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 2017  maggio 05 Venerdì calendario

Il principe Filippo è un re... delle battute cattivissime

Nicholas Farrell per Libero
Che uomo, il Principe Filippo di Edimburgo! All’età di95anniedopo70annidi servizio al Paese che non è neanche suo, «Phil the Greek» come è sopranominato dal popolo britannico, ha deciso di andare in pensione e dal prossimo agosto di ritirarsi da ogni impegno regale. La Regina Elisabetta II, che ha solo 90 anni, compiuti lo scorso mese, andrà avanti senza di lui. 
Dunque, Sua Maestà non aveva invitato tutto il suo staff ovunque si trovasse nel regno a radunarsi a Buckingham Palace ieri mattina (notizia che ha creato un’esplosione mondiale di speculazione mediatica e sui social network) né per annunciare la morte di Filippo (lo ha scritto un giornale francese) né le sue dimissioni (lo ha detto un canale televisivo australiano). 
POPOLARE 
Sono sicuro che la stramaggioranza del popolo britannico augurerà a Filippo, che proviene dalla famiglia reale greca ed è nato sulla isola di Corfu,
un sereno pensionamen-
to. Sì, va beh, ha sangue greco con tutto quello
che la parola «greco» vuol dire, specialmente
per noi nordici inglesi,
ma si è comportato in tutti questi anni dal suo matrimonio nel 1947 con la allora Principessa Elisabetta, sua cugina di terzo grado, con il classico stiff upper lip (labbro superiore rigido) di un English Gentleman doc. Per lei, questo tenente della Royal Navy (Marina britannica) che ha visto servizio attivo durante la Seconda guerra mondiale specialmente nel Mediterraneo, è stata una roccia. 
Ha fatto il suo dovere per «The Firm» come i reali stessi chiamano la monarchia britannica con una devozione straordinaria senza tregua e senza impazzire. Provo a immaginare come sarebbe vivere una vita come la sua, cioè, una successione di incontri col pubblico ogni santo dì. 
Personalmente, non lo potrei fare. Faccio fatica salutare la gente al bar vicino a casa mia qui dove abito in Romagna, non solo perché tanti di loro sono «ex» comunisti ma semplicemente perché sono esseri umani. 
Quando si parla di monarchia, specialmente quella britannica, si parla soprattutto della sua ricchezza e dei suoi privilegi, e si lamenta che non sono stati meritati perché avuti in eredità. E si prende in giro ogni membro della famiglia reale per i suoi caprici e scandali personali. 
Si parla molto meno invece del lavoro micidiale della famiglia reale. Filippo è Patron Presidente oppure membro di 780 organizzazioni. Ha partecipato a 22 mila incontri pubblici e rilasciato 5mila discorsi. In particolare, si è impegnato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul rapporto uomo-ambiente. 
È noto soprattutto per le sue gaffe. Che in realtà sono battute cattive e divertentissime contro tutti i miti del politicamente corretto. Come quando, era il 1984, chiese a una signora africana in costume tradizionale: «Lei è una donna, vero?». Oppure, proprio quest’anno, a un pensionato durante la visita in un ospizio: «Lei sembra un morto di fame». Non mancano le stoccate ai capi di Stato: si rivolse ad Helmut Kohl come Reichskanzler neanche fosse stato Adolf Hitler. O nel 2015 quando sbottò, davanti alle lentezze di un fotografo ufficiale: «La scattiamo sta cazzo di foto?». 
LA ROCCIA 
Filippo è il consorte del sovrano britannico che è vissuto più di qualsiasi altro nella storia. Mentre la Regina prende il centro del palcoscenico lui è sempre lì un passo indietro a dare una mano «if necessary». Nella loro vita privata è lui il capo famiglia però. Da giovane era un bravissimo giocatore di polo e velista, ed era un campione di four-inhand (gare con il tiro a quattro). La sua famiglia fu costretta ad andare in esilio dopo il golpe militare contro il re Constantino I e un nave della Royal Navy, HMS Calypso, li ha evacuati dalla Grecia. Filippo aveva solo 18 mesi. 
Incontrò la futura Regina Elisabetta durante una sua visita officiale al Dartmouth Naval College sulla Manica. Lui era alto biondo e bello. Quando si sono sposati lui ha dovuto rinunciare al trono greco e gli è stato dato il titolo di Duke of Edinburgh. 
Negli anni ’90 è stato testimone di tutta una seria di guai per la famiglia, a partire da quelli di Carlo e Diana. Quando morì la Principessa a Parigi nel 1997 in un incidente stradale la monarchia rischiava sul serio di essere abolita. Ma la sua figura sempre accanto alla Regina è stato uno dei motivi principali per cui la monarchia britannica è sopravvissuto ed è ancora benvoluta dal popolo. Lui è stato una roccia per la Regina e lei una roccia per il sistema politico inglese. 

