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 2017  maggio 09 Martedì calendario

Tra turisti in fuga e missili schierati la Sud Corea va al voto

Gli abitanti di Seul sembrano aver imparato a convivere con le minacce che arrivano dalla Corea del Nord, così che anche alla vigilia delle presidenziali Hongdae e Itaewon, zone dello shopping e della movida, sono animate come sempre. «Però nelle ultime settimane c’è stata una diminuzione del turismo», nota Han che lavora in un negozio di cosmetici a Myeongdong. «Il 60-70% dei nostri clienti veniva dalla Cina. Ora i turisti cinesi hanno smesso di viaggiare in Corea per il boicottaggio contro lo scudo anti-missile Thaad, voluto dagli Stati Uniti e dall’amministrazione conservatrice di Seul».
Quando sono le sette di sera piazza Gwanghwamun, il cuore di Seul, è già piena di gente. Decine di migliaia di persone scandiscono il nome di Moon Jae-in: candidato dell’opposizione liberal-democratica e in testa nei sondaggi di quest’atipica campagna elettorale in Corea del Sud. Con ogni probabilità oggi i sud-coreani eleggeranno proprio Moon Jae-in – avvocato, attivista dei diritti umani e già consigliere politico dell’amatissimo presidente Roh Moo-hyun – come prossimo inquilino della Casa Blu. Anche la scelta di piazza Gwanghwamun non è stata casuale per la chiusura della campagna elettorale del candidato del Partito democratico. Un segnale di continuità. È stata questa piazza la scenografia delle imponenti manifestazioni che negli scorsi mesi hanno contribuito all’impeachment dell’ex presidente Park Geun-hye, travolta da uno scandalo di corruzione e dalle ingerenze della sua amica-sciamana, Choi Soon-sil, negli affari del governo.
Sebbene qui il clima sia euforico, le sfide per la prossima amministrazione di Seul sono enormi. Innanzitutto i temi dell’economia: un tasso di disoccupazione giovanile salito al 10% e la riforma eternamente rimandata dei chaebol, i grandi conglomerati che da decenni rappresentano la spina dorsale su cui poggia il modello economico della Corea del Sud. Tutti i candidati alla presidenza hanno promesso centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. «Anche se nessuno ha spiegato esattamente come ottenerli», si nota con una punta di realismo a margine di piazza Gwanghwamun.
Nonostante il forte vantaggio nei sondaggi, qualche incertezza rimane. La realtà politica a Seul è molto frammentata e i candidati alla presidenza sono una quindicina: ogni sfumatura politica potrà essere trovata sulla scheda elettorale. Oggi il principale avversario di Moon – anche se oltre 20 punti indietro nei sondaggi – è Hong Joon-pyo. Il candidato del conservatore Liberty Korea Party si è distinto per la retorica «da falco» usata in campagna elettorale. Il comizio di Hong Joon-pyo è la dimostrazione anche della spaccatura generazionale che divide la società coreana. I suoi sostenitori sono soprattutto persone anziane che ricordano con nostalgia i tempi del miracolo economico vissuto dalla Corea del Sud negli Anni 60 e 70 e con fare un po’ retrò accusano i liberal-democratici di essere spie al soldo del regime nord-coreano.
Nonostante questa campagna elettorale sia stata tutta condotta nel mezzo delle crescenti tensioni tra l’amministrazione americana e il regime di Pyongyang, la Corea del Nord non ha appassionato troppo il dibattito politico. «Non possiamo che riconoscere in Kim Jong-un il leader della Corea del Nord – ha detto nelle scorse settimane Moon – sia se vogliamo imporre sanzioni sia se vogliamo provare a cercare il dialogo con Pyongyang». Certo, la vittoria di Moon Jae-in potrebbe significare il ritorno alla tradizionale politica liberal-democratica della «sunshine policy», improntata al dialogo e agli investimenti economici con la Corea del Nord. Ieri il Rodong Sinmung, il quotidiano del regime di Pyongyang, scriveva in un editoriale su questa campagna elettorale in Corea del Sud che «il desiderio di pace del popolo coreano è stato calpestato senza pietà dai gruppi conservatori».
Seul sembra comunque vivere senza paura le ripetute minacce che arrivano dal regime di Kim Jong-un. «Non mi pare che si veda nessuno prendere d’assalto i supermercati per fare provviste d’acqua», nota con malcelato sarcasmo un funzionario del ministero degli Esteri, quando si domanda se le tensioni possano evolvere in una guerra. Se eletto, Moon Jae-in ha già promesso una politica estera in equilibrio tra gli Stati Uniti e la Cina: l’alleato storico e il principale partner economico della Corea del Sud.