunno caldo, della questione morale, del Manifesto e d’Autonomia operaia, delle riforme di struttura – Obama e Macron c’entrano zero. Non sono ex e post. Non hanno mai neppure provato a leggere Pier Paolo Pasolini o anche solo finto d’apprezzare i suoi film. Non parlano con nostalgia di Enrico Berlinguer o di Jean-Paul Sartre e non conservano nel portafoglio vecchie tessere del partito comunista. Sono entrambi politicamente corretti, questo sì, ma lo sono davvero, perché questa è la loro identità politica, la loro Weltanschauung; sono pro Europa, sono anti Putin e pro immigrati, ma lo sono sul serio, perché è così che si guadagnano da vivere, ed è così che vedono le cose. Mentre la sinistra italiana è ridotta a non poter più dire quel che pensa, sempre che pensi ancora qualcosa, e finge soltanto d’essere buonista, politically correct, signorile, raffinata e facile ai lucciconi.
Da quando non ha più niente da dire, e ancor meno da fare, la sinistra italiana è diventata pura presenza mediatica, come gli Amici di Maria De Filippi. S’entusiasma per le foto di Michelle Obama al lavoro nel roseto della Casa Bianca e trattiene a stento lacrime e sospiri di commozione quando pensa alla bella storia d’amore (ah, l’amour, l’amour) tra Emmanuel e Brigitte. (Dite che i teneroni della sinistra fighetta si commuoverebbero allo stesso modo se, al posto del giovanissimo Macron e della sua attempata insegnante di lettere, ci fossero un insegnante quarantacinquenne, per di più sposato con prole, e la loro figlia quindicenne?).