Corriere della Sera, 6 maggio 2017
Uomini e calzini
Lunghe, rosse e con gli zoccoli. Sprezzante risposta a tutti quei signori uomini che da stagioni (non importa il calendario) hanno scelto di portare le scarpe senza calze. L’abbinamento calza rossa e zoccoli lo faceva Balthus. Dal momento in cui diventarono amici, lo ha fatto pure Beppe Modenese, presidente onorario di Camera della moda. «Sia chiaro, io solo con scarpe stringate o mocassini – dice —. Mai neri: traumatico il risultato. Al di là della mia scelta, pollice verso all’uomo senza calze: tranne rare eccezioni legate o alla giovane età, o al clima, o all’essere in vacanza, meglio se al mare». Modenese scelse di seguire Balthus quando questi gli disse: «Calze rosse? Portano fortuna».
Ma direte: l’uomo senza calze, come senza cravatta, anche in occasioni formali e in inverno, le passerelle l’hanno sdoganato. Vero! Bisogna però avere la giusta attitudine; anche tra i più acerrimi fashion victim non è per tutti. Basta osservare chi la moda la crea e ne è portabandiera: ciò che sembra l’azzardo è frutto di riflessioni. In questi casi, pollice alzato.
Ma il vedo non ti vedo della caviglia nuda, tra tomaia e orlo dei pantaloni, stenta a far rima con elegante. Un dinner formale? Un lunch di lavoro? Non certo le occasioni per il nude look della caviglia, specie se con pantaloni arrotolati effetto «acqua alta a Venezia». Togliersi le calze, specie d’inverno, con un paio di stringate, alla stregua di sfoggiare il calzino corto o quello bianco (non importa la lunghezza), non fa glamour. Senza contare: il piede, se tutto nudo, deve essere molto curato e altrettanto «profumato»; transeat sui cosiddetti «fantasmini», tutt’altro che invisibili. Se volete proprio togliervi le calze, allora c’è da impegnarsi. Pantaloni quasi informali, dalla gamba asciutta o dritta, lunghezza ponderata o arrotolamento calibrato; calzature leggere se stringate, meglio o i mocassini o le slipper.
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Evviva le caviglie degli uomini. Ma perché no? Senza arrivare alla spavalderia di un Biagio Antonacci che al festival di Sanremo si presentò elegantissimo e senza calze e alla considerazione di Conti – «se me lo dicevi te ne portavo un paio» – ha risposto secco che «c’è chi se lo può permettere». Perché è ovvio, uno come lui si può permettere anche di presentarsi in accappatoio e ciabatte, anzi. Non si può ridurre la licenza a, letteralmente, «bello sì» e «brutto no». Perché allora passi Jude Law in smoking o in tight ma non un Carlo d’Inghilterra se mai volesse infischiarsene delle etichette, lui che di ben più importanti ne ha calpestate.
Quindi anche chi bello o aitante o prestante o chissà-che-altro non è perché mai non dovrebbe, oggi nell’anno 2017 dopo Cristo, non indossare i calzari? Suvvia. Esteticamente alla fine tra un polso o una caviglia scoperti che differenza c’è? Personalmente li trovo sensuali tanto quanto. Questo per chi grida allo scandalo alla vista di quella piccola (e innocente) porzione di corpo scoperta. E comunque il calzino o calza che sia sotto ai pantaloni «slim fit» come si chiamano ora, pure un po’ corti, e che tutti indossano non si può vedere.
Per non parlare di quelle braghe, un po’ più morbide, che si attaccano per via dell’elettrostatica, alla calza visto che anche in tessuti non sono più quelli duri e puri e naturali di una volta. Con il jeans risvoltato? Per carità. Con le bermuda? Beh, neanche a dirlo. E con le scarpe da barca o auto? Orrore. La questione dell’igiene? Alzi la mano chi ha solo un paio di scarpe? Appunto, nessuno. Se proprio proprio, il consiglio è quello di cambiarle ogni giorno, ma questo non vale forse anche per le calze! Fantasmini e pedalini e copri vari? Eh no, il piede libero è gioia allo stato puro. Un po’ come quando venne deciso che sì l’eleganza poteva fare a meno prima dei cappelli, poi dei guanti e della cravatta e della cintura. Già dettagli, non sostanza. Evviva le caviglie degli uomini.