Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 10 Mercoledì calendario

Il genio che svelò il lato oscuro della Luna

Ho visto per la prima volta i Pink Floyd – e la nuova tecnologia delle luci stroboscopiche colorate che rendevano il concerto davvero un’esperienza multisensoriale – al Cambridge Corn Exchange nel 1966. L’esperienza psichedelica (una parola nuova all’epoca) e la lirica ultraterrena delle canzoni, per gran parte frutto di un giovane genio, «Syd» Barrett, a capo di un gruppo di amici dalla Cambridge Grammar School, incendiavano la mente, ma hanno letteralmente spazzato via la sua. Lui conduceva il pubblico come Pan verso un Altrove, ma quella sua nuova visione ipersensibile avrebbe condotto lui a un uso eccessivo dell’(allora legale) Lsd, che gli avrebbe appunto spazzato via la mente. Barrett lasciò il gruppo per seguire le sue visioni e trasformare i Pink Floyd nella più grande e spettacolare rock band del mondo.
L’ultima volta che ho visto Syd Barrett, passeggiava per Mill Road a Cambridge vicino a casa di sua madre, con l’aspetto trasandato tipico di uno scienziato di Cambridge vincitore di Nobel e qualcosa del clochard: un «gentleman della strada». Non era esattamente lì, ma – come gli altri membri dei Pink Floyd ammettono liberamente- «era ovunque nella loro musica e nelle loro performance».
L’ho poi visto nel 2006 «in arte» nello spettacolo teatrale «Rock n’Roll» del massimo sceneggiatore e autore teatrale anglofono Tom Stoppard, che è anglo-cecoslovacco. In prima fila c’era l’allora presidente della Cecoslovacchia Vaclav Havel accanto a Mick Jagger, che aveva recitato all’inaugurazione. Ma l’idolo di Havel, dal passato di prigioniero e ribelle all’ideologia comunista sovietica, era la figura panica di Syd Barrett, vera star dello spettacolo. Havel aveva imparato proprio da Syd che il modo migliore di protestare contro l’oppressione politica non è contestare l’ideologia ma renderla folle, ignorando i suoi punti di riferimento, guardando preferibilmente dal lato oscuro della luna, The Dark Side of the Moon, titolo della canzone più famosa di Barrett e non a caso di un altro spettacolo di Stoppard.
Così è stato. L’Imperatore non solo è nudo ma è anche stato dimenticato. I Pink Floyd hanno vinto sulle ideologie dell’oppressione. Hanno venduto un miliardo di dischi e l’album The Dark Side of the Moon vende ancora 7000 copie alla settimana.