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 2017  maggio 09 Martedì calendario

Scontro Boschi-Tesoro sul regalo alle banche

Di fronte alla polemica scatenata dalle opposizioni, Luigi Casero – uno dei sottosegretari più silenziosi del governo – la mette così: «Ci sarà un dibattito in Parlamento e vedremo cosa accadrà». Ma «la norma in questo momento serve in modo particolare al sistema». La norma in questione è quella che rimodula gli sgravi per la ricapitalizzazione delle imprese, e la polemica è quella nata dall’articolo de La Stampa a proposito degli effetti positivi che quella rimodulazione avrebbe sui bilanci degli istituti più in difficoltà, in particolare Monte dei Paschi, Popolare di Vicenza e Veneto Banca. La modifica alle regole sull’Ace (acronimo di aiuto alla crescita economica) significa per la sola Siena un miglioramento patrimoniale di quasi un miliardo di euro per via della emersione di crediti fiscali finora non contabilizzati. Un «regalo» più contabile che altro, ma piuttosto fastidioso se confrontato con le maggiori tasse che la norma impone alle aziende e alle banche in salute. La battuta di Casero è rivelatrice: se domenica Pierpaolo Baretta ha parlato di «un caso non voluto», il collega del Tesoro ammette implicitamente che a via XX settembre quegli effetti erano tutt’altro che ignoti.
Resta da capire se quel miglioramento patrimoniale (da Mps rivendicato nel comunicato dell’ultima trimestrale) alleggerirà l’onere che lo Stato dovrà comunque accollarsi per salvare le tre banche sull’orlo del baratro. L’articolo 478 del Regolamento europeo sui requisiti patrimoniali limita il riconoscimento di quei crediti al 20 per cento, e lo azzera a partire dal 2018. Se così fosse, l’aiuto sarebbe piuttosto limitato e in ogni caso poco utile ai fini della vigilanza europea. Questa ad esempio è la tesi ufficiale di Mps, eppure gli analisti segnalano che almeno una parte dovrebbe essere computabile. Proprio per questo – lo dice lo stesso Casero – nella maggioranza si è aperto un dibattito sulla reale utilità della norma, che invece promette sicuri danni di immagine al governo e al suo azionista di maggioranza, il Pd. Dopo il crac di Etruria e delle altre tre banche minori, i problemi di Mps e l’emergere della malagestione fra Vicenza e Montebelluna, la materia bancaria viene trattata con estrema cautela. Fra i renziani c’è chi attribuisce l’inizio dei guai dell’ex premier proprio a quelle vicende, sulle quali peraltro non gli si può imputare alcuna responsabilità diretta.
La più cauta di tutti è poi Maria Elena Boschi, che nei mesi scorsi è stata bersagliata di critiche per il solo fatto di essere figlia di un dirigente bancario sanzionato per lo scandalo Etruria. Due fonti di governo – sotto la garanzia dell’anonimato – ammettono che gli effetti della norma erano tutt’altro che ignoti e che il sottosegretario alla presidenza ha chiesto di valutare se non sia il caso di cancellarla. È il primo effetto della circolare interna del segretario generale Paolo Aquilanti con la quale viene disposto che d’ora in poi ogni atto di governo venga vagliato preventivamente da Palazzo Chigi. La Boschi non è sola a esprimere dubbi sulla norma. Dice Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio alla Camera: «Non sono d’accordo con Casero: la norma non serve al sistema, è chiaramente costruita ad hoc per Mps e le due venete. Ora il Parlamento si confronterà; se decideremo di modificarla o cancellarla, non credo che il governo farà le barricate». Del destino della salva-Mps si inizierà a capire qualcosa già da oggi: la commissione Bilancio inizia a discutere le modifiche alla manovra di primavera articolo per articolo. Movimento Cinque Stelle e Forza Italia promettono battaglia.