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Tony Damascelli per il Giornale
Philipexit. Il duca di Edimburgo, consorte di Elisabetta II regina d’Inghilterra, si ritira. A 96 anni Filippo ha annunciato che svolgerà le ultime pratiche pubbliche entro agosto ma, a partire dal prossimo autunno, eviterà qualunque tipo di invito ufficiale, visite, viaggi diplomatici e di rappresentanza. Si limiterà ad accompagnare, in forma strettamente privata, la moglie, la quale, invece, non molla né il trono, né gli impegni protocollari. Interessante lo scoop-fake del Sun, il tabloid dello squalo Murdoch ha strillato «Filippo è morto», aggiungendo il coccodrillo di repertorio, avendo male interpretato la convocazione di tutto il personale della royal family. Il Sun aveva tentato di bruciare la prima notizia lanciata dal Mail on line, sicuro del tragico evento, immediatamente smentito dalle risate di Buckingham Palace. A chiamare a corte i dipendenti, dalle varie dimore reali, i castelli di Windsor e Sandringham e Balmoral, erano stati il segretario della regina, sir Christopher Geidt e Lord Chamberlain. Dunque stava per accadere qualcosa di storico, forse di drammatico. In verità soltanto un annuncio di dimissioni, tipiche dell’humor made in England. 
Filippo Mountbatten si defila dopo una vita nella quale non aveva mai sfilato veramente, sempre al passo, di fianco o appena dietro la propria consorte, mai appariscente, raramente parlante perché quando ha aperto bocca ha provocato risate involontarie, essendo un gaffeur nato e pasciuto. Uomo di corte e di cortigiane, sorry, dedito a montare a cavallo e a correre la cavallina. Silente la regina, egli ha saputo concedersi vita gaudente, femmine di ogni tipo, attrici come la Anna Marsey, non proprio una bellezza ma onorata con il titolo di commendatore dell’Impero britannico, la scrittrice Daphne de Maurier, quella di Rebecca la prima moglie, e ancora la contessa di Westmoreland. 
E perché non citare i quattro mesi in barca, si fa per dire, cioè panfilo reale, con a bordo il meglio della gioventù britannica, soprattutto ragazze dai facili costumi, nel senso del bikini? O l’ultima fuitina che gli procurò un collasso e il ricovero in clinica segretissima ed evitata dal resto della royal family, quasi a castigare il nonnetto o zietto viziatissimo? Storie bizzarre di un uomo che non ha certo mai frequentato o conosciuto il lavoro, non essendo chiamato a farlo per eredità. 
Nato a Corfù, nella magica bianca dimora di famiglia, dal nome che era già un destino «Mon Repos», Filippo fu l’ultimo e unico maschietto dopo quattro femminucce, Margherita, Theodora, Cecilia, Sofia. La famiglia venne turbata dalla morte del nonno materno, lord Mountbatten e lasciò la Grecia durante la guerra con i Turchi. Filippo non ha conservato nemmeno una parola della lingua madre, se non «i rumori» come li definisce lui. 
Abbandonando la Grecia, per sposarsi con Elisabetta, dovette rinunciare anche alla successione al trono con tutto il medagliame della dinastia Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glucksburg. Non fu un sacrificio particolare entrando a far parte di casa Windsor con tutto quello che significa. 
Padre di quattro figli, Filippo ha vissuto da principe divertente e annoiato. Oltre al polo e alla pittura, si è allietato visitando qualunque posto della terra e qui offrendo il meglio della comicità involontaria. Ghasty, spaventoso, è l’aggettivo più usato, ghasty una città come Pechino, ghasty i giornalisti, peggiori delle zanzare (così disse durante una visita ad un ospedale caraibico), spaventoso tutto quello che non gli garba. Al nostro ministro Amato che gli offriva un calice di un pregiato rosso toscano, il duca di Edimburgo replicò: «Una birra, datemi una birra, please» e l’Amato restò malinconicamente con il bicchiere in mano. 
Ghasty anche la musica pop, tipo Tom Jones, o le spese pazze di un’ambasciata, uno spreco inutile per uno che vive tra le mille stanze di Buckingham. Anche choosy, schizzinoso, direbbe la Fornero che fu ministra ma di una irresistibile ed imprevedibile simpatia (il duca non la ministra), tuttavia mai pubblica. Impossibile trovare negli archivi fotografie e filmati di baci e abbracci o strette di mano della coppia reale, lui al massimo una smorfia di sorriso sul labbro, con lieve curvatura della schiena, lei più smagliante, compresi i colori degli abiti. 
Si conobbero quando erano teen agers, lei tredicenne, lui diciottenne, presero a scriversi lettere di amicizia, quindi d’amore per andare a nozze a novembre, giorno venti, del ’47. 
Ora è il tempo di farsi definitivamente da parte. Basta visite in ospedali e musei, cerimonie, interviste, incontri diplomatici. A novantasei anni è il momento di pensare al riposo. Se lo merita, dopo una vita passata sempre alle spalle di una donna. Una regina con la corona. E lui, senza nemmeno quella. C’è di peggio.