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 2017  maggio 10 Mercoledì calendario

«Firme false? Raccolte così da quarant’anni». Il militante Pd sarà indagato

Battuta d’arresto per il processo sulle presunte firme false in casa Pd in occasione delle elezioni regionali del 2014. Il dibattimento, che vede imputato l’ex presidente della Circoscrizione 5, Rocco Florio, per aver autenticato i moduli di raccolta firme senza essere stato presente al momento della compilazione, è stato sospeso e posticipato a ottobre. Complice il colpo di scena che si è verificato ieri mattina in aula, quando sul banco dei testimoni si è seduto Antonino Ippolito, consigliere circoscrizionale e testimone chiave dell’accusa contro Florio.
L’esponente del Pd, storico militante del partito, rispondendo alle domande del pm Patrizia Caputo ha finito per autoincriminarsi. E il giudice Pier Giorgio Balestretti, su richiesta dell’avvocato difensore dell’imputato, Stefano Caniglia, ha dovuto sospendere il processo e invitare il testimone e nominare un legale. Ippolito ha infatti raccontato di aver raccolto le firme e di aver compilato i moduli per poi consegnarli al circolo perché Florio li autenticasse. «Sono 40 anni che raccolgo le firme in questo modo», ha ammesso. Parole che hanno fatto scattare il campanello d’allarme dei legali di Florio: «Chiediamo che l’audizione venga sospesa. Il teste ha appena riferito elementi autoindizianti. Invitiamo il giudice a leggere al teste i suoi diritti». Secondo la difesa, ma anche per il Tribunale, Ippolito si sarebbe reso complice di Florio nel reato di falso nel momento in cui ha raccontato come si era svolta la sottoscrizione dei moduli. A quel punto, in aula, è scoppiata la bagarre. «Faccio così da sempre. Ora scopro di rischiare un processo e di dovermi trovare un difensore. È inaccettabile», ha sbottato Ippolito. «Altre persone hanno fatto come me», ha continuato, mentre il giudice cercava di zittirlo perché stava solo peggiorando la propria situazione e per giunta in assenza di un difensore. Alla fine è stato necessario chiedere al consigliere di uscire dall’aula perché continuava a interrompere il giudice. «Io non ho rubato i moduli, non ho rubato niente a nessuno. Ho fatto un favore e adesso mi ritrovo sotto accusa. Non avevo idea che fosse un reato, altrimenti non l’avrei fatto», ha gridato l’uomo prima di allontanarsi.
Dal canto suo il pm Caputo ha spiegato che durante le indagini era stato deciso dalla procura, «dai miei superiori» ha sottolineato il magistrato, di non procedere nei confronti di chi aveva raccolto le firme. «Si è deciso di non indagare il panettiere, il fioraio, il barista, ma solo chi aveva autenticato firme che non aveva materialmente raccolto».