Libero, 8 maggio 2017
Alle banche 2 miliardi, alle imprese tasse
Dal governo ancora aiuti alle banche. Un altro regalo da due miliardi che si aggiunge ai venti stanziati da Gentiloni all’inizio dell’anno per evitare il fallimento di Mps e delle popolari venete. A fronte di tanta generosità però gli istituti di credito, invece di sostenere l’economia, hanno tagliato i prestiti alle imprese per dodici miliardi. A denunciarlo Unimpresa, l’associazione che raggruppa medie, piccole e anche piccolissime imprese. Vale a dire il nocciolo duro del sistema produttivo nazionale.
Nel mirino ci sono le agevolazioni fiscali contenute nella manovra correttiva da 3,4 miliardi imposta dalla Ue. Il governo, venendo incontro alle richieste dei banchieri, ha riformulato il sistema dell’Ace (Aiuto alla crescita economica) consentendo agli istituti di credito un maggiore sgravio fiscale sulle perdite. Solo Mps, su cui gravano sofferenze lorde per oltre 45 miliardi ha ottenuto un bonus da 891 milioni. In pratica un regalo che vale il doppio della capitalizzazione di Borsa del gruppo senese prima di essere sospeso dalle contrattazioni (422 milioni). «È uno scandalo» denuncia il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. «Le banche continuano a essere aiutate dal governo, ma non sostengono l’economia reale visto che i prestiti alle aziende sono crollati di dodici miliardi nell’ultimo anno».
A ben vedere infatti la stretta del credito non si ferma nonostante tutte le promesse fatte dalle banche: da febbraio 2016 a febbraio 2017, i finanziamenti alle imprese sono passati da 791 miliardi a 779 miliardi (-1,52%). Viceversa quelli alle famiglie, spinti dal credito al consumo e dai mutui, sono saliti di oltre 8 miliardi (+1,35%). La crisi, però, morde ancora. Continuano infatti a salire le rate non rimborsate: le sofferenze lorde sono cresciute di 7 miliardi arrivando a 203 miliardi (+3,60%). Quelle nette sono scese a 77 miliardi con una diminuzione di 5,5 miliardi (-6,74%) per effetto del lento lavoro di pulizia fatto dalle banche. Il regalo fiscale fatto attraverso l’Ace serve proprio a facilitare questo lavoro di ristrutturazione dei bilanci. L’obiettivo è quello di restituire elasticità al patrimonio degli istituti di credito e spingerli ad aumentare i finanziamenti al sistema produttivo. La denuncia di Unimpresa, invece dimostra che, per il momento le banche più che pensare al sistema industriale si sono preoccupate di recuperare la loro reddività. Secondo una rielaborazione di dati della Banca d’Italia, il totale dei prestiti al settore privato è passato dai 1.409 miliardi di febbraio dell’anno scorso ai 1.405 miliardi di febbraio 2017, con un calo complessivo di quasi 4 miliardi (-0,26%).
L’analisi di Unimpresa mette in luce che sono calati di 12,5 miliardi (-4,49%) i prestiti con scadenza fino a un anno (breve termine) normalmente utilizzati dalle imprese per finanziare il circolante. Ma sono calati anche quelli oltre 5 anni (lunga termine) di 8,9 miliardi (-2,48%) che servono agli investimenti. In aumento solo i finanziamenti con scadenza entro i cinque anni (medio periodo) di 9,4 miliardi (+6,32%). In totale il credito alle imprese è passato da 791 miliardi a 779 miliardi, in discesa di 12 miliardi (-1,52%). In ripresa, invece, i finanziamenti alle famiglie, spinti dal credito al consumo salito di 6,9 miliardi (+8,56%) e dai mutui aumentati di 5,5 miliardi (+1,34%).
Meno prestiti, però più tasse.
Un lamento simile a quello di Unimpresa è arrivato da Marcella Panucci, direttore di Confindustria, nel corso di una audizione alla Camera sulla manovrina, davanti alle commissioni Bilancio riunite. «Durante il percorso di definizione del provvedimento si è spesso sostenuto che la preannunciata correzione dei conti pubblici sarebbe stata conseguita ricorrendo prevalentemente a misure di contrasto all’evasione fiscale, senza incrementare la pressione fiscale sui contribuenti», sottolineava l’esponente degli imprenditori. Ma «alla luce dei testi definitivi, invece, appaiono evidenti alcuni aumenti del carico impositivo: penso all’inasprimento della tassazione per i comparti del gioco, che non ha ormai eguali in Europa, e del tabacco, nonché alla stretta su misure strutturali che interessano la generalità delle imprese», attaccava. Anche stavolta «si attinge in larga parte per conseguire gli obiettivi di riequilibrio strutturale dei conti pubblici», riferendosi «ai più gravosi oneri procedurali per la gestione quotidiana della variabile fiscale (vedi il caso delle compensazioni); al sensibile vulnus alla liquidità delle imprese legato alle ricadute dei nuovi meccanismi di riscossione dell’Iva, cui non fa da contraltare una maggiore efficienza e rapidità dei tempi dei rimborsi, non più procrastinabile».