8 maggio 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - LA VITTORIA DI MACRONPARIGI - Il passaggio di poteri da Francois Hollande ed Emmanuel Macron si svolgerà domenica
APPUNTI PER GAZZETTA - LA VITTORIA DI MACRON
PARIGI - Il passaggio di poteri da Francois Hollande ed Emmanuel Macron si svolgerà domenica. Lo ha annunciato l’Eliseo: il presidente uscente ha aggiunto di sentirsi "molto emozionato" all’idea di passare il "testimone" a Macron, ex uomo del suo staff ed ex suo ministro dell’Economia.
E oggi alle 10,40 erano insieme al primo atto ufficiale all’indomani della vittoria elettorale alle presidenziali francesi. Il presidente della Repubblica eletto e il presidente in carica, hanno infatti reso omaggio alle vittime della II Guerra Mondiale nel 72esimo anniversario della vittoria degli alleati sui nazi-fascisti del 1945.
Condividi PUBBLICITÀinRead invented by TeadsHollande ha deposto una corona di fiori davanti alla statua di Charles De Gaulle, a piazza Clemenceau, accanto al sindaco di Parigi, Anna Hidalgo, al presidente dell’Assemblea Nazionale, Claude Bartolone e al primo ministro Bernard Cazeneuve. Subito dopo, Hollande ha invitato Macron, che era presente alle celebrazioni ma nella tribuna degli ospiti, a deporre uan corona di fiori alla tomba del Milite ignoto, sotto l’Arco di Trionfo. Nel 2012, anche Nicolas Sarkozy aveva invitato il neo eletto presidente, Hollande, a partecipare alla cerimonia. Così come nel 1995 Jacques Chirac aveva fatto con il suo immediato predecessore, Francois Mitterand.
Ma a Parigi c’è chi protesta. La polizia francese ha utilizzato gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i partecipanti a una manifestazione di protesta nella parte orientale di Parigi. Decine di sezioni del sindacato Cgt, e membri del sindacato studentesco Unef, riuniti nel collettivo noto come Fronte sociale, si sono radunati a Place de la Republique a partire dalle 14. Presenti diverse centinaia di persone, che vogliono cominciare già a fare pressioni su Macron. "Cominciano 5 anni di lotta", recita uno degli striscioni. Alla testa del corteo sono spuntati cappucci neri, caschi e maschere antigas.
Parigi, la prima manifestazione anti-Macron: la polizia respinge il corteo Condividi
L’agenda di impegni di Macron è già fitta. Già da oggi Macron annuncerà le dimissioni dalla guida del movimento En Marche! da lui fondato appena un anno fa. Dopodomani accompagnerà il presidente socialista per la giornata nazionale in memoria della schiavitù, subito dopo l’ultimo Consiglio dei ministri presieduto da Hollande. Il primo importante impegno internazionale per il neopresidente sarà il vertice G7 di Taormina il 26 e 27 maggio.
Il nuovo governo. Molto presto il nuovo presidente svelerà il nome del suo primo ministro e della squadra di governo con cui lavorerà in vista delle elezioni legislative che si terranno l’11 e il 18 giugno e che determineranno la nuova maggioranza parlamentare, passaggio chiave per il suo futuro quinquennio. Secondo un sondaggio Kantar Sofres-Onepoint, il suo movimento potrebbe raccogliere tra il 24% e il 26% dei voti alle legislative, davanti ai Republicains con il 22%, il Front National (21-22%), la sinistra radicale France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon (13%-15%) e i Socialisti con l’8-9%. E proprio in vista della prossima consultazione elettorale, En marche! cambia nome: il movimento del neo-presidente è stato ribattezzato "La Republique en Marche". Catherine Barbaroux sarà nominata presidente ad interim per succedere a Macron.
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Possibili candidati. Secondo i media francesi, Macron sceglierà il premier tenendo conto di almeno cinque parametri: non deve essere stato ministro di un governo precedente, deve avere esperienza parlamentare, essere un volto nuovo, non essere soltanto un esponente della società civile, essere una donna. I possibili candidati, tenuto conto del fattore-donna, un’ipotesi quasi perfetta sembra Sylvie Goulard. Europeista, non è stata ministro ma dal 1989 ha lavorato al ministero degli Esteri per occuparsi dei negoziati europei sulla riunificazione tedesca. Dal 2001 al 2004 è stata consigliere politico di Romano Prodi alla Commissione europea per poi collaborare con Valéry Giscard D’Estaing per la Costituzione europea. Schierata da subito con Macron, ha organizzato il suo incontro con Angela Merkel. Unico handicap: non è mai stata eletta all’Assemblée Nationale.
