il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2017
In Italia la cura degli animali domestici vale due miliardi
Li vezzeggiamo, li viziamo, li coccoliamo come bambini e poi li rimpinziamo in ogni momento. Sono i nostri migliori amici: cani e gatti di casa, un esercito di creature con cui spesso finiamo con identificarci. Si tratta di 14,5 milioni di quadrupedi per cui spendiamo ogni anno circa due miliardi di euro tra pappe umide e secche, biscottini, paté e bocconcini.
Ma non basta. Per loro compriamo passeggini, cuscini di ogni tipo, giochi per sviluppare l’intelligenza, stick per ridurre la placca dei denti e persino delizie stravaganti, bandite da tutti i veterinari, come gelati, panettoni e pop corn per cani o crocchette vegane per gatti.
Il mercato è florido e il marketing molto aggressivo. Risultato: da 4 anni il bilancio dell’industria di settore è in costante crescita, complice anche la nostra ingenuità. Arriviamo a spendere 4 euro per una scatola di dog-corn alla pancetta identici, a parte nome e prezzo, agli snack che il supermercato vende per gli umani a meno di 1 euro a pacchetto. E per capire quanto è facile cadere in tentazione, quando il nostro cucciolo ci guarda con tenerezza, basta pensare che per le delizie fuori pasto del nostro micio o del nostro cagnolone arriviamo a spendere quasi 150 milioni di euro all’anno.
Nel 2015 la spesa per il petfood ha fatto segnare in Italia un +4,1%, nonostante i volumi siano cresciuti meno dell’1%, con le 551.200 tonnellate di alimenti messe in commercio. Questo significa che, per comprare le stesse quantità di cibo acquistate l’anno prima, siamo stati disposti a pagare di più. Non è un caso che i prodotti che vanno per la maggiore attualmente siano proprio i cosiddetti premium, cioè quelli più cari. E non solo. Per le aziende le maggiori soddisfazioni sono arrivate dal segmento degli accessori, cioè del superfluo: valore 67 milioni di euro all’anno. Proprio i prodotti per la bellezza e l’igiene, come spazzole, shampoo, profumi e ossi da masticare, hanno fatto registrare un aumento addirittura del 24%.
Gli affari, insomma, stanno andando a gonfie vele.
I dati definitivi del 2016 arriveranno tra qualche giorno, durante Zoomark International, il salone internazionale dei prodotti e delle attrezzature per gli animali da compagnia, ospitato nel prossimo weekend a Bologna, ma possiamo anticipare la tendenza positiva.
La crescita del business di Fido e Fuffi, durante l’anno scorso, è stata del 2,2% e le aziende italiane, tra mercato interno ed esportazioni, si sono piazzate al secondo posto in Europa, alle spalle della Spagna.
D’altronde l’amore per i pet è molto forte in tutto il Vecchio Continente. In Europa si contano più di 200 milioni di animali d’affezione, ospitati in 75 milioni di abitazioni.
I più numerosi sono i gatti: 70 milioni, mentre i cani sono più di 62 milioni. La Francia è il Paese con il maggior numero di felini (12,6 milioni), il Regno Unito quello con più cani (8,5 milioni), la Germania ospita la più larga quota di roditori (5,9 milioni), mentre all’Italia va il primato per il numero di uccelli ornamentali, con 12,9 milioni di esemplari. Per loro spendiamo molto poco, circa 6 dei 17 milioni di euro all’anno che sborsiamo per far mangiare tutti gli altri piccoli animali che abbiamo in casa, come i criceti, le cavie, i pesci e le tartarughine. Ma la bilancia è in perdita: anche se gli vogliamo meno bene, nel 2015 per i loro alimenti abbiamo speso il 5% in meno dell’anno precedente.
La storia di cani e gatti di casa è molto diversa. Per la loro pappa paghiamo in media ogni anno rispettivamente 128 e 137 euro. Troppo se consideriamo che 1 su 100 si ammala di diabete, e che il 46% dei mici italiani è in sovrappeso contro il 36% dei cani.
Li iperalimentiamo, ne facciamo dei ciccioni a quattro zampe, e poi magari risparmiamo su microchip, vaccini e controlli.
Le spese veterinarie ordinarie, invece, sono molto contenute: 30 euro all’anno per un gatto e circa 100 euro per un cane. Sarebbe meglio non lesinare proprio sulla loro salute.
Bisogna ricordare, poi, che per gli animali da compagnia si ha diritto alla detrazione di parte delle spese veterinarie: si può detrarre il 19%, ma è prevista una franchigia di 129,11 euro. In pratica, lo sconto va calcolato sulla spesa che eccede questa cifra, per un massimo complessivo di 387,34 euro. È però necessaria la registrazione all’anagrafe canina e per tutti gli altri un libretto firmato dal veterinario, la fattura d’acquisto o un documento che ne attesti l’adozione.
Bisogna anche aver conservato le fatture mediche rilasciate dal veterinario e gli scontrini dei farmaci acquistati nel corso del 2016. Sono però esclusi mangimi e antiparassitari. Chi sceglierà il 730 precompilato dovrebbe trovare già tutte le spese riportate sulla dichiarazione dei redditi.