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 2017  maggio 09 Martedì calendario

Alibaba, la net-epopea della via cinese alla ricchezza. Intervista a Duncan Clark

Per capire la Cina di oggi e soprattutto il suo futuro di gigante commerciale e politico nel mondo, torna utile un libro in uscita per i tipi della Hoepli, Alibaba, dedicato al colosso dell’e-commerce cinese che in soli 15 anni ha reso il suo fondatore, Jack Ma, uno degli uomini più ricchi del mondo, cambiando radicalmente le abitudini dei consumi e del commercio nel Paese di Mezzo. Ex professore d’inglese, il creatore mingherlino dell’Amazon d’Oriente sta alla Cina come Steve Jobs stava all’America e all’Occidente intero: non soltanto un imprenditore di successo, ma un profeta visionario della modernità che, guarda caso, ha investito nella carta stampata, acquistando due anni fa il South China Morning Post, giornale in lingua inglese di Hong Kong, punto di riferimento per chi vuole cercare di capire la politica cinese. L’americano Duncan Clark, ex manager di Morgan Stanley, a capo di Bda Cina, fondata a Pechino nel 1994, è l’uomo che è stato più vicino a Jack Ma da quando, in un piccolo appartamento a Hangzhou, nel 1999 fondò Alibaba. Domani pomeriggio parlerà a Milano al Netcomm Forum di questa «net-epopea» cinese.
Duncan, chi è Jack Ma: un visionario, un eroe, un profeta?
«Tutte e tre le cose. La verità è che Jack ha dimostrato come il “sogno americano” della ricchezza non sia più soltanto “americano”. Lui si vede come un ponte tra due mondi e due culture. Ama la Cina e l’America in ugual misura e ha contribuito a cambiare la vita di milioni di cinesi».
Virtù e difetti di Jack.
«Il suo più grande difetto è anche la sua virtù: l’ambizione. È un grande comunicatore e molto simpatico. Al tempo stesso, pur essendo ormai uno degli uomini più ricchi del mondo, è rimasto con i piedi per terra, si mostra sempre personalmente molto disponibile e non ha i vizi dei neo miliardari».
Esistono confini per un impero come quello di Alibaba?
«Alibaba è un’impresa molto potente nel commercio elettronico, per non parlare della finanza, e sempre più nei media, nei big data, nel cloud computing. Jack Ma si è assicurato un vantaggio enorme con Alipay [una sorta di Paypal, ndr]), inoltre ha grandi ambizioni nel mercato cinematografico e in quello televisivo. Ma ho intitolato l’ultimo capitolo del libro “Icona o Icaro” perché Alibaba è ormai così grande che c’è un grave rischio che voli troppo vicino al “Re Sole” ovvero il presidente Xi Jinping».
Quale è stato il suo punto di forza?
«Fino alla nascita di Alibaba, le imprese commerciali cinesi, impregnate della cultura governativa, trattavano il cliente alla stregua di un fastidio. Jack Ma ha ribaltato questa prospettiva e gli ha dato la massima importanza. Conquistando le masse».
Che impatto ha avuto Alibaba in un Paese come la Cina?
«Sulla cultura imprenditoriale e di consumo è stato rivoluzionario. Oltre 10 milioni di commercianti (per lo più individui o piccole aziende) vendono sulla piattaforma Taobao di Alibaba. Centinaia di milioni di consumatori acquistano su quella piattaforma. Jack Ma ha creato un’architettura di fiducia con il suo “triangolo di ferro” del commercio elettronico, della finanza e della logistica più di quanto avessero mai fatto in precedenza i commercianti off-line. Il risultato netto è che i consumatori in Cina hanno più fiducia nello shopping on line che in quello tradizionale e di conseguenza il livello del commercio elettronico in Cina è più elevato che negli Usa o in Europa».
Alibaba e la politica comunista: come si conciliano queste realtà?
«La Cina è essenzialmente un’economia di “mercato leninista”, sebbene negli ultimi tre decenni il settore privato sia cresciuto a tal punto da diventare una forza importante nella vita quotidiana delle persone. Il Partito comunista è preoccupato soprattutto di restare al potere e per questo le riforme economiche sono progettate per garantire che il motore della crescita non si fermi. In un certo senso potremmo sostenere che c’è una convergenza d’interessi, dove le aziende Internet contribuiscono a rafforzare il sistema statale in Cina ricevendone incentivi. Ma al tempo stesso lo erodono alla base perché, nel momento in cui i consumatori cinesi possono accedere a qualsiasi tipo di bene, modificano la loro vita fino a che non chiederanno nuove riforme politiche. Oggi i cinesi godono di diritti come “netizens”, ma quelli di “citizens” sono ancora molto lontani. Possono condividere opinioni, ma non possono mettere in discussione le opinioni governative o organizzare una protesta per le strade».
La descrizione della cultura aziendale di Jack Ma – culto del lavoro, del cliente e dell’azienda – ricorda quella di una setta. Non crede sia un modo per mantenere i dipendenti in uno stato di subordinazione totale?
«Sì, Alibaba ha una cultura molto più invasiva di altri. E riflette parzialmente il Dna del suo fondatore. Jack è fortemente influenzato dal taoismo e dalle arti marziali, e trasmette queste influenze nella cultura aziendale. Non è solo “subordinazione” quella dei suoi dipendenti: sono anche molto affascinati dalla sua personalità e ricevono comunque molti incentivi. Non è un caso che quando se ne vanno cercano sempre di rimanere in buoni rapporti con Alibaba che non lesina finanziamenti se vogliono aprire nuove imprese».