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 2017  maggio 06 Sabato calendario

Kim e i missili in giardino

Non ha lanciato missili ieri Kim Jong-un, ma un’accusa esplosiva: Pyongyang avrebbe sventato un piano della Cia per assassinare il Rispettato Maresciallo della Nord Corea. Il sicario, definito «feccia umana comperata con 740 mila dollari», sarebbe stato armato di una «sostanza biochimica» per il delitto.
A Seul era la Festa dei Bambini e le famiglie hanno pensato bene di portarli in un luogo simbolico per il loro Paese: molti sfrecciavano in monopattino nella Piazza della Pace, altri giocavano a lanciarsi aeroplanini di cartone, altri si avvicendavano alle ruote di alzo dei vecchi missili Lance americani esibiti nel parco.
Nel giardino del mausoleo sono disseminati residuati delle battaglie fratricide del 1950-1953, di una guerra che tecnicamente non è mai finita e potrebbe anche riaccendersi. Sono esposti anche due inquietanti Scud nordcoreani puntati verso il cielo. E sotto le ali di un gigantesco B-52 Stratofortress della US Air Force, usato per bombardamenti «a tappeto» e «di precisione», a seconda dei casi, una famigliola faceva il picnic.
Domando se temono la guerra imminente di cui parlano da settimane in un crescendo allucinante l’americano Donald Trump, il nordcoreano Kim Jong-un e il cinese Xi Jinping. «Scherza o lo chiede sul serio? Ha davvero paura lei? Noi no, forse perché siamo abituati a vivere con i cannoni puntati contro», dice il signor Han, 42 anni, agente di Borsa. «E comunque ci sono gli alleati americani... e in ogni modo ora è impossibile, noi siamo tranquilli». «Solo i paranoici pensano e dicono che scoppierà la guerra», assicura Choi, 24 anni e una minigonna davvero notevole.
Un lungo colonnato raccoglie le lapidi nere con i nomi dei 150 mila soldati sudcoreani caduti nella guerra e dei 40 mila delle forze Onu. All’ombra delle colonne, per proteggersi da un sole già estivo, la gente si sdraia su stuoie e si ristora con gelati, banane, pomodorini e patatine fritte, sotto lo sguardo dei soldati di guardia. Perché portate i bambini qui a fare merenda, non è un luogo triste? «Si, è triste venire qui, ma vogliamo che i nostri figli sappiano e ricordino», spiega Yoon, 36 anni.
Ma non credete che Kim Jong-un sia un pazzo capace di tutto? «Pazzo per niente, è un comunista irriducibile che pensa solo a restare al potere, non premerà il bottone nucleare, sa che distruggerebbe noi ma che anche il suo Paese verrebbe annientato e finirebbe male anche lui», è convinto il signor Jo, 62 anni, l’autista del bus che abbiamo preso per arrivare al Memoriale. «Se è pazzo è un pazzo che vuole vivere, però c’è sempre il rischio di un errore di calcolo da una parte e dall’altra, forse Kim fa anche cose irrazionali, ma è un ragazzo felice a modo suo, ha tutto, perché dovrebbe attaccare e farsi annientare nella reazione?», mi dice Bae Yong-min, 54 anni, che come tutti i sudcoreani si è fatto quasi tre anni di leva obbligatoria.
Giudizi di giovani e anziani. Una psicologia popolare sudcoreana che appare molto più rilassata e molto meno ansiogena di quella che circola tra americani, giapponesi, cinesi e nella lontana Europa. Concordano anche gli esperti degli istituti di studio di qui: nessuno è convinto che Kim sia pazzo, rispondono che definirlo irrazionale è «pigrizia mentale». Una volta tanto le teste d’uovo la pensano come la gente comune.
Intanto però Kim sostiene di essere sfuggito a un «complotto malvagio» ordito dalla Cia e dai servizi segreti sudcoreani e giura vendetta. La denuncia del ministero della Sicurezza di Pyongyang è ricca di dettagli suggestivi. E non provati naturalmente. Gli agenti americani avrebbero assoldato nel 2014 un boscaiolo nordcoreano di nome Kim (cognome comune nella penisola) reclutandolo nel Khabarovsk russo dov’era emigrato. Il piano sarebbe dovuto scattare a metà dello scorso aprile durante le celebrazioni di Pyongyang per i 105 anni di Kim Il Sung, il fondatore della dinastia.
Il killer avrebbe dovuto usare «sostanze chimiche o radioattive o una nano-sostanza avvelenata» che «costituisce il migliore dei metodi, perché non serve avvicinarsi al bersaglio» e «genera risultati mortali nel giro di sei, massimo dodici mesi». I nordcoreani dimostrano così anche di saperla lunga in materia. Come prova l’eliminazione a Kuala Lumpur recentemente di Kim Jong-nam, fratellastro in disgrazia del Rispettato Maresciallo. Un ultimo tocco di mistero: sarebbe stato coinvolto anche un certo Xu Guanghai, businessman dal nome che suona cinese.
Segue la minaccia nordista: «Distruggeremo senza pietà i terroristi della Cia e i fantocci del Sud: questo complotto è una dichiarazione di guerra».
Nella notte di Seul regna la movida, i quartieri alla moda pieni di ragazzi che pensano solo a divertirsi, in attesa del nuovo disco di Psy che esce il 10 maggio, subito dopo le elezioni presidenziali di martedì prossimo. Titolo: New Face. Anche l’idolo pop da tre miliardi di dischi con Gangnam Style aspetta un «volto nuovo» come presidente. Dovrebbe essere Moon Jae-in, secondo tutti i sondaggi. È un ex avvocato dei diritti civili, di sinistra (ma comunque piuttosto conservatore come tutta la società sudcoreana). La rivista Time ha messo Moon in copertina questa settimana sotto il titolo «Il negoziatore». I sondaggi gli danno oltre il 40 per cento dei voti. Il nuovo presidente dovrà far dimenticare la signora Park, destituita e finita sotto processo per corruzione. E gestire il rapporto impossibile con Kim e quello non facilissimo con Trump.