La Stampa, 8 maggio 2017
Quando lo Spezia dribblava la guerra. L’epopea dei Vigili del fuoco va in teatro
Ad accoglierli, in quel giorno di allarmi aerei, sono in tanti. «Una luce tra due bui quella che avevamo acceso tenue in mezzo all’oscuramento, era fatta da persone che per festeggiarci ci portavano piccole cose, un uovo, una penna, una bottiglia di vino, che erano cose preziose in quei giorni, la vittoria era in quei doni». Luglio 1944, La Spezia, città martoriata dalla seconda guerra mondiale.
C’è un manipolo di eroi, su un’autobotte trasformata in mezzo di trasporto, che rientra dopo aver compiuto l’impresa. Sono i calciatori dei Vigili del fuoco della Spezia, estemporanea appendice della storia degli aquilotti liguri: una squadra destinata, nel bene o nel male, a entrare se non negli almanacchi del calcio, almeno nella storia. Storia che da mercoledì verrà raccontata a teatro, da Gianfelice Facchetti, autore e voce narrante di «Eravamo quasi in cielo».
Lo Spezia, nel ‘43, gioca in Serie B. Ma il suo presidente, Coriolano Perioli, viene catturato dai nazisti e deportato. Per proseguire l’attività, un dirigente, Giacomo Semorile, convince il comandante dei pompieri, Luigi Gandino, a rilevare il titolo e iscrivere la formazione al campionato di guerra, cui partecipano le squadre di A, B e serie C. L’esperimento di un regime ormai agli sgoccioli per far capire che la vita continua, anche sotto le bombe. E che il calcio è svago. Un campionato anomalo, certo, ma che vale lo Scudetto. Quello precedente è vinto da una squadra destinata a entrare nei cuori e nella storia: il Torino. Ma c’è di più, nell’accettare l’ingaggio nei Vigili del fuoco: il tesserino da pompiere è un lasciapassare per il Paese, «sostituisce i documenti di identificazione», decreta la legge.
Gli acquisti
Arriva Gramaglia, bandiera del Napoli; dal Livorno ecco Angelini e Tori; dal Genoa Viani II e Tavoletti. L’allenatore è Ottavio Barbieri, ex olimpionico, cresciuto sotto l’ala di Vittorio Pozzo. Una squadra improvvisata, ma con le idee chiare. «Una caserma dei pompieri come base ti allena all’improvvisazione, a prendere decisioni importanti in pochi attimi dopo il suono di una sirena». Tra i palazzi cittadini che cadono come birilli, «corpo a corpo con quei ragazzi abbiamo imparato a essere una squadra, a sacrificarci a costo di giocarci la vita». L’autobotte Fiat 621L trasporta i calciatori oltre la Cisa, in Emilia, dove si gioca la prima fase del torneo. Suzzara, Fidentina, Parma e Busseto sono sconfitte e si arriva alle finali regionali. Ogni viaggio è un’avventura e l’occasione per dedicarsi al commercio: gli spezzini portano il sale a improvvisati venditori di riso, farina e altri generi alimentari che è possibile barattare. E poi c’è il campo: ancora Suzzara, Carpi e Modena lasciano la leadership agli spezzini, i soli carpigiani vincono uno dei due scontri diretti. I Vigili del fuoco sono in finale: a Bologna succede di tutto. L’11 giugno ’44 i liguri passano in vantaggio con un gol di Rostagno, contestato da avversari e pubblico. L’invasione di campo delle brigate nere costringe l’arbitro a fischiare la fine. È 2-0 a tavolino. Il Bologna protesta e non si presenta al ritorno. I pompieri sono alle finali nazionali: Venezia e soprattutto Torino saranno le avversarie.
All’Arena di Milano
Le finali di Milano, all’Arena Civica, si giocano davanti a pochi spettatori e con il ronzio dei «Pippo» che volteggiano in cielo, «aerei che ci facevano lo scalpo», tra un dribbling, un cross e un tackle. «La prima finale noi la raggiungemmo con un camion di traslochi, seduti tra i mobili, alloggio a Varese – dove allenava e giocava Peppino Meazza – dai Vigili del fuoco, e poi partita col Venezia». Finisce 1-1. Tocca al grande Toro. La vigilia è vissuta sotto le bombe, in caserma a Brescia. Dopo due falsi allarmi, il terzo non tradisce le attese: c’è un fuggi fuggi, cadono muri. All’appello manca Tori. Viene trovato che vaga per le strade, i piedi bruciati, ma vivo. È il 16 luglio del ‘44, all’Arena di Milano. Il Torino chiede di rinviare la partita, dopo un viaggio di sette giorni di rientro a Trieste, dove ha partecipato a un’esibizione voluta dal nuovo governo. Pozzo si affida ai suoi grandi: Gabetto, Mazzola, Piola, Ossola, la storia del calcio. Ma il football è materia imprevedibile. Vigili del fuoco in vantaggio con Angelini. Assedio dei granata e pareggio di Piola. Angelini raddoppia, le speranze di Mazzola si infrangono sulla traversa. I Vigili del fuoco compiono l’impresa, grazie allo stesso Toro, che batte poi il Venezia 5-2. La notizia arriva quando i calciatori in divisa sono già alla Spezia. E arriva anche la doccia fredda: nessuno scudetto, ma la vittoria della Coppa federale. Più di cinquant’anni dopo, il riconoscimento ufficiale e le lacrime di Tommaseo, allora l’unico superstite: «Giustizia è fatta, morirò da Campione d’Italia».