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 2017  maggio 09 Martedì calendario

L’emergenza spazzatura in orbita mette a rischio l’industria spaziale

Quando sentiamo parlare di emergenza spazzatura il nostro pensiero corre alle immagini delle strade di grandi città, come Napoli e Roma, sommerse di sacchetti dell’immondizia. Nella capitale la sindaca pentastellata Virginia Raggi è ancora alle prese con cassonetti strapieni e cumuli di rifiuti abbandonati sui marciapiedi, ratti che scorrazzano a destra e a manca e odori non certo gradevoli.
Eppure, in futuro nemmeno troppo lontano, la vera emergenza rifiuti volerà letteralmente sopra le nostre teste, non nel senso che i cumuli di rifiuti diventeranno delle montagne, ma perché l’emergenza numero uno sarà rappresentata dalla spazzatura spaziale, quella che è in orbita attorno alla Terra.
Nei giorni scorsi la Nasa ha diffuso i dati aggiornati sui detriti artificiali che orbitano attorno al nostro pianeta, attribuendo l’origine di ciascuno di questi ai vari paesi che li hanno originati e, sulla base di questi valori, ha anche realizzato una singolare mappa che mette in relazione la spazzatura spaziale con la nazione da cui è stata prodotta.
Dal 4 gennaio al 4 aprile scorso, stando a quanto diffuso dall’agenzia americana, nello spazio sono comparsi 471 nuovi rifiuti, portando il computo della spazzatura spaziale a 18.347, di questi 4.434 sono satelliti (sia operativi sia ormai fuori uso) e 13.913 detriti di vari razzi e altri mezzi per studiare il cosmo.
In questo primo scorcio d’anno il paese che inquina di più il firmamento sono gli Stati Uniti di Donald Trump: dei quasi 500 nuovi rifiuti ben 298 sono quelli attribuiti agli Usa.
Ma guardando la classifica generale, la madre della maggior parte dei detriti cosmici è la Russia (6.501 pezzi di cui 155 nuovi) di Vladimir Putin, un po’ per il glorioso passato dei lanci di epoca sovietica, un po’ perché l’industria aerospaziale della Federazione continua a essere parecchio attiva.
Dopo Mosca si piazza Washington, con 6.017 rifiuti orbitanti; mentre sul terzo gradino del podio si piazza la Cina, arrembante e nuova potenza spaziale, con 3.801 oggetti orbitanti. Piccola curiosità, il paniere cinese è leggermente diminuito nell’ultimo anno: cinque elementi che la Nasa teneva sotto controllo sono andati distrutti.
La classifica dell’inquinamento delle orbite vicino alla Terra continua con la Francia (532 rifiuti), il Giappone (256), l’India (192) e l’Agenzia spaziale europea (134).
Perché preoccuparsi tanto della spazzatura che orbita su in cielo? Non tanto per il rischio che qualche cosa possa cadere giù, ma perché questi detriti possono rendere sempre più complicato e rischioso lo studio dello spazio. Qualche tempo fa, proprio in Russia, l’Istituto di ricerca Tsniimash, costituito per rafforzare il programma spaziale sovietico, aveva avvertito che l’industria spaziale globale è a rischio e potrebbe essere bloccata nel giro di un secolo se il problema della spazzatura spaziale non sarà risolto.