Gazzetta dello Sport, 9 maggio 2017
Macron non sarà troppo buono con noi, ma eviterà di farci fallire
Macron si insedierà solo domenica prossima, ma i primi cortei si sono visti già ieri: nel pomeriggio il sindacato Cgt (la Cgil francese), gli studenti dell’Unef e altri sigle del collettivo detto “Fronte sociale” hanno radunato in place de la République un 500 manifestanti, parecchi dei quali con in testa cappucci neri o caschi o maschere antigas. Gente che faceva sul serio perché la polizia li ha dovuti disperdere a colpi di lacrimogeni e proiettili di gomma. Gridavano: «Cominciano 5 anni di lotta!».
• È gente che evidentemente ha visto in Macron l’uomo delle banche, e si comporta di conseguenza.
I capi di Stato si sono congratulati più o meno tutti con le stesse frasi: bravo, non vediamo l’ora di lavorare insieme, eccetera. Putin ha inserito un elemento originale, l’esortazione a «superare la sfiducia reciproca». Un paio di prese di posizione sono davvero interessanti e illuminanti. Carlo De Benedetti: «La vittoria di Macron ha un preciso e incontestabile significato: la scomparsa dei due partiti che negli ultimi decenni si sono alternati alla guida della Francia, i socialisti e gollisti. Se ne traggono due conclusioni: gli elettori non hanno più fiducia in un approccio tradizionale alle sfide che globalizzazione, tecnologia, immigrazione creano alle nostre società. Una forza nuova che propugna politiche chiare, non compiacenti, non populiste e non incerte (vedi Europa) raccoglie la maggioranza dei consensi in un Paese peraltro politicamente e culturalmente sofisticato come la Francia: un bel no a facili populismi». Alain Accardo, senior lecturer all’università di Bordeaux 3, dove insegna funzionamento dei media dice che Macron è una creature dei giornali e delle televisioni, che hanno subito costruito il monumento necessario a farlo eleggere. I media - dice Accardo - non solo sono un’articolazione del sistema che difende lo status quo, ma sono essi stessi - cominciando dai singoli giornalisti - dei conservatori di fondo, nemici dei terremoti e di tutto ciò che possa mettere in pericolo il nostro benessere (aggiungo, a riprova di questo atteggiamento mentale automatico, che i giornali in Borsa sono tutti rialzisti). Non c’è stato bisogno di parole d’ordine, dice Accardo, tutti hanno capito fin dal primo istante l’antifona, essendo usciti di scena Valls, Fillon e gli altri, e si sono posizionati comme il faut
. Interessante anche il ragionamento di Grillo, scontento del risultato e intelligentemente cupo: «Quante saranno le persone che si riconoscono nell’estrema destra in Francia? Davvero è possibile che il 34% dei francesi sia di ’estrema destra’?. È veramente ’amore’ quello per Macron, così come viene spacciato dai sorridenti mass media dell’establishment? La vera notizia di ieri sera è che nella speranza di disfarsi di questa Europa più di un terzo dei votanti ha scelto l’estrema destra e più di un terzo dei francesi non si sente rappresentato, con l’astensionismo oltre il 25% (record storico dal 1969) e con il record storico assoluto di schede bianche, il 12%».
• Mi viene in mente che nessuno dei due candidati alla presidenza aveva raggiunto al primo turno il 25% dei voti. Questo non ci ricorda la sentenza della nostra Corte sull’Italicum?
Sì, dove si sostenne, farisaicamente, che per andare al ballottaggio era necessaria una soglia minima. Se andando dietro a Grillo sommassimo schede bianche, astensione, voti per la Le Pen vedremmo che Macron è presidente col 29% dei consensi effettivi. Nessun giudice costituzionale si sogna di dire che il sistema francese non è democratico.
• Che succederà adesso?
Macron dovrà scegliersi un presidente del Consiglio che lo accompagni fino alle elezioni politiche di giugno. Si dice che sarà una donna, di carriera politica, e possibilmente non coinvolta in nessun governo del passato. Sylvie Goulard o addirittura Ségolène Royal.
• Il nuovo presidente e l’Europa?
Macron vuole il ministro delle Finanze europeo, con un bilancio autonomo della zona euro controllato dagli eurodeputati dei Paesi che adottano l’euro. Fondo europeo per la Difesa. Controllo sugli investimenti stranieri in Europa e accesso ai mercati europei solo per le imprese che producano in Europa il 50% del fatturato. Il giovane presidente è un poco protezionista e per la Theresa May, al fianco della Merkel (o di Schulz), sarà un osso duro.
• E per l’Italia?
Non ci aspettiamo troppi favori. Renzi ha esultato - forse credendo di potersi identificare nell’uomo nuovo -, ma i nostri pasticci non sono in linea con i gusti finanziari di Macron, per quello che s’è capito. C’è solo il fatto che le banche francesi sono creditrici del sistema bancario italiano per 260 miliardi, e altre aziende francesi devono recuperare in Italia parecchi soldi. Possiamo sperare che, grazie a questo, lo stesso Macron si adopererà per non farci fallire.