Altro nome che ricorre è quello di Segolene Royal. Non proprio un "volto nuovo" ma in termini politici l’ex candidata all’Eliseo viene considerata l’inventrice del ’macronismo’ prima di Macron e, in ogni caso, tra i due c’è da sempre un buon rapporto. Nel 2010, Rroyal ha vinto nella regione del Poitou-Charentes con una lista allargata a verdi, radicali, modem, comunisti, sindacalisti che potrebbe prefigurare uno schema di futura maggioranza per Macron, che oltre al suo movimento non disponde di un partito. Ieri sera, subito dopo gli exit-poll, Royal è stata tra i primi a commentare e il messaggio che ha mandato è abbastanza esplicito. Ora, ha detto, "è il momento di lavorare insieme".
Un terzo nome di donna che ricorre è quello di Anne-Marie Idrac, centrista, 65 anni, per due volte ministro (ai Trasporti con Chirac, al Commercio estero con Sarkozy) e da febbraio schierata con Macron in questa complessa campagna elettorale. Si parla anche di Richard Ferrand, da molti considerato il ’braccio armato di Macron. Deputato del finistère è stato consigliere di gabinetto del ministero di Stato agli Affari sociali ed è in parlamento dal 2012. Come deputato è stato tra i principali sostenitori della "legge Macron" (la più recente legge organica in materia di lavoro approvata in francia). Ancora, un altro nome, ma non è donna, è quello di Édouard Philippe. È In politica più o meno dal 2000 e da allora è stato sindaco di Havre per due mandati per poi diventare deputato della Seine-Maritime nel 2012.
Francia, Macron presidente: la notizia sulle prime pagine del mondo Navigazione per la galleria fotografica 1 di 35 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow Tra gli altri nomi che vengono citati dai media francesi, figurano: Laurence Parisot, ex capo della confindustria francese, François Bayrou, il socialista Xavier Bertrand, l’ex ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, lo chiracchiano Jean-Paul Delevoye, e - ma lei sembra avere davvero pochissime chances - la direttrice del fondo monetario internazionale Christine Lagarde.
Continuano le telefonate di congratulazioni. "La sua elezione alla presidenza costituisce una prova di fiducia nel futuro e un segnale di adesione all’ideale dell’integrazione continentale. Un segnale particolarmente importante perché giunge a poche settimane dal vertice dei capi di Stato e di Governo che a Roma hanno celebrato il 60mo anniversario dei Trattati istitutivi dell’Unione europea" ha scritto il presidente Sergio Mattarella al neo presidente francese.
Uno "scambio di felicitazioni" tra Matteo Renzi e Macron nella serata di ieri "per lo straordinario risultato elettorale". Congratulazioni anche da Nicolas Sarkozy, stamattina su France 2 "per questa bella elezione". Dalla Germania il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, ha ribadito che la cancelliera è "molto contenta. Macron porta la speranza di milioni di francesi e anche di molte persone in Germania e in Europa". La partnership con la Francia "rimane un pilastro fondamentale della politica tedesca", ha concluso. Elezioni Francia, Macron presidente: i leader mondiali si congratulano su Twitter Navigazione per la galleria fotografica 1 di 10 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow In mattinata è arrivato l’augurio di Vladimir Putin. Il presidente russo ha salutato l’elezione di Macron chiedendogli di "superare la sfiducia reciproca" e a "unire le forze". Putin ha invitato Macron a colmare le distanze e a lavorare insieme per combattere "la crescente minaccia del terrorismo e del fondamentalismo violento". Il premier israeliano Benyamin Netanyahu: "Non vedo l’ora di lavorare con il nuovo presidente - ha spiegato ieri sera - e di affrontare i temi comuni per le nostre democrazie. Una delle maggiori minacce che il mondo fronteggia oggi è il terrorismo estremista islamico che ha colpito Parigi, Gerusalemme e tante altre città. Francia e Israele sono vecchi alleati ed io sono sicuro che continueranno ad approfondire le relazioni".
