la Repubblica, 7 maggio 2017
Islanda, la sfida di Thor. Prende l’energia pulita dal cuore del vulcano
Si chiama Thor, come il dio vichingo del fulmine e del tuono col suo invincibile martello folgorante. E per 100 milioni di dollari lancerà una rivoluzione nell’uso delle energie rinnovabili a livello globale. Il progetto è partito in Islanda: aziende ad alta tecnologia, ingegneri, ecologisti, esperti del piccolo ma creativo Stato del Grande nord hanno completato le trivellazioni alla profondità da record di 4659 metri. Da lì sotto, vicino al magma, l’acqua ha temperature sui 427 gradi e diverrá fluido critico (a metà tra liquido e gas) azionando le turbine delle centrali. Reykjavík lancia cosí la sfida dell’energia geotermica. E insieme si impegna al massimo per abbattere l’aumento delle emissionicausate dall’industria metallurgica, dalla chimica hi-tech e dal turismo. Certo, è tutto da vedere se Thor avrà successo e produrrà abbastanza energia rinnovabile geotermica come calcolato. Albert Albertsson, ingegnere capo della HS Orka, l’azienda islandese leader del progetto, è ottimista: «Quando Thor sarà operativo, ci darà fino a 10 volte piú energia rispetto a un pozzo di petrolio o gas convenzionale negli impianti geotermici già in servizio. Il calcolo è presto fatto, aggiunge: la capitale Reykjavík, circa 220mila abitanti sui 338mila totali del paese, piccola “città che non dorme mai”, ha bisogno oggi di 30-35 impianti geotermici convenzionali, ma se si trivella in profondità di impianti ne basteranno da tre a cinque appena». Thor genererebbe energia in quantità straordinaria, sfruttando le temperature estreme a grande profondità nelle aree vulcaniche all’interno del nostro pianeta: i liquidi ad alta pressione, così vicini al magma, possono cioè essere quindi trasformati in energia pulita. Sebbene a detta di Martin Norman, specialista norvegese di Greenpeace, anche le trivellazioni producano un po’ di emissioni. E questo è un problema da affrontare e risolvere.
Il programma si chiama “Iceland deep drilling project” ed è nato dopo gli shock delle diverse crisi petrolifere e della crisi finanziaria internazionale del 2008. È guidato dagli islandesi (disponbili in futuro a offrire elettricità pulita con cavi sottomarini anche a Regno Unito ed Europa continentale): aziende, università e governo con a fianco 38 aziende e istituti di ricerca europei, nordamericani e russi. Thor è vicino alla mitica Blue Lagoon, laguna blu, il piú bel bagno termale naturale del mondo a metà strada tra Keflavík (l’aeroporto) e la capitale. Tutto merito della memoria degli scienziati registrata negli antichi archivi: Thor sorge presso quelli che erano i crateri di un vulcano la cui ultima eruzione fu 700 anni fa e creò quel paesaggio lunare ceh vediamo sulla strada che ci porta a Reykjavík. Qui il progetto sarà funzionante dal 2020. Una seconda trivellazione profonda, Krafla Magna Testbed, sarà effettuata vicino al vulcano Krafla, nel nord.
Questa scommessa è necessaria, dicono aziende e governo islandesi. Si, perché nonostante l’isola con geyser, vulcani e dighe sia l’unico Stato al mondo che per economia, abitazioni, uffici, illuminazione, tutto insomma, usa al 100 per cento solo rinnovabili (per un quarto geotermica, per il resto idroelettrica), le sue emissioni sono aumentate. L’economia cresce ma emettono CO 2 le aziende di alluminio e silicio, e il turismo con i suoi 2 milioni di visitatori l’anno, trasportati nel paese con auto e bus. Il governo, così come Svezia e Norvegia, vuole permettere l’uso di soli veicoli elettrici o spinti da biocarburanti. E segue le costose ricerche di Stoccolma e di Oslo per produrre biocarburanti anche per aerei civili (la piccola Islanda ha due linee aeree di gran successo, Icelandair e Wow) e nel caso svedese per jet militari, navi da guerra, tanks e sottomarini. «Abbiamo già raddoppiato le tasse sulle emissioni, ma se non basta faremo di più per ridurle e insieme aiutare l’industria», dice la ministra dell’Ambiente del governo liberalconservatore, Bjort Olafsdottir. «Niente deve essere impensabile per rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni sottoscritti anche da noi alla conferenza sul clima di Parigi».