Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 06 Sabato calendario

Lotta di classe nelle cabine degli aerei

La lotta di classe é più viva che mai: nelle cabine degli aerei. Tra la prima (dove esiste ancora), la business e la economy, le distanze si allargano a dismisura. È una scelta strategica delle compagnie che divide il mercato dei cieli in segmenti divaricanti, con logiche opposte. Da una parte bisogna coccolare i clienti ricchi e spendaccioni migliorando per loro il comfort e la qualità del servizio; all’altra estremità i passeggeri si possono maltrattare – letteralmente – purché gli si offrano tariffe competitive. Tra le varie classi le tendine di separazione diventano dei muri invalicabili, delle gerarchie sociali. Questa scelta strategica a sua volta legittima, incoraggia, esaspera i comportamenti “classisti” degli stessi passeggeri: da una parte l’élite, dall’altra i paria. Fin dall’aeroporto, dove i controlli di sicurezza più rapidi (fast-track), le lounge lussuose per le attese, o le corsie d’imbarco prioritario, sanciscono la piramide classista.
L’espressione “lotta di classe in cabina” fa capolino nei notiziari specializzati sul trasporto aereo nel 2010, viene rilanciata in un blog per viaggiatori sul New York Times tre anni dopo, più di recente è approdata sul Wall Street Journal. Ma l’accelerazione è fulminea da qualche mese. E la consapevolezza del pubblico è aumentata dopo il tragico incidente del dottor Dao, il 69enne americano di origine vietnamita che fu strappato dal suo sedile, malmenato e trascinato via a viva forza (setto nasale fratturato, due denti rotti) da un volo della United Airlines. Non era neppure un caso di overbooking. All’ultimo momento, per disservizi e inefficienze interne, United aveva deciso di “sbarcare” passeggeri paganti e già seduti ai loro posti, per far volare al loro posto dei dipendenti della stessa compagnia. L’orrore per l’accaduto è stato seguito da un’inevitabile constatazione: il dottor Dao non sarebbe stato né espulso né tantomeno pestato se fosse stato seduto in business class. Troppo caro il biglietto, per sostituire un passeggero pagante in business con un dipendente che vola gratis. Perfino la violenza fisica sancisce il sistema delle caste nei cieli. Ed è di ieri la notizia di un altro caso di mala- aviazione: una famiglia intera con due bambini sbattuta fuori da un aereo della Delta per una disputa sull’assegnazione dei posti (con tanto di minacce di arresto per l’intera famiglia, bimbi inclusi, da parte del personale di bordo).
In America quel che sta accadendo dall’inizio di quest’anno è una vera e propria secessione interna gestita dalle tre maggiori compagnie. American, United e Delta si attrezzano simultaneamente per rispondere all’offensiva delle low-cost (finora meno diffuse qui che in Europa) istituendo una classe super-economica, dove il servizio è talmente misero che manca solo di dover viaggiare in piedi. Sedili sempre più stretti, ginocchi in bocca, e tutto diventa un extra a pagamento: dai bagagli al bicchiere di aranciata, fino alla pre-assegnazione del sedile. Al tempo stesso, le medesime compagnie lanciano delle business class o delle prime classi più lussuose di prima, con sedili-letto dal comfort migliorato, e altri privilegi riservati a chi paga il biglietto dieci, venti, trenta volte più della low-economy. In realtà questa è una corsa per recuperare il terreno perduto, e su entrambi i fronti.
Nelle low-cost l’America è in ritardo perché l’antitrust ha chiuso gli occhi davanti agli abusi oligopolistici delle tre sorelle, e la concorrenza degli outsider è limitata. Però questa concorrenza sta arrivando dall’Atlantico, per esempio con la Norwegian: il rischio è di perdere quote di mercato sulle rotte molto profittevoli Europa- Usa, quindi le americane devono cimentarsi con la sfida low-cost. Al polo opposto della lotta di classe, la sfida è giunta dai colossi dell’Estremo Oriente (Cathay, Singapore) e del Golfo Persico come Emirates. Sono loro ad avere lanciato in pompa magna la prima classe con cabine singole, praticamente camere d’albergo; delle lounge di attesa di qualità superiore; e altri benefici come l’autista che ti accompagna all’aeroporto.