Dal Giappone il premier Shinzo Abe ha spiegato che sarà lieto in futuro di lavorare assieme per "il mantenimento della pace e la prosperità nel mondo, in un periodo di continue sfide all’ordine internazionale".
A commentare l’elezione francese anche l’ingegner Carlo De Benedetti a margine dell’incontro annuale della Consob a Milano: "La vittoria di Macron, ha un preciso e incontestabile significato: la scomparsa dei due partiti che negli ultimi decenni si sono alternati alla guida della Francia, i socialisti e gollisti". "Da qui si possono trarre due conclusioni, - ha spiegato De Benedetti - innanzitutto gli elettori non hanno più fiducia in un approccio tradizionale alle sfide che globalizzazione, tecnologia, immigrazione creano alle nostre società. In secondo luogo una forza nuova che propugna politiche chiare, non compiacenti, non populiste e non incerte (vedi Europa) raccoglie la maggioranza dei consensi in un Paese peraltro politicamente e culturalmente sofisticato come la Francia: un bel no a facili populismi".
Più tetro il commento che Beppe Grillo ha affidato come sempre al suo blog. "Quante saranno le persone che si riconoscono nell’estrema destra in Francia? Davvero è possibile che il 34% dei francesi sia di ’estrema destra?’. È veramente ’amore’ quello per Macron, così come viene spacciato dai sorridenti mass media dell’establishment? - ha scritto il leader 5Stelle -. La vera notizia di ieri sera è che nella speranza di disfarsi di questa Europa più di un terzo dei votanti ha scelto l’estrema destra e più di un terzo dei francesi non si sente rappresentato con l’astensionismo oltre il 25% (record storico dal 1969) e con il record storico assoluto di schede bianche, il 12%. Considerando che in Francia l’euro, la globalizzazione e le banche non hanno potuto fare disastri paragonabili a quelli perpetrati a danno dei diritti dei cittadini in Italia: dovrebbe essere chiaro quanto è pesante quel 34%".
I voti in italia. I francesi che hanno votato Macron in Italia sono l’84,27% delle preferenze (10613 voti) contro appena il 15,73% andato a Marine Le Pen (1981 voti). L’ambasciata francese ha diffuso oggi i dati che vedono il neo presidente della Repubblica affermarsi nettamente in tutte e tre le città dove è stato possibile votare. Nella circoscrizione di Roma il leader di En Marche! è all’85,23% (Le Pen 14,76), a Milano ha ottenuto l’84,20% (Le Pen il 15,79%) mentre a Napoli si è attestato al 76,80% (Le Pen è al 23,20%). Quasi il 60% degli aventi diritto (il 58,96%) si è però astenuto: la percentuale dei votanti è stata del 41,03%
LUDIVINE BERNARD
Ludivine Bernard per www.vice.com
MACRON
Nelle settimane che hanno preceduto il voto per le presidenziali in Francia, le bacheche Facebook di mezzo paese abbondavano di accuse alla stampa. "Venduti!", "merdias" ("medias", media + "merde", che altro non significa che merda), "journalopes" ("journalistes" + "salopes", troie) si leggeva, molto spesso in riferimento all’ampio spazio dedicato da giornali e televisioni al candidato [ e nuovo Presidente della Repubblica francese] di En Marche! Emmanuel Macron.
Macron ha effettivamente goduto di una copertura mediatica superiore a quella degli avversari, e in occasione del secondo turno ho voluto parlare proprio del ruolo dei media nelle elezioni con il sociologo Alain Accardo, senior lecturer a Bordeaux 3 specializzato in giornalismo e funzionamento dei media mainstream.
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Secondo Accardo, "l’errore più grande e al contempo più diffuso in cui possiamo incorrere quando parliamo di media è ritenere che svolgano una funzione a beneficio di tutta la popolazione: fornire delle informazioni ai cittadini, così come vengono fornite ai cittadini anche acqua, gas ed elettricità. Nella pratica i media non sono che incidentalmente dei fattori di utilità pubblica: oggi sono semplicemente una parte, e non la più piccola, del dispositivo di difesa del sistema."
Nonostante questa sua posizione, però, Accardo non è certo convinto che i giornalisti siano fantocci al servizio di un qualche azionista o che la stampa stia tramando per diffondere disinformazione e fake news. Quello che vuole sostenere è che i giornalisti hanno un retroterra comune, così come una comune prospettiva e un tornaconto dallo status quo che ha permesso loro di individuare in Macron un terreno sicuro. Gli ho chiesto di parlarmene.
