la Repubblica, 8 maggio 2017
Dyane, i 50 anni di un piccolo mito. Quanti ricordi
La storia della Citroen Dyane, che in agosto compie 50 anni, sa un po’ di fiaba senza lieto fine. Nata per essere una principessa e prendere il posto della Citroen 2 CV, la Dyane resterà una parente povera cui è impossibile non volere bene. Uscendo di produzione sei anni prima della 2CV e senza raggiungere le vette di vendite e di notorietà della progenitrice.
Però quanto ci apparve più moderna e funzionale la Dyane con le sue cinque porte e il tetto in tela. L’auto in jeans, recitava una pubblicità azzeccata di quegli anni, più angolosa rispetto alla rotondità della Deux chevaux e pratica con quel portellone che si apriva su un bagagliaio dalla capacità di carico sorprendente: 250 litri per una macchina lunga 3 metri e 87, praticamente una auto di segmento B dei nostri giorni. Attraversò indenne il ’68, poi gli anni ’70 sbarcando negli anni ’80 con una linea ancora originale.
La Dyane nasce perché a casa Citroen hanno più di un problema. La 2CV era sul mercato dal 1948, il suo geniale stilista e scultore Flaminio Bertoni (autore anche di Traction Avant e DS) era scomparso, ci voleva un nuovo modello e un nuovo designer. Il progetto fu affidato a Louis Bionier, proveniente dalla Panhard, e poi aggiustato in corso d’opera. Per risparmiare, la base meccanica rimase quella della 2CV, al punto che l’Auto Journal scriverà di “arte del piatto riscaldato”: il cuoricino è lo stesso bicilindrico boxer raffreddato ad aria di 425 di cilindrata e 21 cavalli che le consentivano di percorrere un chilometro in ben 52 secondi, una eternità. Nel gennaio del 1968, anno in cui arriva in Italia, la Dyane riceve un piccolo trapianto, la cilindrata sale a 602 (da qui il nome Dyane 6 rispetto alle 4) e i cavalli diventano 28. Toccherà il massimo dei 35 nel 1970.
Eppure la Dyane, il “piatto riscaldato”, aveva i suoi fan e chi la preferiva alla più gloriosa 2CV. Coloratissima come andava allora, dal verde all’arancio passando per il giallo, la Dyane aveva la leva del cambio “infilzata” nella plancia, che si distingueva – rispetto a quello della sorella e della concorrente Renault 4 – per il grande pomello a pallina. Prima (non sincronizzata all’inizio), seconda, terza lunga e quarta di riposo, la Dyane macinava chilometri consumando poco. Ed era con la Dyane che si poteva andare ovunque, anche in Portogallo nel 1974 per festeggiare la rivoluzione dei garofani, grazie a un comfort degno di questo nome, a sospensioni in grado di assorbire qualsiasi buca e a una tenuta di strada sicura, nonostante fosse un’auto così molleggiata che in curva sembrava si adagiasse fino a terra.
C’era una volta, la fiaba della Dyane finisce nel 1982 a Levallois per continuare la produzione in Spagna e in Portogallo ancora per un anno. Gli ultimi esemplari vengono venduti nel gennaio del 1984, l’ultimo ma proprio l’ultimo in Italia. Per questo la Citroen Dyane si merita un nostro “riposi in pace”.