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 2017  maggio 06 Sabato calendario

L’amaca di Michele Serra

Domani la Francia decide se rimanere europea o guardare all’Europa come un errore, un’oppressione. Se la tradizione democratica ha ancora un senso, e serve a proteggere tutti i cittadini, o è un retaggio del passato, un involucro vuoto che serve solo da copertura ai porci comodi della plutocrazia. Se dire “popolo” è legittimo anche per chi non è populista, oppure “popolo” è ormai il marchio depositato della nuova destra xenofoba. Se la lotta al terrorismo jihadista si fa nel nome della libertà di religione e di pensiero, oppure se si fa contrapponendo la croce alla mezzaluna, religione contro religione. Se le migrazioni sono impressionanti cataclismi da affrontare con umanità e raziocinio, o infezioni da respingere, bestie da schiacciare, zavorra da sprofondare. Se gli interlocutori privilegiati sono le altre democrazie europee o sono gli autocrati extraeuropei (in tutti i sensi) Trump, Putin, Assad, Erdogan. Se vince Parigi o vince la Vandea.
Quisquilie per quel pezzo della sinistra che non andrà a votare. Negli ultimi giorni se ne è molto discusso. Il dubbio è che la democrazia non stia a cuore a quel pezzo di sinistra per la più ovvia e insieme la più comprensibile delle ragioni: perché non è democratica.