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 2017  maggio 09 Martedì calendario

La sorella di Marta, vent’anni dopo. «Oggi le dico: hai avuto giustizia»

ROMA Vent’anni dopo. C’è sua sorella Tiziana che ha scritto un libro: «Marta Russo. Vent’anni senza te». Tiziana, oggi, ha una bimba di 4 anni e mezzo, lavora all’Atac e questo libro lo aveva iniziato un mare di volte ma s’era sempre fermata subito, travolta dalle lacrime, dalle troppe emozioni e da un lutto impossibile da superare.
Stavolta però ce l’ha fatta: «Ho ritrovato una lettera che lei mi aveva scritto, sono le sue parole: ricordati che ti sarò sempre vicino, potrai sempre contare su di me...». E così è stato, malgrado tutto.
Vent’anni dopo quel 9 maggio 1997, Tiziana ricorda: «La sera prima, la sera dell’8 maggio, c’era stata una bufera sulla via Tuscolana, proprio vicino a casa nostra, un vento fortissimo, insolito, quasi una tromba d’aria. Tornai a casa e c’era lei che stava studiando economia politica: il giorno dopo doveva andare all’università, perciò si era lavata i capelli e io, non so perché, l’aiutai ad asciugarli. Una cosa che non facevo mai».
Il libro di Tiziana è scaricabile da Internet al prezzo di un euro. Il ricavato andrà all’Associazione Marta Russo, che poggia su due pilastri di nome Aureliana e Donato, i genitori di Marta e Tiziana, pionieri in Italia della donazione degli organi. Perché donarli era proprio quello che avrebbe voluto fare lei. Grazie a Marta, vent’anni fa, sopravvissero cinque persone. E in questi vent’anni altre migliaia ce l’hanno fatta grazie al suo esempio.
Il 9 maggio 1997, alle 11,42, in un vialetto dell’Università La Sapienza, Marta Russo, di anni 22, studentessa del terzo anno di Giurisprudenza, si accascia al suolo davanti agli occhi dell’amica Jolanda Ricci che le cammina a fianco. Un proiettile calibro 22 le è penetrato nel mesencefalo lasciandole solo un piccolo buco all’altezza dell’orecchio sinistro. La ragazza viene trasportata d’urgenza al Policlinico Umberto I, nel reparto di neurochirurgia. Morirà alle ore 22 del 13 maggio 1997 dopo 5 giorni di coma.
«Per tentare di risvegliarla – ricorda Tiziana – le provammo tutte. Col suo fidanzato di allora, Luca, passammo ore accanto a lei, sperando che sentisse la musica che le avevamo portato, la sua canzone preferita, “L’Aurora” di Eros Ramazzotti. Ecco, sarebbe bello se proprio oggi che è l’anniversario, Eros le dedicasse un saluto sulla sua pagina Facebook. Sarebbe un piccolo grande regalo».
Vent’anni dopo, Tiziana nel libro si rivolge a Marta: «Le racconto com’è andata, com’è morta e le dico anche che ha avuto giustizia, che alla fine noi siamo stati fortunati, perché il caso Marta Russo, a differenza di tanti altri, è un caso risolto. Altro che mistero...». Il 19 maggio ’97, i Ris scoprono «tracce significative» di polvere da sparo sul davanzale della finestra dell’aula 6 dell’Istituto di Filosofia del Diritto. La finestra dell’Aula 6 è compatibile con la traiettoria del proiettile. Il 14 giugno il gip emette 3 ordini di custodia cautelare per gli assistenti di Filosofia del Diritto Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro e per l’usciere Francesco Liparota. Saranno anni di battaglie durissime fuori e dentro i tribunali tra innocentisti e colpevolisti. Il 15 dicembre 2003, la V sezione penale della Cassazione condanna definitivamente Scattone a 5 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio colposo; Ferraro a 4 anni e 2 mesi per favoreggiamento; assolve, infine, Liparota. Ma i tre si sono sempre proclamati innocenti.
«La sera dell’8 maggio feci un’altra cosa insolita – racconta Tiziana Russo, di 3 anni più grande della sorella – Preparai per cena una pizza di patate. Da quella sera, non ho più avuto la forza di rifarla». Questa mattina, papà Donato tornerà in quel vialetto dell’università a deporre un mazzo di fiori. Poi con mamma Aureliana andranno al Verano a pregare davanti alla tomba, nel Riquadro 85. Ma vent’anni dopo, Marta ancora vive: ci sono scuole, parchi, biblioteche e palestre in tutt’Italia dedicate a lei e tante bambine che portano il suo nome. «Marta – conclude Tiziana – era, è e sarà sempre con noi».