La Stampa, 7 maggio 2017
Torna Ricossa fustigatore della sinistra
Tra i massimi esponenti dell’economia italiana di matrice liberal-liberista va annoverato il torinese Sergio Ricossa (1927-2016). Il campione di un liberismo «imperfettista» e, in compagnia di Bruno Leoni, uno dei pochissimi intellettuali neoliberisti italiani di rango davvero globale (ambedue gli economisti, difatti, furono membri della Mont Pélerin Society). Ma anche uno dei fondatori dell’ufficio studi dell’Unione Industriale di Torino e un collaboratore importante de La Stampa (e del Giornale di Indro Montanelli).
Proprio la vena e la tempra anche da editorialista ed elzevirista di questo studioso (che fu pure accademico dei Lincei) spiegano la sua passione per una divulgazione che si sposava spesso con la propensione verso la battaglia delle idee. A cui attribuiva, oltre alla finalità della cultural war con gli avversari politici, anche un obiettivo di tipo divulgativo, mosso com’era dalla convinzione che fare circolare la scienza economica tra i non addetti ai lavori sortisse l’effetto collaterale di socializzarli a idee controintuitive e opposte al senso comune.
L’Istituto Bruno Leoni manda ora in libreria, a distanza di quasi un quarantennio dalla sua prima uscita (avvenuta nel 1978), un testo molto rappresentativo di questo suo habitus da polemista. Si tratta del pamphlet I fuochisti della vaporiera (Ibl, pp. 200, euro 16; con la prefazione di Alberto Mingardi), che prende a bersaglio l’intero ventaglio delle dottrine economiche di sinistra.
Sulla scorta dell’idea che ciascun economista possegga anche una propria «filosofia della vita» e dell’eredità delle «derivazioni» di Vilfredo Pareto, Ricossa effettua una tassonomia critica delle «mode intellettuali» degli economisti di sinistra, da quella «eurocomunista» a quella «sindacale» e a quella «della programmazione». Ma, soprattutto, si interroga, non capacitandosene, della «moda keynesiana»: ovvero, come ha fatto un pensatore borghese, liberale e amico del mercato come John Maynard Keynes a diventare un idolo dei partiti marxisti?