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 2017  maggio 06 Sabato calendario

Il miliardario Buffet abbandona Ibm: «Tanti concorrenti, non è la più forte»

NEW YORK Warren Buffett non si fida più della Ibm, e la Ibm perde con lui uno dei maggiori investitori. Il Re Mida di Omaha ha confermato ieri di aver ceduto negli ultimi mesi un terzo della posizione che la sua Berkshire aveva accumulato negli ultimi sei anni, e che la più recente relazione del gruppo aveva dichiarato aver raggiunto 81,6 milioni di azioni, per un valore di 13,5 miliardi di dollari pari, all’8,6% del capitale del colosso Usa. Buffett aveva sorpreso la comunità finanziaria nel 2011, quando aveva annunciato di essere sceso in campo con gli acquisti sul titolo della veterana azienda americana. Fino a quel punto il più ascoltato degli investitori americani si era tenuto lontano dai titoli tecnologici, con la semplice ammissione della sua totale ignoranza in materia, che non gli permetteva di operare con cognizione di causa. L’investimento nella Ibm fu letto come una potente iniezione di fiducia per una società che gli americani amano, e che vogliono veder prosperare. Le azioni sono state infatti in ascesa più o meno costante fino alla fine del 2016, nonostante i 19 trimestri consecutivi di perdite. 
LA CRISI
Buffett ha continuato ad acquistare a dispetto dei risultati, mentre la nuova ceo della Ibm, Gimmi Rometty, ascesa al controllo dell’azienda pochi mesi dopo l’inizio degli investimenti da parte di Warren, cercava di spingere la società verso nuove direzioni. Le attività core del gruppo, fabbricazione di super computer e software aziendale, erano da tempo in declino. Rometty si è avventurata verso le nuove frontiere dell’IT: intelligenza artificiale, analisi dati e cloud. Su questa strada ha trovato però la concorrenza poderosa dei nuovi giganti: Amazon, con il suo dominio del Cloud Computing, e poi Microsoft e Google. 
È in questo confronto che Warren ha visto la nuova debolezza della Ibm, tale da mettere in dubbio la sua capacità di restare competitiva in futuro. Gli acquisti che la Berkshire aveva fatto avevano un valore medio di 170 dollari ad azione. Quando il titolo per pochi giorni all’inizio di marzo ha superato il valore di 180 dollari, Buffett ha ordinato le vendite di 24-25 milioni di azioni, contento di aver realizzato un profitto. Quando poi il prezzo ha iniziato a scendere anche in seguito al suo intervento, ha cessato le vendite. Lo smobilizzo dei titoli ha portato la liquidità della Berkshire, che era già a fine 2016 al livello record di 86 miliardi di dollari, a superare la soglia di 90 miliardi. Buffet è stato chiaro: «Non attribuisco più lo stesso valore alla Ibm rispetto al tempo in cui avevo iniziato ad investire. È ancora un’azienda grande e robusta, ma oggi si trova ad affrontare concorrenti ugualmente grandi e forti».