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VICE: In campagna elettorale (e anche prima) la stampa ha dato ampio risalto a Emmanuel Macron. Pensa che l’informazione abbia una qualche responsabilità nella creazione del personaggio Macron, un personaggio che fino a tre anni fa era praticamente sconosciuto?
Alain Accardo: Sì, penso si possa effettivamente dire che i giornalisti hanno "creato il personaggio Macron," così come hanno creato tutto il resto. Ancora più precisamente, possiamo dire che i media sono stati decisivi nel presentare Macron come un candidato credibile, capace di "unire al di là delle vecchie divisioni dei partiti," come si è detto spesso.
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L’hanno fatto affidandosi unicamente ai proclami di Macron, che per sua impazienza ha bypassato il consueto processo di investitura di un grande partito. Trattandosi di una novità nel panorama politico, non aveva ancora accumulato il capitale politico specifico dei suoi principali avversari. Così ha fatto quello che fanno spesso i nuovi soggetti all’interno di una competizione sociale: ha tentato il colpo di mano per accumulare tutto in una volta il capitale distintivo necessario a battersi con gli altri candidati. Non volendo perdere tempo ed energie, ha corso il rischio di presentarsi da "indipendente".
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Un fatto che limita la forza della sua strategia a quel "né di destra né di sinistra" che, nella Francia odierna, non è nemmeno una grossa novità—basti pensare a Giscard [ Presidente della Repubblica a cavallo tra anni Settanta e Ottanta]. Trent’anni di alternanza tra destra e sinistra hanno fatto il resto, deteriorando la fiducia degli elettori tanto da una parte quanto dall’altra. Che poi, se vogliamo dirlo, il proclama "né di destra né di sinistra" è sempre indicatore di una preferenza, per quanto dissimulata o imbarazzata, per la destra.
In circostanze normali, il rischio di questi candidati è di essere sopraffatti da avversari più navigati. Ma Macron ha beneficiato di una combinazione di fattori inimmaginabile, che nessun istituto di sondaggi avrebbe potuto prevedere—dalla disfatta di Fillon alla sconfitta di Valls alle primarie socialiste.
macron
All’improvviso, i due grandi partiti prediletti nel sistema di alternanza erano stati azzoppati. Così i conservatori si sono buttati su Macron per metterlo in condizione di farcela. Perché? Perché Macron appariva come il candidato ideale delle forze liberali e conservatrici contro la minaccia estremista e populista del Front National di Le Pen. Ai giornali, perfettamente rodati, non è rimasto che fare il loro lavoro e presentare il salvatore della Repubblica, il redentore Macron.
C’è da dire che siamo in un momento di profonda sfiducia nei confronti della stampa. Stando così le cose, ovvero se la stampa conta così poco, come ha fatto Macron ad arrivare al ballottaggio?
MARINE LE PEN MACRON
Non penso che la sfiducia sia ancora così profonda. Tutti i principali soggetti—che si tratti di carta stampata, televisione o radio—sono virtualmente parte di entità mediatiche più grandi e con forti interessi capitalistici. Queste entità producono informazione per il mercato e al tempo stesso producono un mercato per l’informazione. Sono come qualsiasi altra azienda che produce automobili, profumi o barbecue. Un’azienda stimola il desiderio di un barbecue e poi produce il barbecue che il pubblico desidera. Se la stampa è parte di questo sistema capitalistico, la sua missione di fondo è mantenerlo in piedi.
Ovviamente in tutto ciò i media devono mostrare di rispecchiare i valori su cui si basano la nostra Repubblica e la nostra Costituzione—la democrazia e la laicità, no? Ed è per questo che danno l’impressione di aprire a istanze diverse in ottemperanza a un pluralismo e una diversità di facciata. Jean-Luc Mélenchon otterrà il suo spazio, ma nella narrativa dei media il suo nome sarà sempre accostato a quello di Chávez.
MACRON LE PEN
Un candidato minore come Philippe Poutou verrà invitato a dire la sua, ma sarà sempre descritto come poco rilevante e privo di progettualità. Quanto ai candidati più tradizionali, quelli che non rappresentano una minaccia per la struttura capitalista, questi verranno presentati in maniera positiva o neutrale, senza connotazioni dannose. Prese una per una queste connotazioni potrebbero apparire minime o irrilevanti, ma il fatto che vengano ribadite a questa frequenza contribuisce a creare tutta una narrativa intorno a un candidato o alle sue idee.
