Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 06 Sabato calendario

Vive la France!

Ci sono parole che si appiccicano alle nazioni come un destino. Per i francesi una di queste parole è «Merde!». In italiano suona più volgare. A nobilitarla Oltralpe è stata la poesia di Victor Hugo, che nei «Miserabili» la attribuiva al generale Cambronne. Il soldato di Napoleone l’avrebbe pronunciata durante la battaglia di Waterloo, in faccia ai nemici che gli intimavano di arrendersi, come estremo atto di ribellione a un esito infame e ormai scritto. Due secoli e due anni dopo, è rifiorita sulla bocca della candidata presidenziale Marine Le Pen nell’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo sul Corriere di ieri. «Fulminare con una tale parola il nemico che vi annienta vuol dire vincere», declama Hugo. Le Pen forse non vincerà, ma è ben lontana dall’essere annientata: domani sera si ritroverà comunque a rappresentare la parte più conservatrice del Paese che per decenni si riconobbe in un altro generale, De Gaulle, e nei suoi eredi. L’ultimo dei quali, l’annientato Fillon, non la voterà al ballottaggio e perciò si sarebbe meritato la poetica espressione.
Cambronne smentì sempre di avere pronunciato la parola per cui è passato alla storia. Temeva il giudizio della moglie, una scozzese bigotta. Solo in punto di morte fece una parziale ammissione. Le Pen invece non la smentisce affatto. Però, con un’acrobazia dialettica, il suo entourage sostiene che la candidata non voleva dire che Fillon «è» quella cosa lì, ma semplicemente che ci si trova dentro. Ma in tal caso sarebbe stata poco originale. «Dans la merde» ci siamo un po’ tutti, non solo Fillon. E senza neanche un Hugo che ci faccia sentire degli eroi.