La Stampa, 5 maggio 2017
Allarme morbillo. «In Italia già 1920 casi. È piena epidemia»
«Siamo in piena epidemia di morbillo, il mondo ci guarda interdetto e con allarme». Non usa giri di parole il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, per commentare i dati del ministero della Salute che registrano 385 casi ad aprile, cinque volte tanti quelli contati lo stesso mese dello scorso anno, quando di contagiati se ne contarono 800, mentre ad oggi, in cinque mesi, i casi sono già 1920. Numeri che ci fanno conquistare la maglia nera in Europa, come Paese messo peggio insieme alla Romania. La causa è il calo delle vaccinazioni.
Ne è la riprova il fatto che ad ammalarsi nell’88% dei casi è chi si è tenuto alla larga dal vaccino: la copertura vaccinale per morbillo e rosolia è scesa dal 2013 al 2015 dal 90,4 all’85,3%. Dati inferiori al livello di sicurezza fissato al 95%, soglia sopra la quale scatta l’«effetto gregge», che non permette al virus di trasmettersi. Ma la debacle, frutto delle bufale dei «No-vax», riguarda anche altre importanti malattie, come poliomielite, tetano, difterite, epatite B ed haemophilius influenzae, tutte con copertura inferiore alla soglia di sicurezza, raggiunta e superata non più tardi del 2012.
Ma ora a spaventare è il morbillo, spesso sottovalutato. E invece è un virus che può far male. «Mi stupisce la gravità dell’epidemia, caratterizzata da un numero di complicanze particolarmente alto e con circa il 40% delle persone colpite ricoverate», rivela Ricciardi. Che non si stupirebbe se alla fine si verificasse anche un decesso. In Romania, dove da inizio anno i casi sono stati 4mila, si sono contati 17 morti. «I dati sul morbillo sono preoccupanti e questo soprattutto a causa della disinformazione antiscientifica, fomentata anche da parte di alcune forze politiche», ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. «Ora è fondamentale che le Regioni applichino il nuovo Piano nazionale vaccini». Il Piano spinge sulle vaccinazioni e sono i sindaci a sposare la linea dura. Ieri a Trieste si è deciso che i portoni della scuola resteranno chiusi per i bambini fino a 6 anni non in regola con le vaccinazioni obbligatorie.