Finora abbiamo parlato di grandi gruppi editoriali. Ma a livello di singoli giornalisti?
MACRON SULLA COPERTINA DI GARCON
I giornalisti hanno quasi tutti un background—sociale, culturale, morale—che rispecchia perfettamente la domanda dell’attuale ordine capitalistico. Chi lavora nel giornalismo è generalmente qualcuno che arriva dalla classe media e aderisce al sistema ideologico dominante fatto di edonismo dei consumi, individualismo, europeismo incondizionato, preferenza del privato al pubblico e ostilità verso il sindacalismo di classe.
Ad accomunare la categoria c’è poi anche quell’analfabetismo politico che li porta a ridurre la politica a ciò che le personalità politiche dicono di fare, di aver fatto o di voler fare. La stampa, coi suoi giornalisti e i suoi sondaggisti, trasforma continuamente la vita politica in un teatrino in cui i protagonisti si producono in un’infinita giostra verbale che potremmo chiamare—mi si perdoni il termine— parlocrazia.
MACRON
In Francia, più di trent’anni di "consenso repubblicano" tra una destra dichiarata e una sinistra mascherata da "sinistra di governo" hanno dimostrato che non c’era granché da aspettarsi dalla solita ricetta. I francesi stanno iniziando ad aprire gli occhi. Perciò è comprensibile tutta questa fiducia e sete di un cambiamento annunciata—non importa quale cambiamento, basta salvare il sistema in pericolo e permettere la riproduzione dello status quo.
Macron è stato spesso definito la scelta "moderna". Cosa pensa di questa caratterizzazione?
Come dicevo, Macron si è ritrovato nel posto giusto al momento giusto, mentre i candidati dei partiti tradizionali stavano cadendo uno dopo l’altro. C’era bisogno di riempire quel vuoto, ed ecco Macron. Un presunto outsider giovane e ambizioso che al contempo rappresenta il sistema—ha frequentato le scuole giuste, ha lavorato in banca.
MACRON
Tuttavia, è da ingenui pensare che se non ci fosse stato Macron l’establishment si sarebbe lasciato mettere da parte. Ci sono centinaia di potenziali candidati come Macron, persone che si sono formate nelle nostre scuole e nelle nostre organizzazoni politiche e che sono pronte a scendere in campo, se necessario, ognuna con le sue piccole sfumature del casoADINOLFI
L’appartenenza massonica di Macron non è una teoria, la scelta di parlare incorniciato da una piramide è una simbologia precisa, il suo unico padrino politico è Attali (teorico del poliamore e dell’eutanasia indiscriminata sugli over 65 non produttivi) massone conclamato.
ADINOLFI
Da ministro dell’Economia meno di un anno fa Macron partecipava da ospite d’onore alle iniziative delle Logge del Grand’Oriente di Europa. Una presidenza così non può che essere temuta dai cattolici
Lo possiamo dire? Diciamolo. Senza la Brexit e senza Trump, col cavolo che avremmo visto un neo presidente francese come Emmanuel Macron marciare verso il palco del vincitore accompagnato dall’Inno alla Gioia, mentre le bandiere a dodici stelle facevano capolino tra quelle tricolori.
Non ci fossero stati loro, ma pure Hofer in Austria, Wilders in Olanda, Petry in Germania, gli stessi Grillo e Salvini qui da noi, non ci saremmo mai svegliati dal torpore di chi pensa che l’ordine delle cose è garantito per legge divina, che indietro non si torna, che si può restare fermi.
ANDREA BONANNI SU REPUBBLICA
La vittoria di Macron salva l’ Europa, che con Le Pen presidente avrebbe avuto i giorni contati. Ma la storia di questo salvataggio è ancora tutta da scrivere nei tempi e nelle modalità. I messaggi di congratulazioni subito inviati da Merkel, da Juncker e da Gentiloni denotano un sollievo comprensibile per il fatto che la Francia continuerà a restare nel cuore dell’ Europa. Tuttavia non è detto che la visione del nuovo presidente francese sul futuro della Ue sia necessariamente convergente con quella dei suoi principali interlocutori.
