Corriere della Sera, 9 maggio 2017
L’impresa più ardua Conquistare i suoi coetanei (non i giovani)
Da ieri, le debolezze più della forza politica di Emmanuel Macron sono le foglie di tè che gli analisti studiano per leggere il futuro. Il presidente entrante della Repubblica francese è infatti lontano dalla fine della sua campagna elettorale: in giugno dovrà affrontare le politiche cavalcando un movimento nato da più di un anno, contro partiti antichi e radicati; e senza maggioranza in Parlamento, rischia di diventare subito un leader dimezzato. Anche per questo l’anatomia del voto di due giorni fa può aiutare a capire quanto potere avrà davvero Emmanuel Macron. Forse esso non sarà incondizionato, ma in coabitazione con altri. Perché il presidente potrebbe non riuscire a controllare da solo il Parlamento.
Lo lasciano sospettare le risposte dei suoi stessi elettori domenica all’uscita dalle urne: il 43% di loro ha detto all’istituto Ipsos di aver votato il candidato europeista solo come argine contro la destra radicale di Marine Le Pen. A questo proposito un risvolto è rivelatore: sempre secondo Ipsos, Macron domenica scorsa ha ereditato più voti dai sostenitori al primo turno del radicale di sinistra Jean-Luc Mélenchon (il 52% in quel gruppo) che dal candidato di centrodestra François Fillon (il 48%).
Molti dunque si sono tappati il naso e hanno messo la croce sul suo nome solo per fermare Le Pen. È improbabile però che lo rifacciano alle politiche, rinunciando a sostenere il loro partito preferito. Addirittura, sottolinea Le Point, il 61% dei francesi preferirebbe che il nuovo presidente non disponesse di una maggioranza assoluta del suo En Marche! fra i deputati. Tutto resta da giocare. L’entusiasmo attorno al nuovo inquilino dell’Eliseo può di nuovo premiarlo. Ma perché accada, Macron dovrà lavorare sulle fascie di popolazione fra le quali è meno popolare. A maggior ragione perché una di esse sono i suoi coetanei, i francesi della «prima mezza età» fra i 35 e i 49 anni: quelli nel cuore dell’età più produttiva della vita. Fra loro Macron era arrivato solo terzo al primo turno (dietro Le Pen e Mélenchon) e fra loro domenica ha raccolto una quota di voti più bassa che in qualunque altra fascia di età (il 57%). Curiosamente per il presidente della République più giovane di sempre, la sua vera base elettorale sono gli anziani: fra chi ha 70 anni e oltre, Macron ha incassato il 78% dei consensi, quasi il quadruplo di Le Pen. Si tratta di una curiosa inversione degli ingredienti demografici del consenso, rispetto al referendum sulla Brexit di meno di un anno fa: allora nel Regno Unito i più anziani fecero sì che vincesse l’opzione della chiusura anti europea, contro i giovani europeisti. Invece in Francia Macron nella fascia di età 25-34 anni si è fermato sei punti sotto le sue medie nazionali, benché abbia comunque vinto. Al contrario fra i pensionati ha stravinto (74%), così come fra chi arriva «facilmente» alla fine del mese (79%), mentre ha perso fra chi vi arriva «con molta difficoltà».
Forse un sintomo che, nell’Europa dell’euro, chi più ha capisce di avere di più da perdere da un cambio radicale del quadro finanziario.