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 2017  maggio 06 Sabato calendario

L’amore sboccia cercando parcheggio

ROMA Due giovani senza nome s’incontrano in un locale alla moda di Roma. Decidono di consumare la notte insieme e si mettono in macchina per guadagnare la casa di lei, ma il loro desiderio s’infrange nell’assoluta impossibilità di trovare parcheggio nel quartiere Pigneto. Lui, genere aggressivo-passivo, nasconde un segreto nel bagagliaio, lei cela la fragilità dietro una scorza da sfrontata. Il viaggio in auto, accompagnato dagli scorci suggestivi della città vista con gli occhi di due “stranieri” (lei è lombarda, lui veneto, ci raccontano gli accenti), si trasforma in una notte di scoperta, litigi, confessioni, sentimenti. Un prima dell’alba meno romantico pensato per gli under trenta, a basso costo, che potrebbe diventare un piccolo fenomeno generazionale grazie alla bravura dei protagonisti, Matilde Gioli e Matteo Martari.
2night è stato girato da Ivan Silvestrini – già regista di serie web e tv. Presentato all’ultima Festa di Roma, Alice nella città, arriva in sala il 25 maggio. È il remake di un film israeliano, adattato per l’Italia da Antonio Manca, Marco Danieli e Antonella Lattanzi. «Quando ho letto la sceneggiatura sono rimasto subito coinvolto», racconta Silvestrini, «vedevo la possibilità di concentrare in una notte le fasi di una relazione di coppia: attrazione, passione, sentimento, divisione, il tentativo di resistere, insieme». La lei del film ha qualche sgradevolezza di troppo – fruga nelle cose di lui, suona il clacson per sollecitare due anziani sulle strisce, ammorbidita dalla grazia di Matilde Gioli. È sfrontata, prepotente, sessualmente vorace. «Ti faccio paura?», chiede a lui, che confessa: «Da morire». «Mi sento molto simile al personaggio, somiglio molto a lei», racconta Matilde Gioli. «Mi fa una grande tenerezza. Forse alle donne può, almeno all’inizio, risultare antipatica: troppo emancipata da lanciarsi sugli uomini. Ma è bello avere un rapporto di amore- odio per il personaggio. E anche io nella vita sono tosta, cosa non necessariamente positiva, anche se poi finisco per cedere al sentimento. Fin da piccola ho sempre sgomitato in mezzo ai maschi. Innanzitutto mi sento molto più simile a un uomo per certe cose, e quindi non mi sento gentil sesso. Con questo personaggio mi sono sfogata a fare cose che nella vita non riuscirei a fare». Lavorare in macchina «è stato claustrofobico. Verso metà film mi sono stancata, mi sentivo stretta. Superato quel momento la macchina è diventata un prolungamento del corpo. A un certo punto avremmo anche potuto viverci in quella macchina. Avevamo conquistato ogni singolo centimetro. E poi l’abitacolo crea anche una sorta di cupola per i due personaggi, aiutando la chimica che si è creata tra me e Matteo». Se non fossero stati costretti i due avrebbero consumato e diviso le loro strade. Oggi è un problema avere il tempo di conoscersi? «Sì. Sarà banale ma davvero penso che basterebbe mettere via il cellulare e fermarsi a guardarsi negli occhi, fare due chiacchiere. Invece di correre nella propria stanza, per riattaccarsi ai social, quello che mi piace di questo film è che loro si trovano l’uno di fronte all’altra e non hanno più fretta di tornare a casa, vogliono viversi nella realtà». Per Martari «2night è una storia d’amore onesta, due personaggi realistici. Ma se l’avessimo girato a Verona questi due in un quarto d’ora avrebbero trovato posto. Credo che l’ambientazione romana sia importante. Il personaggio? Lontano da me: io avrei parcheggiato in doppia fila, onestamente».