La Stampa, 10 maggio 2017
Sud Corea, vince la via del dialogo
Che effetti avrà la vittoria elettorale di Moon Jae-in?
«Voglio realizzare la riforma e l’unità nazionale: le due missioni che il nostro popolo desidera». Quando Moon Jae-in prende la parola, le urne in Corea del Sud sono state chiuse da pochi minuti, ma i primi exit poll lasciano poco spazio ai dubbi. La percentuale di consensi ottenuta dall’ex avvocato, attivista dei diritti umani e candidato del Partito democratico alla presidenza conferma le previsioni della vigilia: alla fine dello spoglio i voti per lui sono oltre 11 milioni, pari al 40,2%. Il trionfo elettorale di Moon segna il ritorno dei liberal-democratici alla Casa Blu, il palazzo presidenziale di Seul, dopo quasi un decennio. Rappresenta però anche un importante rimescolamento delle carte in Asia nord-orientale. Innanzitutto sul dossier nucleare e missilistico della Corea del Nord. In passato, gli anni delle amministrazioni liberal-democratiche sono stati contraddistinti dalla cosiddetta «sunshine policy»: colloqui diplomatici, scambi e cooperazione economica tra Seul e Pyongyang. È probabile che Moon seguirà le orme dei sui mentori politici. Nei giorni scorsi il neo-Presidente ha anche chiarito che le sanzioni contro la Corea del Nord devono avere l’obiettivo di «riportare Pyongyang al tavolo dei negoziati». Ma la politica estera di Moon favorirà anche un riequilibrio delle relazioni di Seul con gli Stati Uniti e la Cina, tra lo storico alleato e il principale partner commerciale della Corea del Sud. In queste ore i giornali di Pechino già salutano la vittoria elettorale del Partito democratico. Gli ultimi mesi dell’amministrazione conservatrice di Park Geun-hey erano stati infatti segnati dal raffreddamento delle relazioni tra la Corea del Sud e la Cina. A pesare era stata la decisione di installare il controverso sistema anti-missile Thaad: per Seul necessario per difendersi dalle provocazioni del regime di Kim Jong-un, considerato invece da Pechino una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Difficile dire se Moon Jae-in confermerà o meno l’installazione dello scudo anti-missile. In ogni caso, negli scorsi mesi, non erano passati inosservati una missione di alcuni parlamentari del Partito democratico in Cina e gli appelli di Moon Jae-in per un «reset» delle relazioni con Pechino. Tutto questo non significa però un allontanamento da Washington. In campagna elettorale Moon Jae-in ha anche espresso riconoscenza agli Stati Uniti per aver sostenuto la trasformazione della Corea del Sud in una democrazia liberale e per averla protetta dal comunismo.