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 2017  maggio 08 Lunedì calendario

Il colore viola è donna, lo scudetto fiorentino che ribalta le gerarchie

È un po’ come prendere una battuta epica di Berlinguer ti voglio bene e capovolgerla: «L’omo, l’omo, l’omo...o la donna?». Ma sì, sabato scorso Firenze ha ritrovato una battuta del suo vissuto più popolare. Lo ha fatto allo stadio Franchi, dove la città (erano in ottomila) ha festeggiato lo scudetto delle ragazze in viola, quelle della Fiorentina Women’s, la versione al femminile dei fratellastri guidati da Sousa nel mare senza vento della serie A. Dissociazione pura, anche per Andrea Della Valle, che un giorno applaude le ragazze impazzite di gioia e il giorno dopo, a Reggio Emilia, viene sommerso di cori non esattamente eleganti dagli ultras sistemati in curva a vedere la partita col Sassuolo. Fischi e delusione, ventiquattr’ ore dopo l’impresa di Mauro e Linari, di Bonetti e le altre: ragazze coraggiose e senza mega Suv da parcheggiare nel garage del Franchi. Sono arrivate in scooter davanti allo stadio, hanno vinto, festeggiato e poi di nuovo in motorino verso casa. Vita da dilettanti: preziosissime, però.
Il progetto della Fiorentina Women’s è nato due anni fa. E questa è l’unica (in serie A) squadra di calcio femminile figlia di una società professionistica della massima serie. L’Empoli e il Sassuolo potrebbero salire in A a stretto giro. Ma di sicuro i Della Valle sono quelli che ci hanno creduto di più, per organizzazione, obiettivi e investimenti. Il primo anno è arrivato il terzo posto. Quella era la squadra di Patrizia Panico, attuale ct dell’Under 16 maschile, uscita di scena tra qualche polemica. «Il progetto si è arenato, Firenze merita di più» disse l’ex attaccante della nazionale azzurra. Un anno dopo quel progetto “arenato” richiama i tifosi del viola e li fa emozionare. Brividi di orgoglio: 20 partite vinte su ventuno. 87 reti segnate, sette subite. Obiettivo raggiunto. Perché il target era quello, senza se e senza ma. Un progetto costato 800 mila euro, 550 dei quali coperto da sponsor coraggiosi, considerata la visibilità del calcio femminile, uno sport che tira in Spagna, Svezia e Germania, che viene considerato pop e decisamente cool negli States, ma che qui viene trattato spesso come una simpatica variante folk del calcio quello vero, quello macho. Ma queste dilettanti che combattono sul campo per far conoscere la loro passione e per sfidare i pregiudizi, sono abituate a viaggiare controvento. E a vincere. A guidare la società è stato inviato un anno fa un ex dirigente della Fiorentina, Sandro Mencucci, trasferito quasi in punizione. L’ex consigliere delegato della società ha trasformato il tutto in una grande occasione. Lui e Vincenzo Vergine hanno costruito un gruppo tecnico di qualità, con una coppia di allenatori (Fattori e Cincotta) esplosiva e quasi tutte le migliori calciatrici in circolazione: 250 mila euro di monte ingaggi contro i 55 milioni dei maschi, 220 volte in meno. Ma per loro gli applausi, per gli altri i fischi. Perchè le ragazze hanno riportato uno scudetto a Firenze dopo dieci anni. Nel 2007 fu la Fiorentina Waterpolo a conquistare il titolo. Donne anche loro. E mica sarà un caso.