il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2017
Laura e le altre: sulle tracce delle 21 madri Costituenti
Pubblichiamo un testo di Grazia Gotti, autrice di “21 donne all’Assemblea”, ritratto della (esigua) componente femminile dei Costituenti.
La prima a prendere la parola all’Assemblea fu Angela Guidi Cingolani, e il suo discorso, per nulla invecchiato: “…ci metteremo l’anima e la poesia… peggio di voi non faremo…”. Chiude citando la grande senese: “Andate donne che il Tempo non aspetta voi”. Ecco il Tempo, quanto tempo è passato? Cosa è cambiato?
L’8 marzo 2017 Facebook ha ripescato un post dell’anno prima nel quale mi rammaricavo per una Feste delle donne abbastanza deprimente: cielo grigio, tempo uggioso e l’annullamento della cerimonia di conferimento di un premio all’amica Isabella Seragnoli, imprenditrice e filantropa. Ma in un anno, grazie alle 21 donne all’Assemblea, questo 8 marzo mi ha vista a Brescia in un liceo a ricordare le ventuno dimenticate, tra cui la bresciana Laura Bianchini che firmava i suoi pezzi su “Brescia Libera” con pseudonimi come Penelope o Cervantes.
Come molte delle costituenti era donna di scuola, e a scuola è ritornata dopo la parentesi politica. Anche lei come molte altre si è staccata dalla politica per delusione. Riformare la scuola, dare alla scuola un volto moderno e colto non le è stato possibile. Se ci sono state donne che hanno raggiunto le vette massime come Nilde Iotti, altre sue colleghe di allora e sempre a sinistra, se ne sono andate sbattendo la porta.
Lina Merlin se ne è andata prima di essere cacciata. Sempre l’8 marzo, nel pomeriggio, ero a Milano in compagnia di avvocatesse, fiscaliste e costituzionaliste nella sede di un grande studio con quartier generale a Londra.
Le donne avevano organizzato un incontro per presentare il libro. Con loro mi sono soffermata sulla figura di Federici Agamben, democristiana che aveva dato un grande impulso alla organizzazione femminile e che lavorava sodo per conoscere il mondo lavorativo e familiare delle donne. Attraverso le parrocchie diramava ordini del giorno, raccoglieva dati, raccomandando precisione e puntualità. Anche lei rimase poi delusa dalla lentezza e dalla pigrizia del sistema. Fra le avvocatesse sedeva l’amica scrittrice Bianca Pitzorno, che ha regalato alle lettrici di ogni età ore di piacere intenso. La sera, nella sua casa di Milano, di fronte a una tisana, ragionavamo sulla singolare giornata trascorsa insieme. Ma proprio nel mio mondo avevo scoperto che molte delle donne elette per la prima volta nella storia d’Italia erano sconosciute.
Veniva facile a tutte indovinare il nome di Nilde Iotti, alcune ricordavano, sbagliando, quello di Tina Anselmi. Della Cingolani nessuna sapeva nulla; né di Lina Merlin, Teresa Noce, Teresa Mattei, della baronessa Ottavia Penna e di tutte le altre. Cinque di loro avevano preso parte al gruppo dei 75, di loro volevo sapere, conoscere quella sparuta rappresentanza, una macchiolina di colore fra i 500 onorevoli. Nove erano democristiane, nove comuniste, due socialiste, e una rappresentava l’Uomo qualunque.
Quando ho finito la ricerca e mi sono messa a scrivere, non sapevo quale ordine dare al libro: ordine di schieramento politico? Criterio anagrafico? Si va da 50enni a poco più che ventenni. Ho poi scelto il criterio geografico. Da dove venivano? Quale era la loro formazione? Le laureate erano in maggioranza democristiane. Chi non era andata oltre le elementari, Teresa Noce, una delle tre torinesi, aveva in grande conto i libri e la cultura. Leggere e studiare era importante, anche alla scuola dei soviet.
Da Torino arrivavano Rita Montagnana e Angiola Minella, compagna di banco al ginnasio del futuro avvocato Agnelli. La Sicilia ne ha mandate due all’Assemblea, una baronessa che aveva grande antipatia per i politici di professione e una figura più scolorita, Maria Nicotra Fiorini, moglie del senatore Verzotto.
Quando sono riuscita a collegare la storia di Maria alla storia più grande, quella dell’Eni e delle cose siciliane ho avuto un momento di crisi e sono stata tentata di lasciar perdere. Nel 2016, Giorgio Napolitano l’ha onorata del più alto riconoscimento della Repubblica. Perché? Anche allora, in quello definito un momento glorioso della nostra storia, le ombre sono ben conformate. C’è poi chi ha subito privazioni, fame, violenze. Adele Bei a Ventotene, la Merlin quattro anni di Sardegna, la Pollastrini carcere e campo di lavoro. Teresa Mattei ha indicato ai compagni il professore a cui sparare.
Cosa avrei fatto io? La domanda, insieme alle tante sul Tempo che mi vado facendo, resta aperta. L’incontro al Salone di Torino con Ravera e Parrella sarà una bella occasione per continuare a farci domande. Solo noi stesse, poche, forse, ma come allora nei gruppi di difesa della donna, già gruppo. A metà della stesura sono partita per la Nuova Zelanda, il Paese che concesse il voto alle donne già alla fine dell’Ottocento, non escludendo le donne maori, bellissime signore dal mento disegnato, eleganti nei loro abiti decorati di piume. Là ho partecipato al congresso di Ibby, (International Board on Books for Young People), associazione fondata a Monaco, sulle macerie, per ricostruire a partire dai libri e dai bambini. Il mio mondo, il mio lavoro, la mia passione. C’erano Elena Pasoli, direttrice della Bologna Children’s Book Fair, Dolores Prades, cosmopolita con base a San Paolo, Reina Duarte, catalana, editrice del libro che ha vinto lo Strega Ragazze e Ragazzi e altre centinaia di attiviste e di associate. Con Elena e Dolores, dopo l’impegno militante, mi sono dedicata alla scoperta di quella terra lontana dove approdò la giovane scozzese che guidò poi il movimento delle suffragiste. Al ritorno ho finito di scrivere e ho spedito. Il file è diventato libro e quando Silvana Sola, amica e presidente di Ibby Italia lo ha inserito nella bibliografia di Bill, la biblioteca della Legalità, mi sono sentita a posto.