La Stampa, 5 maggio 2017
Boosta e le partite del cuore: «Con il calcio torno bambino Il futuro? È con i Subsonica»
Calcio e musica sono un binomio che non sempre funziona, ma con Boosta si va sul sicuro. Arriva in redazione a poche ore da Juve-Toro per parlare della Partita del cuore che si giocherà il 30 maggio allo Juventus Stadium e non rinuncia alla battuta: «Sabato sera proprio durante la partita registreremo Amici. Chissà se riuscirò a nascondere il telefono da qualche parte per seguirla di straforo...».
Il tastierista e co-fondatore dei Subsonica sorride parlando del suo ritorno nel campo dove aveva giocato la Partita del Cuore del 2015: «Mi fece uno strano effetto entrarci, lo ammetto. Stavo pensando che quest’anno potrei attaccare degli adesivi del Toro negli spogliatoi...». Eppure, un granata come lui si è emozionato nel giocare in uno stadio come quello: «Anche chi ha la fortuna di fare il musicista come me, quando è negli spogliatoi, mette gli scarpini, fa il tunnel ed entra in campo, si guarda intorno ed è un bambino. Torna a dieci anni, quando come tutti sognava di fare il calciatore».
Se poi ci si associa l’impegno benefico, allora il quadro è completo: «Nel 2015 facemmo il record per un solo evento raccogliendo 2 milioni e 111 mila euro a sostegno di Fondazione piemontese per la Ricerca sul cancro e Fondazione Telethon. Anche quest’anno il ricavato andrà a loro: vogliamo battere il nostro stesso record».
Questo è il calcio, poi c’è la musica. C’è il primo disco da solista La stanza intelligente, c’è l’esperienza come professore ad Amici e c’è la diaspora dei Subsonica. Non è tempo di tornare a casa? «Io un paio di segnali di fumo li ho già mandati – confessa -. Ci siamo presi una bella pausa, più lunga delle altre. Ora basta, però». Quello immaginato da Boosta non è un ritorno senza ambizioni, anzi: «Dovremo essere come Magneto degli X-Men. Dobbiamo fare un disco che rimarrà, il nostro capolavoro. Una cosa completamente diversa da ciò che abbiamo fatto in passato, dobbiamo ispirarci ai Radiohead».
A costo di spiazzare tutti, fan compresi: «A questo punto della mia carriera posso dire che non mi interessa, il pop lo abbiamo già fatto, possiamo cambiare». E spostare lo sguardo in avanti: «Non mi ci vedo sul palco a ballare Disco labirinto a cinquant’anni». I Subsonica però sì, quelli Boosta li vede anche cinquantenni: «È per questo che dobbiamo fare “il” disco. Sogno che sia Brian Eno a produrlo. Faremo in modo di chiederglielo. Magari ci dirà di no, o che è libero solo nel 2019. In quel caso, noi lo aspetteremo».
Ed eccoci al capitolo Amici: «È un’esperienza affascinante, molto diversa dal mio contesto. Io dovrei essere un prof, ma ho sempre detto ai ragazzi: “Al massimo posso essere un fratello maggiore, venuto male”. Non ho tanto da insegnare, quanto da raccontare. nei talent, ci sono quelli che vogliono diventare famosi e quelli che vogliono fare musica e avere successo». Boosta, che chiaramente preferisce lavorare con questi ultimi, adesso produrrà un disco di Shady, «una che se fosse di Bristol sarebbe già al secondo disco». L’avventura ad Amici potrebbe continuare: «Con Maria De Filippi ne ho parlato, a me piacerebbe. Però vorrei fare cose diverse, per il pop ci sono tanti altri insegnanti». Non farà come Morgan, insomma, che se ne è andato sbattendo la porta. I due sono amici da anni, dopo la rottura non ci sono state telefonate: «Solo qualche messaggino... Mi dispiace per come è andata. Gli voglio bene e mi auguro che lui ne voglia a me. Non si può fare la guerra per la musica, che è il suo esatto opposto. Questo mi pare surreale».