juncker merkel
Tra le proposte di Macron sul futuro dell’ Europa ce ne sono alcune che già figurano nell’ agenda delle istituzioni e che sono abbastanza condivise anche dai governi che costituiranno il "nucleo duro" della Ue: creazione di un ministro delle Finanze dell’ eurozona, che dovrà gestire un bilancio autonomo della zona euro e che sarà controllato da un Parlamento composto dagli eurodeputati dei Paesi dell’ Unione monetaria. Inoltre creazione di un fondo europeo per la Difesa, che finanzi lo studio e lo sviluppo di armamenti europei. Su questi punti, che comunque rappresentano un enorme salto qualitativo per la Ue, non ci dovrebbero essere resistenze di principio da parte degli altri governi dell’ eurozona.
DONALD TRUMP CON IL FUCILE
Ma il nuovo presidente ha anche una visione molto più francese e protezionista di come l’ Europa dovrebbe affrontare il mare aperto della globalizzazione. Tra le sue proposte figura, per esempio, un più stretto controllo sugli investimenti stranieri nella Ue e soprattutto l’ idea di riservare l’ accesso ai mercati pubblici europei alle imprese che producono in Europa almeno la metà del loro fatturato. Siamo, insomma, ad una filosofia più "trumpiana" del commercio internazionale, che certo non coincide con quella ultraliberista finora seguita da Bruxelles con il sostegno di Berlino e dei Paesi del Nord Europa.
mario draghi
Se Marine Le Pen ha cercato di dipingere il suo rivale come il campione della globalizzazione assoluta, in realtà la visione di Macron è quella di un’ Europa che sappia mettere una serie di paletti alla liberalizzazione dei mercati riscoprendo un «interesse nazionale europeo» che non è più limitato ai singoli Paesi ma che si estende a tutta la Ue. È anche a questo che si riferisce la sua idea di una «Europa protettiva», in grado di rassicurare le categorie più minacciate dalla globalizzazione, non solo in Francia ma in tutta l’ Unione.
Si tratta di una visione che può avere un forte "appeal" politico, soprattutto di fronte ad una amministrazione americana fortemente protezionista e in vista di un difficile negoziato commerciale con la Gran Bretagna della Brexit. Ma certo comporta, per Bruxelles, una correzione di rotta significativa che costringerebbe la Germania a rivedere i propri parametri di esportatore globale e incontrastato.
MERKEL SCHULZ 2
Per quanto riguarda l’ Italia, che giustamente plaude alla vittoria di Macron e ai suoi ideali europeisti, dovrà fare fatica per tenere il passo con un rinnovato asse franco- tedesco che l’ inquilino dell’ Eliseo ha già preannunciato. Il nuovo presidente francese ha da tempo stabilito un legame privilegiato con Angela Merkel, probabile vincitrice delle prossime elezioni in Germania. Ma non avrebbe difficoltà a trovare sintonie anche con Martin Schulz, nel caso il candidato socialdemocratico dovesse arrivare alla Cancelleria.
Il fatto poi che Macron sarà verosimilmente costretto a formare un governo sia con esponenti conservatori sia con esponenti socialisti, lo avvicinerà ancora di più alla formula politica della Grande coalizione che da molti anni regge le sorti della Germania.
gentiloni e renzi
Dal duopolio franco-tedesco oggi l’ Italia resta esclusa principalmente a causa dell’ incertezza politica che pesa sul futuro del Paese. La Francia e la Germania hanno di fronte a sé almeno un quinquennio di consolidata coerenza europeista. Difficile che prendano nella cabina di comando un’ Italia che, tra meno di un anno, potrebbe essere guidata da Grillo o da Salvini.
Ma, anche nel caso che Renzi riesca a vincere le elezioni e il Pd torni ad essere l’ asse portante del futuro governo, difficilmente troverà in Macron una sponda per le sue polemiche contro il rigore "made in Europe". Nel programma del nuovo presidente francese c’ è un taglio della spesa pubblica di 60 miliardi e la soppressione di 120 mila posti nel pubblico impiego.
Sono queste le risorse con cui Macron conta di stimolare la crescita economica, senza chiedere più sconti all’ Europa. È una logica molto più "tedesca" di quella seguita dalla Francia di Hollande. Se il prossimo governo italiano vorrà ritagliarsi un ruolo da protagonista accanto a Parigi e Berlino, sarà il caso che ne tenga conto.