Libero, 6 maggio 2017
Apre portafoglio made-in-China e trova lettera di uno schiavo-prigioniero
Compra un bel portafoglio nuovo, e ci trova dentro un messaggio in cinese. Assomiglia a una storia del Commissario Montalbano ma è avvenuta sul serio: a una signora di nome Laura Wallace che era andata a fare spesa in un negozio appartenente alla catena Walmart a Sierra Alta, in Arizona. Probabilmente la maggior parte di coloro che si fossero trovati in una situazione del genere si sarebbero limitati a buttar via il pezzetto di carta scritto in caratteri incomprensibili ma la cosa ha invece intrigato la nuora della signora, che si è fatta decifrare il testo. A quanto pare, quel portafogli alla moda destinato a cittadini della Terra della Libertà era stato fabbricato in un carcere da detenuti condannati ai lavori forzati in condizioni inumane, che hanno così voluto denunciare quel che stava accadendo.
Visto da destra, come avrebbe detto Guareschi: un’altra prova degli eccessi della delocalizzazione in Cina contro la quale Trump aveva promesso di lottare. Visto da sinistra: una grave violazione di quei diritti umani che da decenni gli Stati Uniti hanno elevato a bussola della propria politica estera, e di cui il segretario di Stato Tillerson ha però detto che ora non devono più impicciare troppo il perseguimento dell’interesse nazionale. Piuttosto che litigare tra di loro, però, per lo meno su questo particolare punto l’America trumpiana e quella anti-trumpiana possono trovare un punto di accordo, e la nuora della signora Wallace ha deciso di rendere pubblico il messaggio dall’inferno delle carceri cinesi.
«Gli internati nella prigione Yingshan nel Guangxi, Cina, lavorano 14 ore al giorno senza riposo al mezzogiorno, lavorano ore straordinarie fino alla mezzanotte e coloro che non terminano il loro lavoro sono picchiati. I loro cibi sono senza olio né sale», è il testo letterale del messaggio. «Ogni mese, il capo paga a ogni interno 2000 yuan». Al cambio, fanno 264 euro. «Se gli interni sono malati o hanno bisogno di medicine, i costi sono scontati dai loro salari. Le prigioni in Cina sono differenti da quelle dell’America». «Non ho ne i mezzi e né i contatti per poter aiutare in nessun modo», ha commentato la signora Wallace a 4News Tucson, emittente locale collecata alla catena Nbc, nel rendere nota la storia. «Così che questa è la mia forma di apportare un granello di sabbia. Non voglio che sia un attacco a nessun negozio, questa non è la risposta di cui le vittime hanno bisogno. Questo sta succedendo in ogni tipo di luoghi e le persone semplicemente non lo sanno». «Non possiamo emettere commenti specifici su questa nota, perché non abbiamo il modo di verificare l’origine della lettera», ha provato a giustificarsi la Walmart. «Ma uno dei nostri requisiti per i fornitori che forniscono i prodotti in vendita a Walmart è che ogni lavoro deve essere volontario». Anche quello di chi dovrebbe controllare che questo requisito sia adempiuto?